PD Veneto. L’impossibile impresa di un partito centralista nella terra più tumultuosa d’Italia.

19 maggio 2016: “Il Partito democratico del Veneto rimane in attesa di conoscere le decisioni che saranno prese nelle prossime ore dalla segreteria nazionale del PD riguardo l’eventuale sospensione di tutte le procedure congressuali territoriali chiesta dal segretario nazionale”.

pd venetoAppiattito, incapace di rialzarsi dopo il disastro delle elezioni regionali di un anno fa, il PD Veneto riconferma con queste poche righe di comunicato la propria incompatibilità con il Veneto. Quale credibilità, consenso e forza politica potrà mai avere infatti un partito che agisce nella terra più tumultuosa d’Italia in fatto di indipendentismi e autonomismi e che contemporaneamente continua a ricevere ordini da Roma?

Non più tardi di 40 giorni fa, era il 9 aprile, l’assemblea regionale dei dem si scioglieva, approvando per acclamazione il dispositivo proposto dal segretario uscente Roger De Menech che fissava il 3 luglio come data in cui si sarebbero tenute le primarie-congresso per l’elezione del nuovo segretario regionale. Ma ad onor del vero, già il 3 ottobre 2015 la stessa assemblea aveva “approvato all’unanimità il percorso che porterà il partito al congresso il prossimo febbraio 2016”.

Uno stillicidio di rinvii che in queste ore sta raggiungendo il culmine dell’assurdo, con la segreteria nazionale renziana che di fatto ha già sotterrato l’ipotesi di congresso veneto. Le motivazioni potevano già essere evidenti un paio di mesi fa: il 5 giugno si vota per le amministrative e in più c’è alle porte la madre di tutte le battaglie, ovvero il referendum costituzionale di ottobre. Anche il più sprovveduto poteva facilmente capire che un congresso piazzato nel cuore dell’estate e nel mezzo di campagne di questa portata non si poteva nemmeno ipotizzare lontanamente.

Però, siccome la democrazia è democrazia anche quando è cieca (o non riesce a trovare la sintesi), la validità di quel voto ‘per acclamazione’ che stabilì il via libera al congresso doveva teoricamente rimanere fuori discussione. Invece no: da Roma, complice una stretta consultazione con i segretari provinciali, arriva un colpo di mano che ridicolizza e riduce allo zero la credibilità di questo partito in Veneto.

L’affossamento arriva nelle stesse ore in cui il presidente della Regione, Luca Zaia, mette l’acceleratore propagandistico sul referendum per l’autonomia del Veneto cercando di legarlo a doppio filo, magari in un election day, con la consultazione sulla riforma costituzionale. Il tentativo di creare il cul de sac è evidente: mettere in contrapposizione stringente le spinte autonomistiche venete con una riforma costituzionale centralistica perché “l’attuale Costituzione ci concede 19 materie su cui trattare: dopo la riforma Boschi si ridurranno a 6”.

Contemporaneamente anche Renzi stringe la morsa: chiede ai democratici veneti di sospendere ogni tentativo di ricostruzione per addentrarsi in un gioco impossibile, a testa bassa per il SI’ alla riforma cercando di abbozzare sull’autonomia del Veneto. Alessandra Moretti, da parte sua, ci prova a tenere tutto assieme, dicendo sì all’election day, sì alla maggiore autonomia e un sì alla riforma costituzionale, ma siamo nel campo degli equilibrismi arditissimi.

Dopo 12 mesi di stallo di un partito veneto allo sbando, solo oggi Renzi e i suoi, preoccupati per un successo che non è per nulla assicurato, si accorgono che il Veneto autonomista potrebbe diventare terreno principe di una possibile waterloo referendaria. E così chiamano tutti alle armi, dopo che per un paio di anni Renzi ha pensato allo smantellamento di tutte le organizzazioni periferiche del partito, fregandosene altamente di quanto accadeva nello stesso partito veneto.

Peccato che così facendo, smentendo le decisioni in chiave congressuale del PD Veneto, mette un marchio di dipendenza centralista ad un partito che avrebbe invece bisogno di incarnare un briciolo di autonomia nella terra più tumultuosa d’Italia.
Peccato anche che quella minima autonomia che renderebbe il PD Veneto più credibile non venga di fatto praticata da nessun democratico veneto. Ma evidentemente, nella stagione del Renzi dominante, anche questa è un’operazione al limite dell’impossibile.

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