Bologna, Collettivo Hobo. Un’ingiustificabile escalation antidemocratica.

 

Schermata 2016-03-01 alle 17.49.04L’effetto ottico è orrendo. Sotto, i binari di una stazione ferroviaria che conta 85 morti per mano deviata e fascista. In mezzo, il fantoccio di un politico messo a testa in giù, come un Mussolini a Piazzale Loreto. In alto, le braccia al cielo di tre figure con in mano un pugno chiuso che sembra un saluto romano. In questa immagine, costruita dal palco del ponte della ferrovia di via Giacomo Matteotti, è racchiuso un delirio di deliri politici. Una maionese di richiami e messaggi che da una decina di giorni stanno segnando a Bologna un’escalation, oscurata da altri fatti e dibattiti.

Oggi la maionese impazzita ha colpito il leader leghista Matteo Salvini, trasformato in sagoma impiccata. Ma già da qualche giorno gli schizzi sono diretti contro Angelo Panebianco, docente di Scienze Politiche preso di mira dai collettivi studenteschi Hobo e Cua perché ‘guerrafondaio’. Una doppia interruzione di lezione, ateneo blindato, tafferugli dialettici, dopo che Panebianco ha firmato sul Corriere della Sera un editoriale, sulla questione libica e sulla sicurezza, dai toni muscolari.

Panebianco non ha peli sulla lingua. Dice che “dal dopoguerra in poi ci siamo abituati a dipendere per la nostra sicurezza dall’America… assomigliamo a quei ragazzini che, avendo avuto genitori troppo protettivi, non sono capaci di cavarsela da soli…”. E parla del Muos, il sistema militare americano di comunicazioni satellitari che dovrebbe entrare in funzione a Niscemi, in Sicilia: “il Muos potrebbe essere uno strumento prezioso per anticipare eventuali attacchi missilistici ma c’è chi ipotizza che il suo funzionamento danneggerebbe la salute. Ma lo Stato islamico si è insediato sulla costa libica, a un passo da noi, e non gli mancherebbero i mezzi, se un giorno lo decidesse, per procurare alla salute danni assai più gravi”. La conclusione è altrettanto secca: “Si dimentica che le unificazioni politiche non si fanno col burro ma con i cannoni”.

Se il dissenso a questi ragionamenti è del tutto fisiologico, se la protesta che costringe un docente a spostarsi d’aula per tenere lezione va considerata come prevaricatrice (anche senza ricondurla enfaticamente, come alcuni hanno fatto, agli albori di una nuova stagione terroristica) l’episodio di oggi offre al tutto una connotazione schizofrenica che non può essere minimizzata.

Schermata 2016-03-01 alle 17.47.24.png

Oggi il Collettivo Hobo ha rivendicato con un video (la distensiva colonna sonora è ‘Guarda come dondolo’ di Edoardo Vianello) e con un messaggio l’esposizione pubblica del fantoccio salviniano: “Il ducetto della casta fascio-leghista Matteo Salvini per l’ennesima volta ha tentato di venire a Bologna per verificare se è una città libera oppure dell’Unione Sovietica. Dopo averti cacciato già tre volte, anche oggi dimostriamo che Bologna è una città libera perché respinge la gente come te e ti fa dondolare dal ponte della stazione”.

Ecco, no. Chi si sente di appartenere ad una cultura di sinistra, antifascista e democratica, non può giustificare o tacere di fronte a queste oscenità sacrileghe, consumate nel cuore di una città-simbolo come Bologna.
Perchè in questi giorni Bologna non è libera: è ostaggio di una banda di guerrafondai dai metodi squadristi e dalla maschera pacifista.

  1 comment for “Bologna, Collettivo Hobo. Un’ingiustificabile escalation antidemocratica.

  1. 2 marzo 2016 alle 23:03

    Fatti molto spiacevoli.

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