Altro che renziano: Brugnaro si piega all’evidenza e spara sul governo.

Finalmente Brugnaro getta la maschera. Per mesi, complici i traditori del PD che lo hanno sostenuto semi-clandestinamente alle elezioni in cambio di qualche posto da manager e di manciate di promesse sottobanco, ci è stato spacciato il volto di un sindaco-renziano.

Di un marziano in grado di capovolgere da solo le malefatte delle precedenti amministrazioni e di irrorare di ricchezza le aride casse comunali.

Finalmente, allo scadere di questo 2015 epocale per Venezia, Brugnaro cede e si piega all’evidenza di quanto i suoi predecessori già predicavano inutilmente. E nel corso di una conferenza stampa sugli extra costi per la gestione ordinaria della citta, dice papale papale: “Venezia ha una sua specificità, che abbiamo cercato di spiegare tecnicamente. Abbiamo letto la Finanziaria e non abbiamo trovato nulla per Venezia. Abbiamo parlato con tutti, dal ministro della Cultura, a quello dell’Ambiente, al presidente del Consiglio, e anche i nostri collaboratori ci hanno aiutato molto, ma, anche se la Legge Speciale riconosce le nostre peculiarità, purtroppo i conti reali li decide il Governo”.

Al grido di ‘vigliacchi’, Brugnaro scarica un intero caricatore sul governo Renzi, sparando ad altezza d’uomo sul ministro Franceschini (“L’area Marciana di Venezia ha bisogno di 40 milioni per evitare il continuo rischio di finire nel degrado piu’ assoluto: dov’e’ il ministro della cultura? E come dobbiamo invitarlo a venire qui?”) e denunciando il silenzio sulle grandi navi, chiedendo a Renzi e al ministro Delrio “ci volete dare una risposta?”. E poi la gestione del Mose, la ztl pedonale per far pagare il turista mordi e fuggi e Porto Marghera: “abbiamo proposto un’attenzione speciale per le bonifiche, non ottenendo niente, mentre alle Terre dei fuochi sono andati moltissimi soldi”.

Un attacco politico che potrebbe stare perfettamente in bocca ad un Renato Brunetta. Certamente di parte, alla faccia dei piddini renziani che lo hanno voluto eleggere sindaco: ora vadano a spiegare a Renzi questa sfuriata del loro beniamino. Un attacco che ha avuto peraltro il suo prodromo nei giorni della provocazione della vendita dei quadri di Klimt e Chagall, per fare cassa: quell’uscita fu una sorta di sostanziale ultimatum al governo.

Ma la sfuriata di oggi non è priva di fondamento. Anzi, Brugnaro ha ragione. Brugnaro si rafforza, perché è riuscito a metterla, come era scontato, su un piano talmente inclinato che d’ora in avanti ogni flop sarà messo in carico al governo Renzi. Alla faccia del renziano.

Al tempo stesso questa sfuriata da iena non ridens dimostra però che Brugnaro non è quel marziano che volevano spacciarci. Da oggi diventa chiaro che quanti lo hanno preceduto, pur con i loro limiti, non sono stati i devastatori della città. E che a Venezia non ci sono eroi, marziani, renziani o Brugnaro che tengano: perché Venezia è speciale e ha costante bisogno di aiuto.

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