VENEZIA CHIAMA LIVORNO: COME RICOMINCIARE DA ZERO? INTERVISTA AL SEGRETARIO PD FEDERICO BELLANDI.

Livorno, 8 giugno 2014. Ore 23: i seggi si chiudono. In quel momento un ingegnere aerospaziale di nome Filippo Nogarin chiude il portellone, allaccia le cinture di sicurezza e decolla verticale a bordo di un missile giallo pentastellato. In meno di un’ora e mezzo di spoglio, effettuato a velocità siderale, viene proiettato dal 19% del primo turno fino al 53%. Fino a sbarcare e sbancare il pianeta degli highlanders: quelli che per tutta la sua campagna aveva definito gli ‘inquilini immortali del Municipio’. Quelli da sfrattare insomma.

Nogarin richiama tanto Gagarin, anche se con accenti diversi e anche se paragonarlo al primo uomo nello Livorno-21-gennaio-1921_-Nasce-il-PCdspazio è davvero un’impresa: probabilmente Gagarin non avrebbe mai sfrattato gli ‘immortali’ da una città che nel 1921 aveva dato i natali al Pci e che per 70 anni è stata governata unicamente da sinistra. La verità è che Nogarin è il primo-primo cittadino a riuscire nell’impresa e che quella notte di ballottaggio livornese è da antologia della fantascienza politica. Fantascienza almeno per chi non l’ha vissuta direttamente sulla pelle.

nacque il pci

Perché a Livorno, come a Venezia esattamente un anno dopo, c’è chi quell’impresa altrui l’aveva scorta all’orizzonte pur non potendo evitarne l’impatto, visto che non era ancora nella cabina di comando.

Livorno richiama tanto Venezia. Venezia chiama Livorno: per capire, per guardare al futuro possibile di un PD e di un centrosinistra che oggi è da ‘day after’. Il ‘contatto radio’ è con Federico Bellandi. Lui non è un vecchio highlander. Lui fa politica da pochissimi anni dopo un’esperienza nel sindacato, di anni ne ha 38 e da soli 100 giorni è diventato il segretario dell’unione comunale del PD di Livorno.

Dopo oltre 20 anni il centrosinistra a Venezia è capitolato al cospetto di Luigi Brugnaro. Nel seguire la vicenda, seppur da lontano e con i dovuti distinguo, hai percepito tracce di un film già visto a Livorno lo scorso anno?

bellandi 2Probabilmente, a torto o a ragione, un elemento comune era il giudizio sulla precedente amministrazione. Livorno non ha conosciuto nemmeno l’ombra di inchieste giudiziarie ma poco per volta l’operato del sindaco (Alessandro Cosimi, al secondo mandato) è risultato negativo, malgrado non vada dimenticato che si è trovato nel pieno di una crisi cittadina sul fronte occupazionale, industriale e legata ai tagli agli enti locali. Fatto sta che nell’ultimo periodo la coalizione con Sel e Idv si era sfilacciata diventando di fatto un monocolore PD. Con l’aggravante che dal PD ci fu un atteggiamento ondivago: non lo abbiamo sostenuto, lo abbiamo criticato molto ma non l’abbiamo mai sfiduciato. E’ chiaro che questi atteggiamenti risultino alla fine incomprensibili per i cittadini. A Livorno con Marco Ruggeri, così come a Venezia con Felice Casson, sono state proposte figure di discontinuità. Ma quando hai governato tu, come forza politica, è dura segnare una rottura col passato. Ad esempio Ruggeri, pur essendo e pur proponendosi anche negli slogan (‘Punto e a capo’) come assolutamente discontinuo rispetto al precedente sindaco, ha pagato tuttavia lo scotto del proprio curriculum vitae, di segretario della federazione di Livorno per diversi anni e di capogruppo PD in Regione Toscana. Casson si presentava addirittura meno organico rispetto al PD cittadino, eppure non ce l’ha fatta comunque. Insomma, non è semplice impersonificare la discontinuità.

viapdliNogarin riuscì a ribaltare il risultato del primo turno (19% contro il 40% del candidato PD) vincendo al ballottaggio con lo stesso risultato tra Brugnaro-Casson: 53 a 47%. Come fu possibile una rimonta di quelle dimensioni?

Funzionò, così come a Venezia, l’operazione del ‘tutti contro il PD’, tanto da parte della sinistra antagonista quanto dalla destra. Uno dei simboli di quel clima fu la vigorosa stretta di mano tra Marcella Amadio, pasionaria appunto della destra livornese, e Nogarin appena eletto. Se pensiamo che ora i suoi consiglieri 5 Stelle vogliono intitolare Via Grande, una delle strade principali della città, a Che Guevara… Beh insomma fa riflettere.amadio

Anche alla luce di quanto racconti, probabilmente è stato un pesante errore di valutazione pensare che a Venezia gli elettori del M5S avrebbero votato in blocco Casson…

Posso dirti che nella società livornese il PD era l’immagine del partito che gestiva il potere e quindi era visto come la conservazione. E poi anche a Livorno si è molto guardato all’interno e poco all’esterno. Ci si è concentrati sul partito pensando che ‘qui è impossibile che non vinca il PD’. E quindi la partita si è sempre giocata in casa. Tuttora è un atteggiamento che riscontro sia duro a morire: piuttosto che portare il PD verso i cittadini mi sembra che ci si occupi di più di chi governa all’interno del partito.

