Brugnaro-parlamentari. Gli scettici pensino al loro vuoto pneumatico.

Gli scettici di centrosinistra o liquidano l’iniziativa come un déjà-vu che non rappresenta politicamente alcuna novità di rilievoSchermata 2015-09-05 alle 11.47.22 oppure, come Felice Casson, si indignano per la location: un ristorante non è un luogo istituzionale. Sarà pure vero che non siamo di fronte ad un inedito: l’ex sindaco Orsoni e l’ex assessore al bilancio Simionato hanno ingaggiato davvero una battaglia feroce con Roma per ottenere finanziamenti per Venezia. Sarà pure vero che il ristorante ‘Le Maschere’ dell’Hotel Splendid Suisse non è Palazzo Chigi. Ma se le argomentazioni degli scettici all’incontro che si è tenuto tra il sindaco Brugnaro e i parlamentari veneziani si fermano qui, credo che un supplemento di riflessione valga la pena tentarlo.

Un governissimo per Venezia. L’onore del merito di aver organizzato questa iniziativa va, di protocollo, al sindaco. In realtà però questo incontro risponde ad una linea che, da molti mesi ormai, trova in Renato Brunetta il suo portabandiera. L’idea del già candidato sindaco ed esponente forzista è abbastanza semplice: di fronte al quadro drammatico in cui versa la città è necessario creare una sorta di governo di salute pubblica, di ‘governo dei migliori’ che riunisca in modo trasversale le figure politiche che, per capacità o ruolo, hanno le maggiori possibilità di dare una svolta. Ovviamente mettendosi a lavorare assieme.

Un sindaco leader o sotto tutela? La domanda è spontanea. Brugnaro, con questa iniziativa (che si annuncia come il primo atto di una serie di incontri che si dovrebbero tenere il primo lunedì di ogni mese) può dare sfogo a tutte le sue ambizioni di condottiero. In questa logica si cala perfettamente l’annuncio di una marcia sul Ponte della Libertà nel caso in cui il governo nazionale non dovesse sganciare un euro di quei 1.250 milioni che il primo cittadino reclama come debito: soldi indispensabili per mettere mano alla manutenzione della città. Al tempo stesso è difficile non vedere nell’iniziativa, sempre a patto che tenga, la costruzione di un cordone sanitario non solo per Venezia ma funzionale anche alla messa sotto tutela dello stesso sindaco. Un sindaco che in queste prime settimane appare sempre più uomo solo al comando ma con riflessi che rischiano di diventare un clamoroso boomerang: la sua sfrenata tendenza al decisionismo solitario e al controllo diretto su ogni cosa, sta avviando la macchina comunale verso uno stadio di semi-paralisi. Da un lato l’imbavagliamento degli assessori si traduce in mancanza di autonomia degli stessi e quindi rallenta anche l’ordinaria amministrazione. Dall’altro si stanno verificando casi di scontro tra sindaco e dirigenti, per nulla intenzionati a cedere al decisionismo di Brugnaro se il prezzo da pagare è quello di andare personalmente nelle rogne per provvedimenti in odore di infrazione.

Bromuro per Brugnaro. L’uomo si conferma insomma come sostanzialmente incontrollabile. Attorno a lui non esiste un pool di persone in grado di dispensare il necessario bromuro: quello che solo persone esperte di amministrazione e di mediazione politica, possono fornire. La filastrocca della bellezza dell’inesperienza è un racconto devastante per Venezia. In questo senso è invece positivo il collegamento de visu con un livello politico come quello parlamentare e nazionale: il confronto non potrà che far bene a Brugnaro. Lo potrà aiutare a capire che spesso il fioretto è meglio della sciabola. L’uomo, proprio perché non va considerato come uno stupido, ha l’occasione per dimostrare intelligenza. Entrando nel vivo delle questioni da uomo delle istituzioni e non come un bimbominkia dal pollice spara-tweet.

Lo svuotamento del Consiglio comunale. L’iniziativa rischia di svuotare di senso il consiglio comunale. Nemmeno nel recente passato questa assemblea ha goduto di periodi di grande splendore, complice l’abbassamento del livello qualitativo degli eletti e lo strapotere che i sindaci, per personalità e per legge, hanno avuto. In questo quadro tuttavia il patto sindaco-parlamentari sposta in un certo qual modo fuori da Cà Farsetti il baricentro delle decisioni e del dibattito politico. Se la maggioranza è e sarà per tutta la consiliatura appiattita su Brugnaro, le opposizioni continuano a dare segnali di debolezza cronica, sia quantitativa che in termini di spessore politico. Non tutto per colpa degli stessi consiglieri: alle loro spalle infatti mancano quelle strutture e sponde capaci di consigliarli, di incoraggiarli, di rafforzarne il ruolo.

IL PD. Eloquente in questo senso lo stato di abbandono in cui versa il Partito Democratico veneziano. Restano in piedi solo nominalmente due segretari e due segreterie, comunale e provinciale. Tutti tenuti in piedi per la volontà incrollabile di evitare, di fronte allo choc, una svolta-choc commissariale. Col risultato che, in attesa del congresso, vince la paralisi. A fine ottobre è prevista la chiusura della campagna di tesseramento: al momento le previsioni più ottimistiche parlano di un crollo delle iscrizioni del provinciale da 4.800 a 2.000 iscritti e, per quanto riguarda il partito comunale, di un dimezzamento netto da quota 2.000 scarsa a 1.000. Un’emorragia che rischia di trasformare i congressi locali in eventi da Rotary Club, chiusi ed esclusivi, ancora animati dall’ambizione di poter determinare qualcosa di rilevante per il territorio sulla base delle determinazioni di pochi reduci da una guerra persa in modo devastante. Un’emorragia che potrebbe vedere come unica controtendenza quella di Nicola Pellicani, candidato sindaco sconfitto alle primarie che si trova in fase di riflessione sull’opportunità o meno di iscriversi al PD. Questo, se accadrà, potrebbe provocare un piccolo ingrossamento delle fila democratiche in Consiglio comunale e, magari, un innesto di nuovi iscritti di matrice civica nel partito.

Segretari PD per diventare parlamentari. Può anche darsi che Pellicani accarezzi l’idea di un ingresso nel PD per tentare la corsa congressuale ad una segreteria. Di sicuro questo è l’obiettivo dell’ex assessore della Giunta Orsoni, Alessandro Maggioni. Al di là dei nomi, resta un dato: chi vorrà fare la corsa, la farà con l’unico obiettivo di diventare (nel 2018 o anche prima) parlamentare. Da sempre il ruolo di segreteria ha rappresentato l’occasione concreta di un trampolino di lancio verso un ruolo di livello nazionale. Con la nuova legge elettorale e la facoltà di Renzi di nominare direttamente i capilista nei singoli collegi, il ruolo di segretario diventa ancora più appetibile per accreditarsi con lo stato maggiore del partito (Maggioni, ad esempio, è già accreditato oggi come filo-Lotti, braccio destro del Premier). Segretario, dunque, non con la priorità assoluta del cambiamento e della rinascita del partito.

Tutto sommato, vale la pena accontentarsi di questa neonata cordata Brugnaro-parlamentari, operazione potenzialmente utile e doverosa. Gli scettici di centrosinistra dovrebbero preoccuparsi piuttosto del vuoto pneumatico in cui continuano a lasciare Venezia.

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