Oltre il referendum. 20 milioni di non votanti: una risorsa per la democrazia.

Lasciando da parte i sondaggi, la previsione più realistica sul referendum l’ha fatta Matteo Renzi: chi supera i 15 milioni di voti, vince. Non è un caso che il Premier stia spingendo come un forsennato per portare alle urne almeno il 60% degli italiani, ovvero 30 milioni di cittadini: la quota della salvezza. Un bacino nel quale rientrano tutti gli incerti e pure quella ‘maggioranza silenziosa’ tanto evocata in questi giorni.

Dunque, stando così le cose (milione più-milione meno è comunque difficile andarci lontani), saranno circa 20 i milioni di italiani che, nel derby tra SI’ e NO, decideranno di non votare. Una marea. Di fatto, potrebbero essere proprio loro il blocco di maggioranza relativa: impermeabile ad ogni sirena e refrattario alle ruffianerie bifronti di chi si presenta come liberatore del Paese dalla casta, dall’establishment, dal sistema. Un blocco granitico che non si farà scalfire neppure dalla più ghiotta delle promesse così come dal più oscuro degli scenari apocalittici.

no-grazie-non-vi-votoChiamarli silenziosi è approssimazione. Più che altro sono invisibili, perché la politica da tempo non riesce più ad intercettarli, a vederli, rinunciando a considerarli come cittadini cui dare risposte o persino, in maniera più becera, come fieno da mettere in cascina. Anzi, spesso e volentieri la marea viene più o meno esplicitamente denigrata, considerata come popolo di analfabeti, webeti, menefreghisti, degni di essere espulsi da ogni processo democratico.
Dunque, dopo la beffa di una politica che li ha allontanati in tutti i modi, pure lo stigma.

Nell’epoca del fideismo cieco che aleggia sui leader e delle milizie di apostoli che replicano il verbo come membri assatanati della Chiesa di Scientology, gli invisibili rimarranno reietti fino al 4 dicembre. E dopo? Una volta che verrà scoperto l’arcano sui vincitori di questa guerra di religione, arriverà il tempo di una politica che aprirà gli occhi sulla marea dei 20 milioni di invisibili? La prateria per un nuovo progetto è potenzialmente immensa.

In questi giorni si sono levate, con tutto il loro disagio, due voci autorevoli.

La prima è di Roberto Saviano, che esprime così un bel pezzo di umore di chi (difficilmente definibile analfabeta o menefreghista) si chiama fuori dalla partita:

“Questa riforma non è la resa dei conti, se non per chi ci ha messo la faccia, sbagliando, rendendo questo referendum uno spartiacque, ma non per il Paese, ma per se stesso. Tutto il rumore che si sta facendo è un modo per occupare posizioni in quella che è una personalissima lotta per il raggiungimento di un personalissimo potere. Non mi saranno amici i signori del sì e non mi saranno amici i signori del no se dico che questo risiko per recuperare una percentuale minima di consenso è il peggior servizio che si sta facendo all’Italia. Un danno del quale non voglio essere complice. Non mi chiamate in sostegno, questo referendum è solo affar vostro, per questo referendum, io non ci sono”.

Dentro queste parole c’è tanta voce di chi sente stanchezza, nausea, sfinimento nell’essere trattati esclusivamente come carne elettorale. E, soprattutto, c’è un’interpretazione che fa crollare tutta l’impalcatura di questo referendum: il cosiddetto sistema non sta nel fronte del SI’ o nel NO, ma sta in ambo i fronti. E’ un potere che si gioca la partita solo in una metà (o poco più) del campo. Con altri 20 milioni che se ne stanno fuori, lontani, a distanza di sicurezza da ogni leader, profeta, apostolo o hooligan.

La seconda voce è quella di Ilvo Diamanti che da politologo, sorprendentemente, esprime un altro grido di dolore personale:

“Intorno a noi vediamo leader senza partiti e partiti senza società e senza territorio. Così i leader si rivolgono direttamente ai cittadini. Senza mediazioni. D’altronde, le mediazioni sono sempre più difficili da proporre e da imporre. Perché i cittadini appaiono, a loro volta, più soli. Visto che non solo i partiti, ma anche le associazioni tradizionali si stanno indebolendo. Il sindacato, le organizzazioni di rappresentanza degli interessi: hanno perduto la loro base sociale. Per questa ragione, in questi tempi di democrazia im-mediata, attraversati e interpretati da uomini soli al comando, chiamati a decidere subito e senza mediazioni, in rete o attraverso i referendum popolari, mi sento un po’ a disagio. Così a volte provo un po’ di nostalgia. Dei (buoni) partiti. Capaci di rappresentare la società. Capaci di indicare percorsi futuri, perché hanno un passato, una storia. E ammetto la mia preferenza per la democrazia rappresentativa. Per la “buona” mediazione, realizzata da “buoni” mediatori”.

Diamanti sembra smontare un altro pezzo di propaganda bifronte: il pericolo populistico o dell’uomo forte è già insito nel presente di un sistema privo di mediazione e non è una prospettiva futuribile a seconda che vinca il SI’ o il NO. Non sono i non votanti a rappresentare un popolo alla ricerca del capo assoluto. Semmai è proprio il contrario. Semmai è una marea di persone che accusa la politica di rimanere inascoltate ed isolate.

Alla vigilia di un voto che viene spacciato come chiave di volta per il Paese, sono questi 20 non-votantimilioni di italiani, invisibili e non-votanti che, paradossalmente, possono rappresentare dal 5 dicembre in poi una risorsa preziosa e supplementare per la democrazia. Un terreno fertile per riprovare un approccio alternativo ad un sistema largamente dominato dal leaderismo e che gioca in una sola metà del campo, o poco più.

Dal 5 dicembre resta, comunque vada, uno spazio ampio per provare politicamente a mettersi in contatto con chi chiede tutto tranne che la deriva idolatrante, populistica ed urlata che è già diventata sistema. Persone che forse, semplicemente, chiedono un contatto, un rapporto ed una rappresentanza diversa. Il compito politico che resta sguarnito è quello di capire fino in fondo questa dinamica e di provare a rappresentarla degnamente.

  1 comment for “Oltre il referendum. 20 milioni di non votanti: una risorsa per la democrazia.

  1. 23 novembre 2016 alle 8:12

    L’ha ribloggato su Comitato per il No – Cremona.

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