ALBERTO TOSO FEI: “BRUGNARO CI RIPENSI. NEGANDO LE FAVOLE NEGA LA REALTÀ”.

Le favole accompagnano la società. In ogni tempo vengono create delle favole e queste non fanno nient’altro che rispecchiare la società di chi le inventa. Le favole forniscono degli strumenti conoscitivi della realtà. Ed è fondamentale che in una struttura pubblica come la scuola ci siano tutti gli strumenti che permettono, a chi insegna e a chi apprende, di impadronirsi di quelle corde che tengono assieme la nostra società attuale.

toso feiAlberto Toso Fei, veneziano doc in continua spola tra la laguna e Roma (quando non girovaga all’estero e per la penisola) è divenuto negli anni uno dei maggiori narratori a livello nazionale. Racconti, leggende, misteri, storie, reading, recital, contributi televisivi e libri sono il suo pane quotidiano. Quanto basta per sfornare una valutazione di insieme autorevole ed approfondita attorno alla scelta del neo sindaco Brugnaro di bandire dalle biblioteche di asili e scuole materne del Comune di Venezia quei libri che il primo cittadino ha definito ‘gender’, ‘genitore 1 e genitore 2’.

Facciamo innanzitutto chiarezza rispetto all’eccessiva drammatizzazione che c’è stata, dovuta principalmente ad una grande imprecisione nel far passare alcune informazioni. Il primo dato che rilevo – spiega Toso Fei – è che la questione ‘genitore 1 – genitore 2’, divenuta cavallo di battaglia nazionale, semplicemente non esiste. Non c’è alcun atto formale in Comune che riporti tale dicitura. Si parla di genitore ma senza essere seguito dal numero. In ogni caso, personalmente, non mi sento intaccato nella mia identità di padre se su un modulo c’è scritto ‘genitore’: non mi sento di certo defraudato. L’altro aspetto da sottolineare è che i libri ritirati per decisione del sindaco sono assolutamente testati: non nascono dal nulla ed erano stati proposti come strumento. La loro lettura non era imposta agli insegnanti ma stava agli insegnanti proporle in modo intelligente e condiviso con le famiglie. Nessuno ha imposto niente a nessuno ma era stato messo a disposizione uno strumento conoscitivo.

Questi testi meriterebbero dunque di essere definiti semplicemente come libri per l’infanzia…

E’ sicuramente una discriminazione etichettarli. Ma forse, volendo storicizzare quanto sta avvenendo, è un passaggio in qualche modo dovuto. Quando ero piccolo la donna che aveva avuto un figlio da non sposata era discriminata e bollata come ‘ragazza madre’. A pensarci oggi viene da sorridere, eppure quel termine rendeva a queste donne la vita più difficile. Anche nelle definizioni vi sono dei passaggi, forse inevitabili, che è necessario attraversare per arrivare ad un grado di benessere comune che sia inclusivo. Voglio pensare di essere in uno di quei momenti di passaggio.

Hai letto questi libri entrati nuovamente al centro delle polemiche?

Alcuni di questi testi li ho letti. Dire che insegnino ai bambini ad essere omosessuali sono cose da querela: Toso fei 2significa rifiutare di capire di cosa si parla. Si può non essere d’accordo ma bisogna avere una conoscenza precisa di cosa si dibatte. Questi libri non fanno altro che offrire una fotografia reale della società in cui i bambini sono inseriti. Con un linguaggio da bambino, ovviamente. Sono libri che nascono da ricerche serie e da studi approfonditi, non dall’invenzione di una fantomatica teoria del Gender che serve solo a chi la demonizza. All’interno di una classe vi sono già oggi, adesso, mentre parliamo, bambini figli di una famiglia cosiddetta ‘tradizionale’, bimbi che hanno solo la mamma o il papà per i motivi più disparati, bimbi di diversa religione o etnia e bimbi che hanno genitori dello stesso sesso. Tutte queste cose non slibri bimbiono una favola, ma la realtà. Possiamo evitare di introdurre questi libri a scuola ma non possiamo evitare la realtà dei fatti. In questo modo si toglie uno strumento di conoscenza ai bambini. Quanto alle fiabe, queste hanno una funzione importantissima, perché attraverso un racconto, una forma di astrazione, racconti la realtà delle cose.

