Mose. Quel cassone scoppiato è un nuovo infarto democratico.

In gergo giornalistico si chiama ‘buco’. Accade quando una testata rende pubblica una notizia importante che le altre testate concorrenti non hanno. Ogni giornalista, dal collaboratore al direttore di una testata, sa bene che se la prima regola è quella di non prendere buchi, la seconda è quella di darli. Un po’ come nel calcio, solo che al posto dei gol ci sono le notizie.

A Venezia, l’ultimo caso di buco viene da una vicenda, quella del Mose, che in questi anni è stata in tutti sensi ricca:  soprattutto di zone oscure, illuminatesi con l’emergere del grande scandalo. E’ accaduto che mesi fa (vaga annotazione temporale che per il momento resta degna del regime della Corea del Nord) uno degli elementi strutturali dell’opera, ovvero un ‘cassone’ che si trova sul fondale della bocca di Chioggia, sia scoppiato sotto la spinta della pressione. Senza entrare nella dinamica e nelle cause tecniche dell’incidente, la notizia nella notizia è che di questo fatto siamo stati informati il 31 agosto, grazie ad un articolo pubblicato da ‘La Nuova Venezia’ e messo a segno da Alberto Vitucci, il bomber più esperto in fatto di Mose.

Non è difficile immaginare che, lì per lì, le altre squadre-testate non abbiano reagito benissimo a questo missile all’incrocio dei pali. C’è poi chi incassa rilanciando il giorno dopo la notizia con ampio spazio e chi, come una ‘vecchia signora’ ferita nell’orgoglio, la relega in una pagina di provincia. Come si direbbe a 90º Minuto, sono i diversi ‘riflessi filmati’ della partita.

Domani, come è naturale che sia, capiterà (come è capitato) che Il Gazzettino o il Corriere del Veneto infilino la porta degli avversari e che magari La Nuova Venezia lasci cadere il gol altrui nell’indifferenza. Domani insomma è un altro giorno, un altro giornale, un’altra partita a tutto campo.

Uscendo dalla metafora di un campionato calcistico-giornalistico, rimango personalmente preoccupato per quel gol di Vitucci a tempo stra-scaduto. Sia chiaro: una notizia, quando arriva, è sempre una notizia. Non è la distanza di tempo dal fatto importante che può sminuire da sola l’importanza della sua rivelazione. La cosa allarmante è che questa città, ancora traumatizzata dallo scandalo Mose, sappia con mesi e mesi di ritardo che quell’opera ha subito un rilevante incidente di percorso.

Personalmente mi interessa gran poco se dallo stesso Consorzio Venezia Nuova, che ha deliberatamente occultato l’incidente, arrivino ora comunicazioni tranquillizzanti, dicendoci che si è trattato di errore umano, che le riparazioni si concluderanno il mese prossimo, che il danno (valutato economicamente in 12 milioni di euro) non avrà ripercussioni sui costi dell’opera e sul suo completamento.

Il problema è un altro e sta tutto nel permanere di una pesante mancanza di trasparenza attorno a quest’opera pubblica. Il timore-sensazione è che anche dopo la scoperta del gigantesco malaffare e malgrado la gestione commissariale e le promesse sparse di una vigilanza senza sconti, ogni giorno tutta la città continui a prendere dei buchi colossali sul Mose. E le parole del Commissario straordinario Luigi Magistro (‘la notizia non ci pareva tanto importante da doverla rendere nota’) non aiutano a fugare le perplessità.

La vicenda fa pensare che assieme al progressivo erigersi delle paratie, prosegua anche l’erigersi di una barriera inamovibile contro il flusso di notizie di quanto accade realmente in quei cantieri e in quel Consorzio che appare ancora essere una fortezza inespugnabile, in grado di far impallidire il Pentagono dei tempi migliori. Ed appare più che legittimo porsi più di un interrogativo su quale sarà il livello di trasparenza una volta che l’opera entrerà in funzione.

La pressione che i giornalisti possono da soli opporre non è da sola sufficiente a scardinare questa barriera. I consueti sopralluoghi di ministri, politici ed amministratori locali sono passerelle esclusivamente funzionali al recupero di un’immagine nitida, specchietti per le allodole dietro ai quali non vi è traccia di sostanziale limpidezza. Neppure l’indignazione diffusa dei cittadini è servita ad evitare questo silenzio sul cassone scoppiato: tutti concentrati sulla battaglia elettorale in un clima da resa dei conti epocale, abbiamo paradossalmente lasciato nel dimenticatoio la creatura dello scandalo. Come se quello scandalo avesse, paradossalmente, spento le luci su quell’opera.

Nel frattempo, nel buio e nel silenzio, quel cassone è scoppiato di pressione.
E Venezia ha subito un altro infarto democratico.

  1 comment for “Mose. Quel cassone scoppiato è un nuovo infarto democratico.

  1. 2 settembre 2015 alle 8:45

    L’ha ribloggato su pietrobarnabee ha commentato:
    Certe informazioni vengono regolarmente taciute al pubblico; come se non dovessimo sapere che cosa accade sulla nostra pelle.

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