Venezia. Via i libri, spazio ai vestiti cheap. Pelizzato (La Toletta): “Effetto spopolamento”.

Le stesse vetrine che fino a pochi giorni fa illuminavano pregiati volumi d’arte e di architettura, ora mandano in scena tristi manichini ed espositori di metallo, pieni di attaccapanni e di vestiti a 10 euro. Il colpo d’occhio è forte, trasmette la percezione di un luogo, di un angolo di Venezia, che si è svuotato improvvisamente. Se poi si pensa che quell’angolo, da oltre 20 anni ormai, era un presidio veneziano di cultura, iniziative e incontri, la sorpresa è ancora maggiore.

13210916_10207223940053038_669564257_oDi fatto, è accaduto che La Toletta, la libreria più antica di Venezia fondata 83 anni fa, abbia chiuso il punto vendita ‘Arch & Art’, sostituito da un “negozio di stracci cinesi. Che tristezza! Povera Venezia…” ha commentato in queste ore una delusa Susanna sulla pagina Facebook della libreria.

La vicenda ha inoltre un suo risvolto politico: il titolare della libreria, Giovanni Pelizzato, è vice presidente del Consiglio comunale di Venezia, eletto con la Lista Casson. Per un bel pezzo il suo nome è stato pure in ballo come candidato sindaco nelle primarie del centrosinistra dello scorso anno. Insomma, oggi Pelizzato è un esponente politico a tutti gli effetti. Segni particolari: difensore della città di Venezia contro lo svuotamento di residenti e la perdita di identità.

Dunque, si predica bene e si razzola male?

“Va detto – precisa Pelizzato – che quello spazio non è di nostra proprietà e che dunque non è stata nostra la scelta di destinare il negozio alla vendita di vestiti low cost. Da parte nostra c’è stata invece la presa d’atto di una situazione: continueremo a vendere i libri d’arte e di architettura ma accorpandoli nell’adiacente negozio storico de La Toletta”.

Una presa d’atto arrivata dopo molti anni di attività di questo punto vendita…

toletta2“Venne aperto nel 1995 e in quel periodo la popolazione residente a Venezia era di 72 mila abitanti. Oggi siamo a 55 mila e il divario fa la differenza: una libreria specializzata non si regge da sola con questi numeri e abbiamo preferito concentrare le risorse e le energie in uno spazio unico, senza con questo rinunciare all’idea della caffetteria, ad iniziative e proposte che continueranno a fare de La Toletta un luogo di incontro”.

Una politica di spending review che procede di pari passo con lo spopolamento veneziano?

“Una politica di compattamento, fatta in ragione della sostenibilità economica. Oltre alla situazione veneziana c’è da considerare l’aggravante che in Italia il settore librario (Pelizzato è presidente dei librai veneti, associati in Ali-Confcommercio) non ha sostegni come ad esempio in Francia. E non parlo banalmente di sovvenzioni ma di politiche e di interventi fondati sull’idea che le biblioteche e i libri sono capisaldi della cultura. Da noi, oltre alla possibilità di praticare sconti fino al 15%, non c’è altro. In questo senso diventa necessario portare avanti un progetto di legge che garantisca incentivi e che abbia come obiettivo la valorizzazione di un’offerta di qualità”.

Resta il fatto però che il Pelizzato-libraio ha dovuto cedere le armi proprio sullo stesso campo di battaglia che vede il Pelizzato-politico in prima fila…

“Questa vicenda è la conseguenza, l’effetto dello spopolamento della città. Quanto è accaduto, al di là dei cinesi o non cinesi, rappresenta l’ennesimo segnale della perdita di presìdi, di negozi per i residenti. Le due cose sono collegate. E quindi, pur con l’amaro in bocca, si rafforzano il mio convincimento e il mio impegno per la difesa della residenzialità a Venezia”.

Alcune domande restano però in sospeso: se anche una realtà storica veneziana ed un paladino fanno, loro malgrado, il passo indietro, significa che la diga di contenimento si è ormai rotta in maniera irreversibile?
 E se il tempo non è ancora scaduto, quale politica e quali politiche potranno invertire questo senso di marcia? Venezia deve salvarsi dai turisti, dai cinesi o dalla propria anima, imbrigliata da decenni in un eterno canto del cigno?

  14 comments for “Venezia. Via i libri, spazio ai vestiti cheap. Pelizzato (La Toletta): “Effetto spopolamento”.

  1. fabio bressanello
    13 maggio 2016 alle 10:51

    e pensare che tempo fa chiesi al gestore che nel caso ci fosse stata una possibilità serei stato seriamente interessato a prendere il suo posto con la mia attività.

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  2. D.
    13 maggio 2016 alle 14:28

    Venezia deve salvarsi dall’ossessione per “i schei” che attanaglia i suoi abitanti….

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    • 13 maggio 2016 alle 18:06

      Senza “i schei” purtroppo non sostieni la famiglia, criticare e basta, è scorretto.

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      • Pippo
        14 maggio 2016 alle 23:40

        I schei il Chinese con vestiti a 10€ non li fa nemmeno, ma si accontenta con meno e si prende un altro negozio a Venezia che un Italiano perde.

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  3. Alfonso Norte
    13 maggio 2016 alle 16:44

    Sono molto triste. Non c’è più la Venezia che conoscevo, non ritornerò per non piangere.

