Rimini, 3 febbraio 1991: muore il PCI, nasce il PDS. Come si cambia?

 

 

3 febbraio 1991

Rimini, 3 febbraio 1991. XX Congresso nazionale del PCI.

“Il partito comunista dopo 70 anni muore e lascia il posto al partito democratico di sinistra…. Il PDS è nato alle 18.59 di questa sera… “.
Sul Tg3 delle 19 è Federica Sciarelli a dare l’annuncio ufficiale di questa morte-risurrezione.

SciarelliSono passati 25 anni esatti. Chi l’ha più visto il PCI?
O meglio: chi l’ha mai visto il PCI? Io sicuramente no, se non altro per questioni anagrafiche. Eppure, ad un quarto di secolo di distanza, ancor oggi capita a me e a molti altri di esprimere un pensiero e di sentirsi dire ‘COMUNISTA!’, ‘COMUNISTI!’.
Capita magari anche al ventenne che confonde il PCI col pc e per il quale i programmi non si discutono: si installano.

Certo, c’è anche chi può rivendicare il fatto di sentirsi dire ancora ‘FASCISTA!’ o ‘DEMOCRISTIANO!’. Siamo ancora figli, nipoti e pronipoti di un ‘900 e di una Prima Repubblica che restano dentro di noi anche se non ne abbiamo respirato un secondo.
Perché? Probabilmente perché, a dispetto degli innumerevoli tentativi di semplificare la politica riducendo a pochi partiti dopo l’abbuffata di galassie partitiche, quelle sono ancor oggi le categorie basilari in cui mentalmente e culturalmente ci dividiamo.

Hai voglia a parlare di renziani, berlusconiani, grillini, leghisti…. Forse siamo, forse rimaniamo divisi tra comunisti, fascisti e democristiani. Sei per il Family Day: sei fascista! Sei per i diritti civili? Sei un comunista! Dai ragazzi, non litighiamo… Ah, ecco il democristiano divorziato!

25 anni fa un partito moriva definitivamente, in modo quasi notarile, ed un altro nasceva per alzata di mani e deleghe congressuali. Era un cambiamento: di certo non privo di dolori cui, tra scissioni e fusioni, ne fecero seguito altri. Ma era un cambiamento concepito come evoluzione.

Oggi il cambiamento è grosso modo il mantra di tutti i politici, protagonisti di questa stagione personal-leaderistica nella quale i partiti sono diventati movimenti o puri contenitori elettorali.

La cosa curiosa è che non cambiamo mai. Resta sempre in noi quel Piazzale Loreto nel quale non siamo capaci di cambiare senza ammazzare l’altro, senza cercare di cancellarne ogni traccia di passaggio sulla terra. Il segretario di partito che sale al potere o il nuovo sindaco che sia, è sempre difficile non vedere questa voglia di fare terra bruciata di ciò che è stato prima.

Il cambiamento è inteso come cancellazione integrale del passato e quasi mai come evoluzione di un percorso storico e politico nel quale, seppur con idee e visioni diverse, siamo tutti indissolubilmente legati.

Viene quasi da dire: continuiamo pure a darci del comunista, del fascista e del democristiano.

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