Ddl Cirinnà: l’unione incivile del PD di Renzi.

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Il PD è per sua natura una sfida contro-natura: mettere assieme, far coesistere in una stessa famiglia laici e cattolici, ex comunisti ed ex democristiani, sinistre e centrismi moderati, è stato un progetto nobile per la costruzione di un’unione civile tra anime diverse. Ma in questa unione civile, oggi più che mai, l’amore non è il collante.

Il collante di Renzi, che il 22 febbraio festeggerà i suoi due anni da Premier, è stato sì amorevole ma fino ad oggi di ben altra natura: è stato quello dell’amore smisurato per se stesso. Alle diverse identità del PD ha sostituito la sua identità personale, prorompente. Attorno ad essa ha creato cerchi concentrici di fedelissimi (di fatto due: Boschi e Lotti. E poi le vicende bancarie e di affarismo familistico ne hanno svelato parzialmente il perché), di pasdaran disposti ad immolarsi in tv pur di difendere pure le virgole del verbo, di intere truppe salite sul carro e pronte ad apostolizzarsi da Bolzano a Palermo pur di illuminare la propria carriera con la luce propria di questo santone del rinnovamento.

In questi due anni il PD di Renzi, minoranze escluse ed inteso come cerchi concentrici attorno al leader, è diventato, di fatto, una grande comune tra famiglie. Per quasi due anni il gioco ha funzionato: ogni famiglia ha annullato la propria identità, identificandosi in quell’unica identità nella quale anche gli elettori hanno creduto: il PD è Renzi.
E a Renzi non serviva mediazione alcuna, perché nella comune vigeva tranquillamente una regola unica: comando io. La sfida nobile ed originaria del PD, quella della coesistenza contro-natura, veniva cassata perché veniva vinta in modo ingannevole, dando la sensazione di una fusione tra anime già completata e ormai fuori discussione. E chi ne stava fuori era di fatto fuori dal PD stesso: messo alla porta o separato in casa.

Oggi, da quella comune tenuta col sottovuoto spinto, fuoriescono sibili che preannunciano un’esplosione. Gli stessi senatori fedelissimi di Renzi confessano anonimamente ai giornalisti che, nel disastro del ddl Cirinnà sulle unioni civili, si sta compiendo una faida senza controllo: “Ormai siamo alla libanizzazione”. Chiamiamola pure balcanizzazione: identità diverse, le stesse che erano compresse dal capo incontrastato, stanno riemergendo. Perchè il ddl Cirinnà è cambiamento culturale, sociale, di natura identitaria di un Paese. Non della stessa natura del freddo cambiamento ingegneristico applicato fino ad ora da Renzi nelle riforme sfornate dal suo governo.

E’ adesso che Renzi si ritrova a fare i conti con la sfida durissima dalla quale il PD è nato. L’Alfano, partner di governo, è il problema minore: il vero nodo sta nel rischio di implosione di un sistema di partito messo in piedi da Renzi con un caterpillar, nel presuntuoso progetto di abbattimento delle diverse ‘case’. Perché Renzi è cesura, non evoluzione. Renzi è l’esatto contrario della natura originaria del PD, basata sull’idea di un’unione civile.

L’unione incivile, demolitrice, di Renzi si trova ora ad un bivio. Quanto sta accadendo al Senato va messo interamente in carico a lui, indipendentemente dal suo acrobatico esercizio di scansamento delle responsabilità quando le cose finiscono nel flop. Da Palazzo Madama a Bolzano a Palermo la ‘libanizzazione’ o ‘balcanizzazione’ è cosa ormai acclarata. A livello locale il marchio di ‘renziano’ significa tutto e il contrario di tutto: anche laddove le ‘comuni’ raggiungono dimensioni bulgare, nella realtà dominano le diversità interne ed ogni sotto-famiglia ingaggia una guerra fratricida che ha come unico scopo quello di recarsi dal capo con lo scalpo magari di un’elezione o di un congresso vinto, tagliando valevole per un ipotetico premio di natura familistica e personale.

Passata come dovrà passare la Cirinnà, è su questa unione incivile che Renzi dovrà riflettere seriamente. Se non per amore del PD, certamente per dovere di responsabilità nei confronti di un Paese che ha voluto conquistare e governare.

  1 comment for “Ddl Cirinnà: l’unione incivile del PD di Renzi.

  1. 22 febbraio 2016 alle 10:44

    L’ha ribloggato su transiberiani.

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