BUFALE-WEB. MICHELE VIANELLO, ALFABETIZZATORE DIGITALE: “COMBATTERLE E’ UN DOVERE. VA DIFESA LA NOSTRA CONVIVENZA CIVILE”.

Michele-Vianello“Stiamo sprecando, in modo pericoloso, un luogo universale di dialogo. Internet, che nasce come luogo di civismo, si ritrova oggi, in massima parte attraverso Facebook, ad essere un mondo che incentiva la disgregazione sociale, la distruzione della solidarietà. Un luogo popolato da tribù dell’odio e dell’intolleranza che alimentano costantemente l’essere contro: un qualcosa di distruttivo insomma. Uno degli obiettivi principali del mio lavoro è quello di insegnare a recuperare il senso della comunità: e non c’è dubbio che combattere le notizie false sul web sia un impegno civico”.

Michele Vianello è uno tra i più importanti alfabetizzatori digitali in Italia. Dopo essermi imbattuto nel caso di bufala-web ad opera di Affaritaliani.it, ho voluto intervistarlo per capire la pericolosità di questo fenomeno e, soprattutto, quali possono essere gli antidoti. Detta così, la sua può essere una professione complicata da capire. Lui la spiega prendendo spunto dal Maestro Alberto Manzi, il pedagogista che per quasi tutti gli anni ’60 condusse la trasmissione televisiva ‘Non è mai troppo tardi’, insegnando a centinaia di migliaia di italiani, attraverso vere e proprie lezioni, a leggere, scrivere e a prendersi la licenza elementare…

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Il maestro Alberto Manzi.

“Mio padre, ad esempio, ha imparato così. Chiaramente non mi sento un maestro Manzi che proponeva un insegnamento universale: oggi, a differenza di quell’Italia, c’è addirittura un surplus cognitivo. Ma proprio per questo c’è l’esigenza di aiutare le persone ad essere consapevoli degli strumenti che hanno a disposizione. Basti pensare che in Italia ogni persona possiede in media 2 smartphone. Quanto basta per entrare costantemente in rete: gli italiani lo fanno principalmente per accedere a Facebook e WhatsApp, non in pochi per andare su Booking, mentre più di qualcuno comincia a prendere dimestichezza con l’acquisto dei biglietti del treno. Ma Internet ha potenzialità culturali e civili infinite. Internet ha potenzialità, in termini di utilità, altrettanto enormi. Il mio mestiere è rendere consapevoli le persone di tutto questo”.

Tu vieni chiamato, sia da aziende private che da amministrazioni pubbliche di tutta Italia, ad alfabetizzare…

“Sì, e le esigenze sono diverse. Le aziende hanno necessità di crearsi una propria identità digitale, di trasferirla da quella reale a quella della rete, con linguaggi e strumenti appropriati: in primis Twitter, Instagram, Pinterest. Io prendo i loro valori, il loro brand e trasformo questa mole di contenuti in un linguaggio digitale. Formo soprattutto le persone a gestire nel tempo questa identità, cercando anche coloro che raccontano il marchio: il successo infatti sta nel farsi raccontare bene e non nell’autoreferenzialità del raccontarsi bene. Questo è il famoso storytelling di cui tanto si parla…”.

Michele Vianello al lavoro, tra smartphone, tablet e pc.

Smartphone, tablet e pc. Michele Vianello al lavoro.

Esigenze diverse di esprimere una propria identità: esigenze anche individuali dunque…

“Rapportandomi con le pubbliche amministrazioni ho modo di incontrare tanti gruppi di cittadini. A Rimini ad esempio, dove ho lavorato per costruire l’agenda digitale del Comune, i contenuti sono stati condivisi con i cittadini stessi. E in queste occasioni di incontro ho conosciuto, tanto per citare un paio di casi, un signore di 70 anni, appassionato di musica, che voleva imparare a trovare gli spartiti in Internet. Oppure una campionessa romagnola di sfoglia per fare i tortelli che desiderava tramandare la sua arte e le sue conoscenze attraverso il digitale. Li ho aiutati: erano felici. Ed è attraverso passaggi come questi che poi i cittadini diventano esigenti e chiedono ai loro Comuni servizi digitali efficienti ed utili. E’ un’educazione civico-digitale che affido agli stessi dipendenti comunali, insegnando loro a come rapportarsi in modo vero, coinvolgente con le persone. Oltre a ciò, ovunque vada, prendo 20 ragazzi e li formo a fare questo tipo di lavoro civico di alfabetizzazione”.

