Venezia. Giugno e i terremoti politici. Zicchiero: “Quadro lontano da una sintesi necessaria”.

“Il mese di giugno si sta rivelando come quello più politicamente ‘crudele’ per il Comune di Venezia. Nel senso che negli ultimi tre anni, a giugno, si sono registrati momenti di forte rottura, di capovolgimenti e cambiamenti che però non hanno portato ad una sintesi chiara delle forze in campo, cosa importante per la maturità e la crescita di un territorio. Anzi, oggi come oggi, siamo semmai in presenza di un ‘liberi tutti’ trasversale, che rende frastagliato il quadro, che moltiplica le voci e che rischia di far prevalere un caotico tutti contro tutti”.

giugno terremoti politiciAd un anno esatto, era il 14 giugno, dall’elezione di Luigi Brugnaro a sindaco e a due anni dall’esplosione dello scandalo Mose che mise la parola fine alla Giunta Orsoni e alla lunga stagione del centrosinistra, anche nel 2016 il mese di giugno ha fatto registrare un terremoto politico. Questa volta attorno alla questione della separazione tra Venezia e Mestre, con l’emergere di distinguo tanto all’interno della maggioranza che sostiene Brugnaro, quanto tra le fila dell’opposizione. Fatta salva la Lega, in rotta di collisione con il sindaco fucsia, nessun gruppo consiliare ha avuto una posizione compatta sul voto dato alla delibera di giunta che ha espresso parere negativo alla proposta di referendum.

Alla fine la delibera è stata approvata, “ma in un bric-à-brac di motivazioni e differenziazioni personali che evidenziano questa mancanza di sintesi da parte delle forze politiche veneziane. Peraltro, non è scontato che questi voti in consiglio comunale corrispondano ad un sì o ad un no alla separazione stessa. Di certo il risultato finale è che tutto si confonde”.

A fare il difficile punto della situazione è Monica Zicchiero, cronista del Corriere del Veneto che da anni segue costantemente le vicende politiche cittadine.

Sintesi che saltano. In questo senso il sindaco Brugnaro è stato messo per primo sotto accusa, ‘reo’ di non aver rispettato l’accordo politico preso con il candidato sindaco leghista Gian Angelo Bellati nel ballottaggio dell’anno scorso, che prevedeva la separazione…

“Quell’accordo valeva qualcosa come una dozzina di punti percentuali ed è valso la vittoria per chi lo ha stretto. Anche Francesca Zaccariotto, pure lei a sostegno di Brugnaro al ballottaggio, all’inizio dell’iter di questa proposta referendaria, diede parere positivo da presidente della Provincia…”.

Questo per dire che quell’accordo mirava in modo pragmatico alla compattezza per vincere, senza tanto approfondire i distinguo che già esistevano?

“Luigi Brugnaro, fin dai tempi in cui era presidente di Confindustria Venezia, non ha mai fatto mistero di essere favorevole alla Città Metropolitana. Si è sempre mosso in quest’ambito e non ha mai sostenuto che la separazione facesse bene a Venezia e a Mestre. Ha semmai sempre pensato che il nome e la reputazione di Venezia potesse e possa essere di beneficio a tutto un territorio. Più che altro è accaduto che, dopo le elezioni, quel punto di quell’accordo è stato accantonato, rinviato il più possibile nel tempo da Brugnaro. Ma non è stato il solo a farlo”.

Ovvero?

“Si è arrivati alla delibera di Giunta e alla discussione in Consiglio comunale con un’accelerazione improvvisa dei tempi. La richiesta di parere della Regione è del 5 aprile, ma si attendono di fatto altri 50 giorni per arrivare a tirare le somme in 5 ore o poco più di dibattito d’aula. Anche le polemiche sulle convocazioni delle commissioni competenti sono state furenti, con l’esponente del PD e presidente della Commissione Affari Istituzionali, Monica Sambo, che ha reclamato la competenza della materia e ha contestato il fatto che tutto il confronto sia stato concentrato in quella che si occupa di Città Metropolitana. Poi però non si sa per quali motivi, pur potendolo fare, Sambo non abbia convocato la sua commissione”.

Anche il PD ha evitato fino alla fine la sua discussione interna?

“Nel 2014, dopo il deposito delle firme dei referendari, ci fu qualcuno tra i dem che fece presente la questione. Ma non si è mai arrivati ad un serio confronto interno. Nel programma di Maria Teresa Menotto, eletta segretaria comunale poco più di due mesi fa, c’è un esplicito riferimento all’unione del Comune. Ma la situazione dei democratici, malgrado i vertici siano in maggioranza unionisti, assomiglia più ad un ‘liberi tutti’. Il fronte dei giovani renziani, ad esempio, ha rotto lo schema e ora apre alla separazione”.

