Comune Venezia. Marco Agostini, il macchinista: un uomo per tutte le stagioni.

Agostini

Quella degli “uomini per tutte le stagioni” è una categoria politica dalla quale i politici stessi sono finiti sempre più sotto sfratto ma nella quale continuano a navigare beatamente le figure del potere vero. Figure detentrici di memorie, addentellati, segreti e scheletri negli armadi che costituiscono leve più potenti di ogni autorità battezzata dal consenso. I politici passano, i funzionari restano.

Tanto a livello ministeriale quanto all’interno di grandi strutture amministrative, i dirigenti di vertice costituiscono uno zoccolo duro inscalfibile. Liberarsene è quasi impossibile perché una loro cacciata, alla faccia dello spoil system, è quasi mai priva di conseguenze dolorose per chi ambisce al rinnovamento.

A Venezia questa categoria degli “uomini per tutte le stagioni” è rappresentata in modo sublime da Marco Agostini, sulla cresta dell’onda di Ca’ Farsetti da 25 anni. Una via di mezzo tra un Andreotti (senza fare il politico) ed un Cardinale Richelieu (senza essere Cardinale). Tradotto in salsa lagunare, l’elisir di lunga vita di Agostini è una mistura perfetta tra potere curiale e temporale.

Il centrosinistra, la cui stagione è ampiamente terminata, aveva tentato la carta disperata dell’esorcismo: addirittura alle primarie il candidato Jacopo Molina aveva spiazzato gli avversari Casson e Pellicani proponendo loro pubblicamente di firmare un impegno solenne per la sparizione istantanea (in caso di elezione a sindaco) del Mega-direttore-generale-galattico del Comune di Venezia. Casson, in effetti, in campagna elettorale lo promise, col risultato che ad essere esorcizzato fu proprio lui.

Ma ancora prima, nel gennaio 2014, anche l’ormai pensionato don Fausto Bonini aveva provato a trasformarsi in padre Amorth, tuonando dal suo pulpito del Duomo di Mestre sulla paga d’oro dell’Immarcescibile. Tema ripreso, non appena eletto Luigi Brugnaro, da don Gianni Antoniazzi, che attraverso il bollettino parrocchiale di Carpenedo scrisse un appello al neo sindaco di questo tenore: “Signor sindaco, cambi il direttore del Comune, il suo nome non riscuote massima fiducia… molte fragilità sono passate per le sue mani. Ha frequentato le segrete stanze e non può chiamarsi fuori…. Agostini non pare un tipo generoso: se gli stipendi comunali son crollati, il suo risplende di circa 15 mila euro al mese ma saprà trovare il modo per mostrare eleganza e attenzione al bene comune, decidendo da solo di abbandonare la nave…”.

Di appelli di questo tipo se ne trova traccia un po’ ovunque: da quelli dei dipendenti comunali in preda al delirium tremens per i tagli agli stipendi, fino agli strali degli esponenti M5S. Nel marzo 2014 il consigliere pentastellato Luigi Placella presentò un’interrogazione rivelando che il direttore generale Agostini, in un arco temporale di 7 mesi, totalizzò 157 spostamenti in motoscafo per compiere un chilometro di strada, da casa sua a Ca’ Farsetti.

Il diretto interessato diede una risposta secca, da Divo della pubblica amministrazione: “Lo faccio per non essere fermato dalla gente”. Nel frattempo, anche di Placella, non rimane traccia. I politici passano, Agostini resta. Anzi, è inarrestabile.

A dire il vero, l’ultimo politico arrivato, Luigi Brugnaro, con piglio da manovratore aveva voluto illudere gli esorcisti spedendo di nuovo Agostini alla sua occupazione di capo della Polizia Municipale. Un cimitero degli elefanti? Un binario morto?

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Tutt’altro. L’impressione è che Agostini continui a dirigere il traffico. Le immagini diffuse in queste ore, che immortalano un Agostini in versione-vagone, agganciato al trionfale trenino della Giunta che ha animato la festa natalizia pagata da Brugnaro ai dipendenti comunali, arricchiscono l’iconografia di un uomo al quale non serve esercitarsi in prove di leccaculismo.

E’ piuttosto Brugnaro, circondato da stretti consiglieri che di politica e amministrazione, di retroscena, segreti e leve di potere ne sanno quanto Gianni &Pinotto, ad avere convenienza nel tenere agganciato Agostini al suo treno. Soprattutto dopo il deragliamento registratosi nella corsa per l’approvazione dello Statuto della Città Metropolitana.

Il tutto alla faccia del cambiamento. Il tutto a bordo di un treno in corsa che è destinato a restituire a Marco Agostini il ruolo di macchinista.

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Per un approfondimento critico sulla festa natalizia per i dipendenti comunali, organizzata e pagata da Brugnaro, clicca il link qui sotto.

https://dimensionemendez.wordpress.com/2015/12/17/la-festa-natalizia-di-brugnaro-per-i-dipendenti-comunali-come-umana-lei/

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