L’alfabetizzazione digitale applicata alle notizie false, alle cosiddette ‘bufale’ che imperversano via web, sembra un’impresa titanica…

“Non nascondo di essere molto preoccupato. Facebook – è su questo social network che l’esperto veneziano concentra principalmente le proprie preoccupazioni – è lo sfogatoio dell’Italia incazzata. E c’è chi coscientemente, ad arte, mette in rete queste notizie false. La fascia di utenza più incazzata e dunque più esposta, è quella tra i 20 e i 40 anni. Persone in buona parte colpite dalla crisi che costituiscono un terreno fertile per chi crea fuffa. Il tutto con l’obiettivo di guadagnare, visto che la vendita della pubblicità viene pagata sulla base delle visualizzazioni ai siti. Se a questo aggiungiamo che non esistono ormai più luoghi reali, assembleari, di confronto, è chiaro che dietro queste ‘bufale’ esiste anche l’interesse di un certo populismo militante a falsificare la realtà. Ci sono valenze anche di natura politica, insomma”.

Come difendere il cittadino da questo assalto?

“Insegnando a tutti, soprattutto ai giovani, a puntare sulla qualità delle relazioni e non alla quantità dei like.

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Vianello assieme ai giovani innovatori di PugliaSmartLab

Insegnando che questi sono luoghi di tolleranza, dove la cosa che conta davvero sono le interazioni, il confronto, la condivisione, i commenti, magari anche quelli ragionevolmente arrabbiati, ma che consentono di arricchire i messaggi. Dico questo perché è attraverso questa educazione che si attivano i meccanismi di autodifesa nei confronti delle ‘bufale’. E così come diventa doveroso-legittimo bannare dai propri contatti chi non rispetta le regole basilari del dialogo e della tolleranza, diventerà altrettanto naturale colpire, bannare, togliere dai propri contatti chi costruisce le notizie false creando intolleranza ed odio. Togliendo così ossigeno, e ciò che è di più caro, a questi falsari”.

La scuola deve diventare in questo senso luogo di alfabetizzazione digitale?

“Lo ritengo un luogo fondamentale. Le nuove generazioni vanno educate subito e, assieme a loro, anche gli insegnanti e i genitori. Questi ultimi sono infatti il primo modello comportamentale dei bambini, anche nel modo di utilizzare Internet e i social”.

Gianluca Amadori, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, ha rivolto ad inizio anno una lettera aperta alla categoria. In un passaggio molto forte parla di Troppe bufale, credibilità ai minimi. Il giornalista ha sempre raccolto notizie e spunti di approfondimento dalla gente, dal territorio: una volta ciò accadeva prevalentemente al bar, incontrando le persone per strada, attraverso telefonate in redazione oppure una lettera o un fax. Oggi molte notizie arrivano dai social, ma il dovere di verifica e riscontro è analogo, per evitare le sempre più numerose “bufale”, la diffusione delle immagini di persone che non hanno nulla a che vedere con i fatti di cui si sta parlando. La nostra credibilità oggi è al minimo perché le regole base della professione sembrano sempre più spesso dimenticate (trascurate?)’.

Sei d’accordo con Amadori?

redazione“Ha ragione. Le capacità, i meccanismi di verifica analogica sono diversi dal digitale. Amadori fa un richiamo all’etica della professione: ineccepibile. Però qui scatta un altro nodo: come aiutare i giornalisti, che sono in larga misura eticamente e professionalmente onesti, a cercare e diffondere notizie veritiere nel mondo digitale? Quali strumenti vanno messi a loro disposizione? Ci sono ad esempio aggregatori di notizie che consentono di avere un livello alto di affidabilità. Ma bisogna anche insegnarle queste cose. Così come va fatto capire, senza invasioni di campo professionale, che la frenesia di arrivare per primi a dare una notizia via web, magari a discapito della precisione, è qualcosa di assolutamente inutile. E’ un errore infatti pensare che questo, a differenza del cartaceo, rappresenti un elemento di successo giornalistico. Semplicemente perché in Internet la valanga di notizie è talmente gigantesca che il lettore medio non è in grado di risalire al primo che ha diffuso una certa notizia. Non la potrà mai riconoscere, insomma, come elemento di merito professionale”.

Cosa fare per una lotta efficace contro le bufale-web?

“Oltre a tutta l’attività educativa, sono convinto che vada creata in Italia una sorta di esercito di professionisti del

Riccardo Luna

Riccardo Luna

debunking, ovvero l’attività di chi smonta, smaschera, sgonfia le notizie false. La mia intenzione è di proporre a Riccardo Luna (nominato Digital Champion per l’Italia: si tratta di una carica istituita dall’UE. Di fatto il Digital Champion è un ambasciatore dell’innovazione. Ogni Paese ne ha uno, con il compito di rendere i propri cittadini ‘digitali’) con il quale ho modo di collaborare, di dar vita a questo esercito esteso. C’è bisogno di persone autorevoli, preparate ad affrontare questo fenomeno che sta diventando sempre più pericoloso.

Vianello conferenzaE c’è bisogno di persone che facciano da influencer positivi, che sappiano spiegare alle persone che navigano in rete che esistono queste trappole e che è possibile-doveroso evitarle e combatterle. Per non essere presi in giro, per non cadere in un vortice distruttivo e per non diventare complici di un vortice che disgrega ogni rapporto civile. Lottare contro le bufale-web è un dovere. Perché significa difendere la convivenza civile di un Paese”.

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