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  4. Elisabetta
    13 maggio 2016 alle 19:25

    Franceschini due giorni fa parlava di una sua proposta di legge da presentare al parlamento per far togliere l’IMU alle librerie. Potrebbe essere un aiuto

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  5. Tullio
    14 maggio 2016 alle 8:47

    L avidità delle persone del posto la falsità il mslcostume l ignoranzara e soprattutto la ossessione per i soldi ed anche il non vigilare da parte degli enti su questo tipo di attività hanno ridotto la città ad essere il gabinetto d Italia al posto del fiore all occhiello rimarranno 4 miserabili del posto che per sopravvivere contro lo strapotere made in Cina si mangeranno tra di loro bestie

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  6. 14 maggio 2016 alle 12:49

    Mi sono iscritto allo IUAV, Urbanistica e pianificazione del territorio (Sede Ca’ Tron) a 38 anni, per passione, perché ritengo importante migliorare il territorio sotto tutti i suoi aspetti. La cultura, com’era un tempo, intesa come interesse e miglioramento personale, è sempre più rara. Non si studia quasi più per passione, ma quasi sempre per imposizione dei genitori o perché ‘bisogna’. Le librerie come questa, servono a coloro che studiano per passione (che è diverso dal dire ‘mi piace’ o ‘è bello’: la passione è un’altra cosa), dove si trovano testi rari o particolari, usati anche di decenni e decenni. Se invece ci si accontenta dei libri ‘imposti’ o consigliati, c’è il web, con IBS, LaFeltrinelli e Amazon. La cosiddetta ‘biblioteca personale’ è un’altra cosa.

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  7. Tommaso
    14 maggio 2016 alle 22:58

    Altro punto vendita cinese, già per concetto in perdita (come farebbe a sostenersi a Venezia, con gli affitti che girano, un negozio che vende abiti a 10 euro?), con palesi finalità di riciclaggio del denaro sporco. Complimenti ai nostri amministratori, politici e forze dell’ordine.

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  8. Il politico veneziano
    14 maggio 2016 alle 23:17

    E continuano ad aprire le attività improbabili (come paghi l’affitto di un negozio a Venezia vendendo abiti da 10€?!) che hanno come finalità reale il riciclaggio di denaro sporco.. E nessuno dice niente 😂

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  9. Daniela
    23 maggio 2016 alle 1:02

    Sono veneziana d’adozione da 20 anni; ho studiato in questa meravigliosa città e me ne sono innamorata. Ho frequentato spesso quella libreria, come anche la libreria Goldoni in campo San Luca, la libreria Tarantola e quella negli ampi locali di campo San Geremia attualmente occupati da Tezenis…In tutti questi anni ho contato chiudersi anche tanti cinema: L’Accademia, il Centrale, Il Ritz, Il San Marco etc. Ho visto chiudere negozi e drogherie che vendevano merce utile alla vita normale di un residente. Neppure i negozi di oggetti artistici o di artigianato locale sopravvivono alle nuove invasioni barbariche di turisti ignoranti e maleducati che orientano la domanda di mercato verso gadget cinesi e asticelle da selfie..Purtroppo la poca coscienza storica e la poca lungimiranza dei politici abbinata ad una irresistibile attrazione per gli “schei” di troppi veneziani dall’animo levantino non aiutano a cambiare rotta rispetto al triste declino verso cui questo gioiello di mondo sta rotolando..

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  10. Daniela Viscanti
    23 maggio 2016 alle 1:05

    Sono veneziana d’adozione da 20 anni; ho studiato in questa meravigliosa città e me ne sono innamorata. Ho frequentato spesso quella libreria, come anche la libreria Goldoni in campo San Luca, la libreria Tarantola e quella negli ampi locali di campo San Geremia attualmente occupati da Tezenis…In tutti questi anni ho contato chiudersi anche tanti cinema: L’Accademia, il Centrale, Il Ritz, Il San Marco etc. Ho visto chiudere negozi e drogherie che vendevano merce utile alla vita normale di un residente. Neppure i negozi di oggetti artistici o di artigianato locale sopravvivono alle nuove invasioni barbariche di turisti ignoranti e maleducati che orientano la domanda di mercato verso gadget cinesi e asticelle da selfie..Purtroppo la poca coscienza storica e la poca lungimiranza dei politici abbinata ad una irresistibile attrazione per gli “schei” di troppi veneziani dall’animo levantino non aiutano a cambiare rotta rispetto al triste declino verso cui questo gioiello del mondo sta rotolando..

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  11. Johannes Ehrlichbiene
    20 giugno 2016 alle 17:09

    Oddio, per un attimo ho creduto che si trattasse della Libreria “La Toletta”, quella dove, fin da bambina, andavo sempre a comprarmi i libri col “15% di sconto, libri nuovi e usati”. Da piccolina quei due signori così alti mi incutevano timore, ma adoravo quel posto, vicino a tutte le scuole che ho frequentato finché ho abitato a Venezia. L’avevo rivisto alcuni giorni fa, ed ero così contenta che esistesse ancora ……. Resistete, mi raccomando!!!!!!!! Purtroppo i locali in affitto sono sempre in balia del volere dei proprietari, lo so bene anch’io, ma via, dai, speriamo bene!!!

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