Tina Anselmi. “La grandezza di una donna sbocciata da una terra eversiva”. | Int. a Daniele Ceschin.

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“Per capire la grandezza di Tina Anselmi bisogna pensare a cos’era il Veneto negli anni ’70. A quel crocevia di trame nere e rosse, di violenza ed eversione che correva lungo la linea Castelfranco-Padova-Venezia. Proprio in quegli anni e in quel contesto non semplice, dopo una lunga gavetta, Tina Anselmi sale alla ribalta della politica nazionale. E lo fa realizzando, nel concreto, un prolungamento del suo essere stata partigiana disarmata. Lo fa incarnando la nostra Costituzione e in particolare quell’articolo 54 che richiama tutti i cittadini non solo al dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Ma di esercitare le funzioni pubbliche con disciplina ed onore”.

Daniele Ceschin appartiene alla nuova generazione di storici partorita dal Veneto. ceschinTrevigiano di Pieve di Soligo, studioso in particolare della Grande Guerra, ma con un occhio di attenzione privilegiata rivolto alle vicende della resistenza e del terrorismo di matrice eversiva e politica, mette in fila una serie di riflessioni, soprattutto in chiave veneta, per leggere la figura di Tina Anselmi, che si è spenta ieri nella sua casa di Castelfranco.

“Una donna tenace e fuori dagli schemi, che ha espresso davvero un’anima popolare veneta. La nostra regione ha avuto due grandissime donne politiche: l’altra fu Angelina Merlin, ricordata quasi esclusivamente per l’abolizione delle case chiuse, ma che in realtà fu artefice di conquiste cruciali sul fronte delle pari opportunità nel lavoro e dei diritti dell’infanzia. Entrambe, Anselmi e Merlin, legate da un comune destino: quello di essere state alla fine emarginate dai rispettivi partiti, DC e PSI. Probabilmente punite per aver acquisito troppa visibilità”.

Di fatto, la ‘morte’ politica di Tina Anselmi risale a più di 30 anni fa…

“Va detto che non è corretto definire Tina Anselmi come una leader. Nel senso che, malgrado il consenso popolare, non ha mai esercitato il classico ruolo della capocorrente a livello veneto o nazionale. E’ stata sicuramente un simbolo di politica eccellente. Un simbolo usato però come un santino nel momento in cui la Anselmi non ha avuto più potere. In queste ore ci sono riconoscimenti postumi che oggettivamente lasciano perplessi…”.

In che senso?

anselmi-2“La sua carriera politica si è fermata nel momento in cui si sono conclusi i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia massonica P2, di cui era presidente. Non le hanno perdonato quella sua tenacia: evidentemente pensavano, a partire dal suo partito, che lei fosse figura mite e arrendevole. E lei ha pagato il prezzo per essere andata a scavare nella profondità di quelle vicende eversive, per aver attuato pienamente, come ben pochi altri la Costituzione, con disciplina ed onore. Nei suoi stessi appunti emerge il malessere nei confronti della DC, per uno stato di solitudine dal quale solo figure come Sandro Pertini l’hanno protetta”.

Di fatto la parabola politica di Tina Anselmi coincide con una strenua battaglia di difesa della Repubblica…

“Sì e, ripeto, a partire da un Veneto che è stato humus di trame che ci riconducono alle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Una terra nella quale, ad esempio, venne data ospitalità a un personaggio come Junio Valerio Borghese che dopo aver tentato il golpe nel dicembre 1970, si imboscò fisicamente nell’asolano, protetto in un’abitazione privata. Ecco perché la figura di Tina Anselmi va ancor più valorizzata”.

Senza strumentalizzazioni però…

“Appunto. Purtroppo non manca e non mancherà chi vorrà strumentalizzarla per sostenere, ad esempio, le ragioni del NO al referendum costituzionale o chi straparla distorcendo la vicenda P2 in chiave anti-Renzi”.

Cosa ci lascia Tina Anselmi nel suo rapporto con la Costituzione?

“Lei incarnava benissimo la prima parte della Costituzione. L’ha sempre attuata applicandola alle politiche sulle pari opportunità, per il mondo del lavoro, attraverso la riforma sanitaria. In questo è stata anticipatrice rispetto al suo stesso partito”.

Fin dagli esordi lei, Ceschin, ha aderito al Partito Democratico. Al di là delle parole di circostanza, cosa il PD, a partire magari da quello veneto, dovrebbe fare concretamente attingendo dall’eredità di Tina Anselmi?

ceschin-4“Anselmi arriva in Parlamento nel 1968 dopo un percorso di vent’anni. Ci arriva al termine di una selezione della classe dirigente che si realizza attraverso il rapporto dal basso con le persone. Questo dovrebbe fare il PD, ovvero ricominciare a lavorare dal basso. Un percorso obbligato per evitare di doversi rifare sempre a guide effimere che durano lo spazio di qualche mese. Nonostante il Veneto sia una delle regioni più importanti d’Italia, il PD qui non esprime esponenti carismatici, di primissimo piano, in grado di aprire una stagione diversa da quelle del recente passato”.

A proposito di passato: non pochi ricordano che a Tina Anselmi, nel 1995, venne sbarrata la strada per la candidatura a Presidente della Regione Veneto….

“Sì. Diciamo che quella vicenda dovrebbe far riflettere su un altro aspetto da cambiare. Nel senso che oltre a selezionare dal basso la classe dirigente e riuscire a trovare le figure leader, l’essenziale è non pugnalarle…”.

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