Insomma Brugnaro, negando spazio a queste fiabe, nega la realtà di una società che cambia…

Certamente. E’ notizia di queste ore che la Corte Suprema degli Usa ha dichiarato costituzionali tutti i matrimoni tra omosessuali in tutta la Confederazione degli Stati. Questo a poche settimane dal referendum irlandese. C’è persino una grande apertura della Chiesa alle unioni omosessuali. Perché sono nei fatti. Si tratta del riconoscimento di cose basilari-naturali come l’amare e l’accudire. Essere ottimi o pessimi madri e padri è una variabile indipendente dall’orientamento sessuale. Tutto questo lo verifico nella mia esperienza di persone che conosco. Da genitore etero e da credente non riesco davvero a comprendere, pur rispettandone la legittimità, i timori che hanno alcune persone nel sentirsi come defraudate di chissà cosa. Ci sono studi quarantennali che indicano l’esatta uguaglianza dell’incidenza di omosessualità tra figli che crescono in famiglie omosessuali e figli che crescono in famiglie eterosessuali. E ricordo che tutte le persone omosessuali che conosco sono nate in famiglie eterosessuali. Diciamo che il sindaco non pensa che quei libri siano uno strumento adeguato per arrivare al risultato di una società inclusiva, che si prenda cura dei diritti di tutti. Va bene. Allora spieghi quali altre azioni ha in mente, per raggiungere quel risultato.

Brugnaro dice che ‘all’educazione ci pensa la famiglia’. E le istituzioni? E la scuola?

Brugnaro-250x250Non sono d’accordo con Brugnaro. E’ vero che la famiglia è il primo luogo di formazione dell’individuo. Poi però, e lo verifico con mio figlio che ha 5 anni, ogni bambino vive delle esperienze esterne che assorbe come una spugna e che riporta a casa. Ovunque: palestra, scuola, movimenti, parrocchia, incontri… Come fai a fermare l’apprendimento di un bimbo? Lo filtri certamente all’interno della famiglia ma è impossibile confinare l’ambito educativo alle famiglie. E anche le scuole: devono formare solo al lavoro? E da che età? Devono limitarsi ad insegnare a leggere e scrivere o piuttosto non devono andare oltre fornendo un supporto su cui esercitarti? Non è né la famiglia da sola né la scuola da sola né il maestro di musica o la squadra di rugby da soli: tutti noi siamo il risultato di esperienze molteplici.seibezzi

Ravvisi un eccesso di radicalismi che impedisce di affrontare la questione in modo equilibrato?

Sì. E’ dall’inizio che questa storia nasce col muro contro muro. Però se non ci fossero persone come Camilla Seibezzi (delegata ai Diritti civili e alla lotta per le discriminazioni nella precedente amministrazione) che ha avuto il merito e il coraggio, in questa vicenda, di rompere gli indugi, le cose non si farebbero mai.
E parliamo della normalità del quotidiano… Poi però le varie controparti e il clamore mediatico hanno reso le cose confuse. In alcuni casi i media non sono stati esattamente obiettivi per far comprendere fino in fondo la dimensione della questione, che non si risolve togliendo i libri, perché così è semplicemente elusa, rimossa. Invece va affrontata e attraversata fino in fondo.

E il rischio di strumentalizzare i bambini a scopi puramente politici e di conquista di consenso?

Il rischio c’è. Una certa politica si nutre di questo perché fa leva sulle paure. Ci sono in giro per il mondo società integraliste che non mi piacciono per niente. Lo scivolamento rischia di essere quello: non quello del dialogo bensì dell’esclusione.

Come si esce da questo muro contro muro?

L’unica strada è quella del dialogo e dell’incontro. Le modalità non sono difficili da trovare. Poi magari non si cambia opinione ma intanto si sa di cosa si sta parlando. La conoscenza è il primo gradino per muovere qualsiasi passo. E voglio sperare che Brugnaro ci ripensi: è sbagliato togliere questi libri, la cui permanenza consentiva di avviare la discussione, il confronto tra insegnanti e genitori, tra gli insegnanti stessi e i genitori stessi. Già questo rappresenta un grande passo avanti: per conoscere, per parlarsi, per far sparire i pregiudizi e le paure.

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