BALLOTTAGGIO CASSON-BRUGNARO: NO PASDARAN.

pasdaran

Le previsioni sull’esito finale le lascio ad altri. Ma la sensazione di queste prime giornate post primo turno è che nel ballottaggio tra Luigi Brugnaro e Felice Casson sia nettamente in crescita il partito dei Pasdaran.
Che, spiace dirlo, stanno per la stragrande maggioranza sul fronte cassoniano.

Leggo di elenchi, sia attraverso editoriali ricolmi di odio isterico, sia attraverso approfondimenti ammonitori dedicati al rapporto affari-politica, sia a mo’ di lista della spesa numerata, che esaltano i motivi per i quali non bisogna votare Brugnaro. L’esercito potrebbe ingrossarsi di ora in ora: io mi dichiaro renitente.

Caliente e sferzante di natura nel tempo ordinario, resto della convinzione che in momenti straordinari come questo serva la ragione delle proprie ragioni e non la faziosità che si sofferma maniacalmente sulle altrui, presunte, ‘qualità’ di barbarico devastatore della città.

Il 38% di Casson e il 28% di Brugnaro al primo turno dimostrano che l’aver messo sul tavolo la contrapposizione tra l’onestà del primo contro la nefandezza (sempre presunta) degli interessi personali del secondo, non ha funzionato. Sicuramente non è bastato ad evitare un risultato oggettivamente deludente.
Non ha funzionato nemmeno la presa di distanze dal PD, ben riassunta dallo slogan cassoniano ‘Ci meritiamo una città migliore’. Rispetto a chi? Rispetto a quando?

Ora mi pare di scorgere la prosecuzione, anzi l’intensificazione di questo refrain in stile ‘anti’. L’accostamento ripetitivo Brugnaro-Berlusconi, i ritrattini spocchiosi del Brugnaro analfabeta che non riesce a parlare in italiano, l’indugiare dileggiante sui palloncini fucsia, sulla fregna che gira, sui gadget kitsch e sulla dispendiosissima campagna elettorale (siamo così sicuri?), non fanno che restringere tempo e spazio all’opera di informazione sulle proposte concrete di Casson per la città.

Sembra che Casson, oltre all’essere onesto, integerrimo, indipendente dai partiti, non sia molto di più. Il PD stesso tace: ha lasciato mano libera ai singoli candidati in corsa al primo turno, ma ha rinunciato (probabilmente intimidito) a dare un minimo di linea, segnali concreti, propositivi, della propria presenza.

Casson ha sfidato Brugnaro a parlare e confrontarsi pubblicamente, un giorno sì ed uno no, sui temi portanti per il futuro di queste nostre città. Di solito chi sfida si sente debole. In ogni caso, se confronto deve essere, confronto sia sui contenuti e non con il preventivo lavoro di demonizzazione di chi si vorrebbe come interlocutore. Più intelligente invece lasciare questo gioco nelle mani dell’avversario.

Avversario: non nemico giurato come lo intendono i pasdaran. Che, alla fine, magari avranno pure ragione, se Casson prevarrà. Ma che, comunque andrà, stanno dando una pessima prova: di immaturità politica.
Spero che Casson, persona sicuramente responsabile, riesca ad arrestare questa avanzata: sarebbe il primo passo per rimettere sui giusti binari costruttivi (e speriamo vincenti) quest’ultimo e decisivo scorcio di campagna elettorale.

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