PD Veneto: La ‘rigenerazione’ dei #pragliadem, la speranza negli #H&deM

Dopo rito benedettino, officiato da Maria Elena Boschi, si sono già autobattezzati #pragliadem e al grido di ‘rigeneriamo il PD’ si propongono di traghettare il PD Veneto oltre la sconfitta, per lanciarlo verso un luminoso futuro.

Premetto: sono io che non capisco, non loro che sbagliano.
Vado persino contro l’incipit del discorso del capo-cordata dei pragliadem, l’attuale senatore e per decenni importante sindacalista Cisl, Giorgio Santini, anni 61: “In tutta evidenza abbiamo perso…. Non sono gli elettori a non aver capito, siamo stati noi che non ci siamo fatti capire”.

Insisto: sono io che non capisco. Non capisco come questa assise di varie anime renziane che si è raccolta in meditazione presso il monastero di Praglia, ai piedi dei Colli Euganei, possa rappresentare il rilancio del PD Veneto.

E’ un mio limite non capire come sia possibile conciliare e declinare in terra veneta il Vangelo innovatore di Matteo con una schiera di apostoli che, ben lungi dall’interpretare l’ultima cena della staffa, sabato scorso erano protagonisti dell’evento, seduti in bella mostra tra prime file e tavolone presidenziale. A cominciare dalla triade dei segretari che dal 2007 ad oggi hanno guidato il partito in Veneto, ovvero Paolo Giaretta (68 anni, già sindaco di Padova e già senatore. Sia chiaro, senza ironie: una delle menti più vivide del partito), Rosanna Filippin (il commento più comune è che abbia usato il suo ruolo di segretaria per conquistare il posto di senatrice) e Roger De Menech (dimissionario da un ruolo che non mai esercitato se non per consegnare, in campagna elettorale, il partito completamente nelle mani del disastroso guru della comunicazione, Patrizio Donnini). Per poi proseguire in ordine sparso con Ivo Rossi (candidato sindaco di Padova sconfitto) e Marco Stradiotto (segretario provinciale di Venezia, altro dimissionario dalle ossa rotte). Unico vincente di peso presente, il sindaco di Vicenza Achille Variati: renziano della primissima ora e gran tessitore. Guarda caso, nessuno lo ha voluto candidare alla presidenza della Regione.

Ora, l’unica cosa che mi sembra chiara (ovviamente sbagliando) è che a Renzi importi un fico secco del PD in Veneto. Perché, se gliene importasse qualcosa, credo che il maestro della rottamazione e dell’essere vincenti ad ogni costo, dopo aver ascoltato le ricette vincenti di chi ha perso tutto il perdibile, darebbe la sua tripla benedizione ai #pragliadem con un bel ‘#statesereni, #andate in pace, #amen’.

L’altra cosa che non capisco è il luogo della rinascita. Non comprendo perché gli stessi che predicano la necessità di un PD (riprendo ancora le parole di Santini) “che sappia collegarsi con lo spirito civico così diffuso nel Veneto, che sappia raccogliere le domande della società e sappia utilizzare tutti gli apporti e le potenzialità”, scelgano di rinchiudersi in un’abbazia. Un luogo che sarà pure l’ideale per mondarsi dagli errori mortali commessi, ma che rappresenta quanto di più lontano si possa immaginare dalla realtà dei comuni mortali veneti. Il simbolo fisico, insomma, dell’autoisolamento e della lontananza dal mondo esterno.

Penso che i luoghi della politica siano importanti. Non solo in relazione all’attività politica quotidiana, al dove vuoi penetrare con la tua presenza, ma anche quando si tratta di trasmettere un messaggio di rilancio.
Se proprio è necessario scegliere un luogo evocativo del volerne capire qualcosa di questo Veneto, nutro la speranza che i prossimi lanciatori di corrente tengano un bel convegno in un bel centro commerciale, osservatorio pulsante della società nostrana.

hmMagari, dopo una breve relazione politica sullo stesso palchetto dove la sera prima hanno cantato Dolcenera o Max Pezzali degli 883, potrebbero dividersi nei rituali gruppi di lavoro: 15 esperti di economia veneta prendono il carrello della spesa e vanno al reparto del supermercato ‘TUTTO 1 EURO’, altri 20 vanno a discutere di famiglia con gli avventori dell’Oviesse, altri 10 a fumare cicche nelle piazzole d’ingresso, tra elemosinanti, suv, melting pot e bestemmie alla veneta. Insomma, un bel bagno di folla dal quale uscire rigenerati e con un bell’hashtag da sfoderare: tipo #Auchanboys, #Coopthinktank o (perchè no? detto all’inglese suona bene) #H&deM.

Rigenerare un partito non è uno scherzo. Ma anche questo gioco degli innovatori (trainato da chi, a vario titolo, è consunto, perdente ed eremitico) è una presa in giro irritante.

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