Come sono stati i primi mesi dopo la batosta? Da dove avete ricominciato?

pd livornoLo choc è stato grande, c’è stato forte smarrimento perché appunto si dava quasi per scontata la vittoria. Una delle primissime cose che abbiamo dovuto affrontare è stato il prendere atto che, da soli, i sette consiglieri comunali eletti non potevano bastare a fare opposizione. Questo malgrado Marco Ruggeri non si sia perso d’animo ed abbia assunto il ruolo di capogruppo e leader dell’opposizione. Per mesi abbiamo pagato il prezzo dell’onda lunga populista: in aula si veniva tacciati di essere responsabili di tutto appena si apriva bocca. Era chiaro che non si potesse chiedere agli eletti di gestire pure un lavoro di ricucitura nei rapporti con la città. Per questo abbiamo avviato una serie di forum tematici, dall’ambiente all’urbanistica alla portualità, nei quali abbiamo cominciato a coinvolgere anche esperti e professionisti non iscritti al partito. Abbiamo cominciato a rompere lo schema secondo il quale solo chi ha la tessera ha diritto di dire la propria all’interno del partito. Il partito non può essere un recinto in cui ci vuole la tessera per entrare: la tessera la prendi se ci credi, ma non può essere un passaggio obbligato senza il quale non si possono dare contributi preziosi nella ricostruzione di un progetto per la città.

Qual è, in una situazione critica di questo tipo, il giusto modo di fare opposizione?

Innanzitutto non bisogna avere paura di sentirsi dire ‘i danni li avete fatti voi’. Ma questa paura la superi solo se ti presenti all’esterno con idee e persone nuove, senza ascoltare i borbottii dentro di noi, senza rimanere incatenati al tema del chi comanda nel partito. La cosa fondamentale è pensare a cosa fa il partito per la città. E’ da qui che trai la forza per essere credibile nel proporre progetti nuovi e che diventi chiaro anche dal punto di vista mediatico. C’è poco da fare: se non si riesce ad esser chiari e a fare notizia non si riesce a fare opposizione. Ora, man mano che passa il tempo e che i 5 Stelle, oltre a non dare risposte efficaci ai problemi, tagliano pure i servizi sociali, la città si sta gradualmente svegliando. Sta finendo la ‘luna di miele’ insomma, ma dobbiamo ancora lavorare. Sarà un lavoro lungo: non si recupera in pochi mesi.

Facce nuove, idee nuove. Analogamente a quanto si appresta a fare Venezia, tanto a livello comunale che provinciale, a Livorno avete vissuto la vostra fase congressuale, che ha portato alla tua elezione. Come si è svolta?

bellandiL’inizio è stato segnato dalla resistenza da parte di chi gestiva il partito, da parte dei vecchi capibastone che cercavano di ricostruire certe logiche. La cosa importante che abbiamo cercato di fare è stato un congresso che non replicasse le divisioni tra aree o mozioni nazionali ma che mettesse invece il più possibile a confronto progetti e programmi diversi per Livorno e il territorio. Io ho cercato di rivolgermi molto all’esterno del partito, malgrado la partecipazione alle primarie non sia stata grandiosa. Ho smesso di sicuro l’etichetta di ‘cuperliano’ sia perché un segretario ha il dovere di rappresentare tutti, sia perché credo che in generale il PD abbia bisogno di stemperare le tensioni, di mettere da parte tanto gli atteggiamenti arroganti di chi guida quanto le forme di opposizione interna che trasformano gli stessi compagni di partito nei peggiori dei nemici. Non si può pensare di essere opposizione di se stessi, perché in questo modo non si difende che ciò di buono che facciamo. E i cittadini questo non lo capiscono. Nessuno vuole annullare le diverse posizioni che sono il sale del partito. Ma bisogna capire che il voto ideologico non esiste più: valgono le proposte e non i posizionamenti. Alla fine questa impostazione ha portato ad un rinnovamento. Come segretario territoriale è stato eletto (sempre con le primarie, nello scorso dicembre) Lorenzo Bacci che ha due-tre anni in meno di me. Poi è arrivata la mia elezione al comunale, dopo essermi iscritto al PD nel 2012 e aver ricoperto la carica di segretario del circolo ‘Ambiente e Servizi’. Insomma un cambiamento c’è stato: ora, ripeto, bisogna recuperare la città, lungo un percorso impegnativo ma anche stimolante.

Con la franchezza tipica dei livornesi, quale consiglio rivolgeresti al PD di Venezia?

pd veneziaInnanzitutto non cedere alla voglia di consumare delle faide interne. Quando si perde, si perde tutti. La seconda cosa è non pensare assolutamente che il centrosinistra e il PD, dopo questa sconfitta, siano morti. A Livorno, dopo un anno, abbiamo ripreso a fare iniziative e proposte. Il M5S sa bene, al di là della vittoria di Nogarin, di essere una forza di maggioranza relativa con quel 19% conquistato lo scorso anno. Non a caso, dopo il nostro risultato alle recenti regionali (il PD a Livorno ha conquistato il 42%) ha cominciato a strizzare l’occhio a sinistra. Insomma, anche a Venezia sarebbe sbagliato pensare che tutto si sia estinto. Esiste ancora una storia e questa storia, con i doverosi cambiamenti, va difesa.

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