Nel centrosinistra, anche Felice Casson e il deputato PD, Davide Zoggia, hanno aperto alla separazione…

“Anche qui va detto che nel programma elettorale di Casson e del centrosinistra non si fa accenno alla separazione. Poi però, alla luce di quanto è successo lo scorso anno, penso che oggi la questione referendaria venga vissuta dal PD e dal centrosinistra come occasione per rimettersi di nuovo in contatto con l’elettorato. Il PD ha necessità di tornare a sapere cosa succede negli strati sociali che vuole rappresentare, a viverli. A dire il vero ci sarebbero molte altre questioni, al di là della separazione, per poterlo fare”.

Con il referendum si starebbe dunque sviluppando una sorta di strategia senza sintesi che però cerca di coprire tutti gli umori della città. Questo anche smentendo un orientamento che, nel caso del PD, era a favore della Città Metropolitana…

“Il punto è che la Città Metropolitana si è rivelata una delusione fino ad ora e gli stessi del PD non fanno fatica a riconoscerlo. Questo è al tempo stesso il fattore che sta mettendo in difficoltà lo stesso Brugnaro che propone una sua visione di governo del territorio puntando decisamente su questo nuovo ente. Parte della sua stessa base elettorale non ha mancato di criticarlo per questo motivo, attendendosi qualcosa di diverso rispetto allo storico posizionamento delle forze di centrosinistra. A guardar bene, nei precedenti quattro referendum il Comune di Venezia ha sempre espresso parere negativo sul quesito: non è una novità l’ultimo pronunciamento della giunta Brugnaro. A tal punto che non è mancato chi ha voluto accostare Brugnaro ai predecessori, Giorgio Orsoni e Paolo Costa”.

Chi è allora politicamente più in difficoltà di fronte alla partita di questo referendum?

“Gli unionisti di ogni partito. Si sentono accerchiati, in minoranza. Magari non lo sono, però si stanno difendendo. Brugnaro lo fa di petto, certo, altri molto meno. Però l’impressione è che si sentano in pericolo”.monica zicchiero

Un anno dopo la sua elezione, questa è la prima vera crisi per Brugnaro?

“Penso di sì. Ora vedremo se nelle prossime settimane ci sarà un rimpasto di Giunta. All’orizzonte c’è la delega urbanistica, della Regione guidata dalla Lega, alla Città Metropolitana. Un elemento che potrebbe dare maggiore forza all’azione di Brugnaro. Al quale conviene dunque riconoscere, malgrado le divisioni, un protagonismo maggiore al Carroccio”.

In questo scenario così frastagliato, caotico e contraddittorio, come si sta sviluppando il dibattito sulla separazione tra Venezia e Mestre?

“Bisognerebbe riflettere innanzitutto sul fatto che, malgrado sia successo di tutto da quasi 40 anni a questa parte, questa città si ritrovi per la quinta volta a ripetersi la stessa domanda, dandosi sempre le stesse risposte e spostando sempre il dibattito sul disagio. Il fatto poi che prevalga il volume delle posizioni fideistiche rende il confronto passionale ma non appassionante e coinvolgente: gli stessi autonomisti hanno riconosciuto ad esempio che l’altro giorno c’erano ben pochi cittadini presenti al dibattito a Cà Farsetti. Siamo ancora in attesa di argomenti importanti che ci dicano perché separarsi oppure perché rimanere uniti”.

Mancano appunto le visioni di sintesi?

“La tendenza è quella di dividersi in modo manicheo tra buoni e cattivi, ma senza affrontare le questioni fino in fondo. Parliamo di ‘terremoti’ di giugno? Prima c’è stato lo scandalo Mose con le furibonde accuse reciproche. Poi ci si è dimenticati del Mose, senza approfondire politicamente le dinamiche e i nodi di quel sistema costruito attorno al Consorzio Venezia Nuova, e si è passati all’elezione di Brugnaro. Con quella elezione si è aperta la stagione delle polemiche su chi ha compiuto o meno i disastri amministrativi. Ma poi anche questo tema è stato accantonato. Ora si parla di separazione-unione, senza però offrire e saper gestire in pieno la costruzione di scenari complessivi per il futuro. Cosa che può arrivare solo da sintesi compatte, che spettano alle forze politiche, e non attraverso battaglie che hanno spesso il sapore della difesa della reputazione personale. La crescita e la maturità della città e dei suoi cittadini passa attraverso questo ricompattamento, che però appare ancora lontano”.

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