Ciampi, Salvini e il centrodestra senza identità.

ciampi-e-salviniOltre che vile, il processo per direttissima messo in piedi da Matteo Salvini nei confronti di Carlo Azeglio Ciampi, condannato per alto tradimento pochi minuti dopo la sua morte (“Si porta sulla coscienza il disastro sulle spalle di 50 milioni di italiani”), ingigantisce i punti interrogativi sui destini e sulla futura identità del centrodestra, oggettivamente tutta da costruire.

La scomparsa dello statista che lavorò per ripristinare un orgoglio nazionale unitario (non nazionalista) e traghettò l’Italia, fin da subito, nella moneta unica europea, avviene nel pieno di un weekend significativo, segnato dalla convention di Stefano Parisi e dall’appuntamento leghista di Pontida. E diventa elemento ulteriore di divisione.

Nel suo attacco diretto a Ciampi, Salvini si è ritrovato sostanzialmente isolato. Tutti, da Silvio Berlusconi fino a Daniela Santanchè, hanno espresso toni e contenuti di rispetto nei confronti dell’ex Capo dello Stato. Non è solo questione di formalità: la distanza tra la Lega di Salvini e il resto del centrodestra si misura nella differenza abissale tra un approccio che sollecita di continuo l’anti-statalismo ed uno che si muove dentro i confini istituzionali.

Accanto alla necessità di individuare un nuovo leader, il centrodestra si trova impantanato sulla questione identitaria: quale identità è in grado di offrire agli italiani? In queste ore la questione viene così risolta da Salvini: “Non chiamatelo più centrodestra, una parola che mi fa venire l’orticaria. Quello che serve è un’alleanza identitaria, sovranista e orgogliosa”.

Difficile dare un senso a questo identikit. D’altra parte Salvini rischia di mandare sempre più in confusione la stessa base leghista, quella più legata alle radici identitarie padane e non di certo ad un nazionalismo che punta ad un’operazione di consenso raccogliticcio di tutte le rabbie italiche, isole comprese. Festeggiare a Pontida il ventennale della dichiarazione di indipendenza della Padania e invocare contemporaneamente l’unità orgogliosa di decine di milioni di italiani, ‘vittime’ di Ciampi, della moneta unica e dell’Europa, è un gioco che puzza di inganno e strumentalizzazione, da qualsiasi punto lo si guardi.

Il resto del caos viene intanto completato dai fedelissimi di Silvio Berlusconi, impegnati più a smontare ogni ipotesi di leadership alternativa che a costruire il futuro. In coincidenza della due-giorni organizzata dall’ex manager e già candidato sindaco di Milano, Stefano Parisi, è partito un fuoco di fila di critiche e di accuse di collaborazionismo con Matteo Renzi destinato a bruciare, sul nascere, ogni ambizione di rinnovamento.

Tra pochi giorni, il 29 settembre, Berlusconi compirà 80 anni. La sua identità di italiano è già stata tracciata ampiamente e ben poco, se non nulla, deve ancora dire agli italiani. Il dato di fatto è che, usato come feticcio o come padre nobile, resta ancora lui la figura simbolo. Un tempo emblema di forza, oggi espressione massima dell’incapacità di cambiamento.

E’ anche in ragione di questo scenario, caotico e privo di prospettiva, che la figura di Carlo Azeglio Ciampi va conservata in modo prezioso da parte di chi crede nella continua costruzione, dinamica seppur sempre faticosa e spesso minata dalla stessa UE, di un’identità italiana ed europea.

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