Grandi navi. Moretti a gamba tesa sull’aria fritta del PD veneziano.

aria-nuova-1Letta come un oltraggio al PD cittadino (magari proprio dagli stessi che nei mesi scorsi hanno accolto a braccia aperte la presidente dem del FVG, Debora Serracchiani, nemica giurata della portualità veneziana), la presa di posizione di Alessandra Moretti sulla questione grandi navi provoca uno squarcio su una nave che, ancor prima dell’affondamento elettorale, già da tempo si trova ancorata, immobile, sul fondale.

Indicando la soluzione del canale Vittorio Emanuele come quella migliore per estromettere dal bacino di San Marco i bestioni del mare, la capogruppo del PD in Consiglio regionale si è tirata addosso, al netto dei plausi, un bastimento carico di strali.

Più che legittime le contestazioni: sia sul piano tecnico (scavare il Vittorio Emanuele può essere devastante per gli equilibri morfologico-ambientali della laguna) che sul piano politico (deporre a favore di una soluzione sostenuta dal sindaco Brugnaro non fa che rafforzarlo). C’è poi chi punta l’indice su Moretti accusandola di essere portatrice di potenti interessi lobbistici: pure questa è una lettura che un esponente politico che si espone deve accettare, (pur potendola obiettare) come indice di salute democratica.

Ciò che invece mi risulta come privo di totale fondamento è il contestare a Moretti di essere entrata a gamba tesa sulla posizione espressa dal PD di Venezia. Nel programma elettorale del PD, alla voce numero 7, ‘Mobilità e Infrastrutture’, si legge testualmente questo: “Il porto rappresenta l’altro grande polo infrastrutturale della città. Anche in questo caso va perseguita l’integrazione in un sistema nord-adriatico della portualità in grado di catturare i nuovi traffici. 
Costruire il giusto equilibrio tra la portualità turistica e quella di merci e materie prime deve essere compito di un nuovo piano regolatore, mentre per quanto concerne le grandi navi e il loro allontanamento dal bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca non possiamo che riaffermare le posizioni già espresse dalla direzione comunale del Pd, dall’ordine del giorno del Senato della Repubblica e dalla mozione del Comune di Venezia che chiedevano il confronto concreto alla pari di tutte le alternative proposte.”

Senza pretendere un programma di prodiana memoria sul tema, colpisce innanzitutto il fatto che alla questione vengano dedicate 727 battute tra lettere e spazi: praticamente un trafiletto. Un trafiletto che, per giunta, dice il nulla. Si resta nella massima vaghezza dell’ovvio. Chi infatti potrebbe promettere in campagna elettorale la devastazione della laguna o lo smantellamento delle attività turistico-portuali senza rischiare il Tso?

La cosa più concreta che traspira da queste righe è un tormentone che resiste da un tempo ormai misurabile con gli anni: ‘il confronto concreto alla pari di tutte le alternative proposte’. Roba forte insomma, in grado di spostare masse elettorali.

Per il resto, in nome di un ecumenismo elettorale che potesse tenere assieme il fronte ambientalisti-armatori-lavoratori portuali-bancarellari-civatiani-renziani-bersaniani, non viene indicato lo straccio di soluzione concreta. Non c’è minima traccia di richiamo all’ipotesi del porto off-shore, non si dice neppure quel ‘non si scavi alcun canale!’ che pare essere diventato solo nelle ultime ore il grido di battaglia del fronte piddino che si oppone alla posizione di Alessandra Moretti.

Quelle righe programmatiche rappresentano un gigantesco omissis: di decisione, di assunzione di responsabilità, di vera progettualità. In queste righe è scritta tutta la rinuncia a voler amministrare la città, premiata ampiamente con il voto

E’ su quest’aria fritta rinunciataria, e non su una marmorea proposta politica degna di un’autentica classe dirigente, che Alessandra Moretti è entrata a gamba tesa.

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