Patto per Venezia. Renzi e Brugnaro firmano la nascita di un nuovo partito di governo della città.

il-pattoCi sono volute 5 ore per capire quale fosse il testo giusto, firmato stamani da Matteo Renzi e Luigi Brugnaro, del cosiddetto Patto per Venezia. Il Comune ne ha diffuso uno, Palazzo Chigi un altro. Stavano per chiamare la scientifica per vedere col luminol dove il premier e il sindaco avevano apposto le impronte digitali. Se arrivava direttamente la buoncostume era meglio: un cabaret così, applicato alla politica, è indecoroso.

Alla fine (al di là dell’errore materiale di comunicazione ammesso da Roma) la verità stava nel mezzo. Nel senso che Renzi ha dato carta bianca al sindaco di Venezia, lasciato abbastanza libero di riempire come voleva questo pezzo di carta del valore di 457 milioni di euro. Questo perché, come ha nitidamente spiegato il Presidente del Consiglio “i sindaci vincono le elezioni con il loro disegno e il compito del Governo è di aiutare il loro disegno”. Punto.

La traduzione simultanea di questo idioma governativo è stata così messa nero su bianco, con alcuni passaggi che sostanzialmente affondano il PD che si era illuso di poter fare opposizione a Brugnaro e fondano di fatto la parte renziana con l’amministrazione fucsia. I nodi cruciali sono infatti legati alle grandi navi e alle infrastrutture. E non a caso, fin da ieri, più di qualcuno nel PD, informato della piega che stava prendendo il documento (sul quale i fedeli collaboratori di Brugnaro stavano ancora lavorando, in tarda serata) stamani si è svegliato facendosi il segno della croce.

In quei 2 milioni di euro destinati dal Patto alla progettazione del ‘Tresse Nuovo’, canale il cui progetto è stato approvato dal Comune di concerto con l’autorità portuale di Venezia, c’è infatti la benzina che potrà far andare avanti una soluzione che richiede interventi di scavo in laguna. Cosa che la parte che aveva sinceramente sostenuto Felice Casson alle elezioni del 2015 ha sempre visto come il diavolo. Soluzione che comunque il PD, nel suo complesso, non aveva mai sposato in maniera ufficiale.

L’altro punto di estrema delicatezza riguarda la stazione ferroviaria di Mestre, con l’impegno “per la progettazione e la realizzazione dell’intervento di riqualificazione urbanistica ed edilizia mediante una nuova stazione ferroviaria sopraelevata”.
Su questo fronte chi si era più speso opponendosi all’ipotesi è stato il capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Andrea Ferrazzi. Esponente che, al di là degli schieramenti interni (Ferrazzi aveva assunto in questi giorni un ruolo di ambasciatore locale nei rapporti con il premier e segretario dem) si ritrova ora sconfessato dallo stesso Renzi.

Il Patto, tenendo da parte la valenza economica, produce dunque due spaccature pesantissime nel PD e nel centrosinistra.
Fatto che si riflette nelle dichiarazioni opposte delle due segreterie veneziane.

Senza peli sulla lingua la segretaria comunale dem, Maria Teresa Menotto: “Chiediamo che venga al più presto chiarito quello che riteniamo un grande errore e ribadiamo con forza che la soluzione “Tresse Nuovo” non è accettabile per il Partito Democratico della Città”.

Di tutt’altro avviso la segretaria metropolitana, Gigliola Scattolin, che non eccepisce su alcun punto dell’accordo: “Il Governo è il migliore alleato della Città Metropolitana di Venezia e del Veneto. Nel Patto per Venezia firmato oggi ci sono molte delle indicazioni chiave che abbiamo indicato nel nostro “Piano Strategico Metropolitano” : il documento, frutto di un percorso di condivisione con i territori, le categorie e le associazioni, che abbiamo redatto e affidato ai consiglieri metropolitani per chiedere a Brugnaro di muoversi e di dare quelle risposte che il nostro territorio”.

A Scattolin si aggiungono le dichiarazioni di eguale entusiasmo epocale da parte degli esponenti di governo Baretta e Zanetti, oltre che della capogruppo Pd in Consiglio regionale, Alessandra Moretti. A fare da contraltare le parole di sconcerto espresse di prima mattina, via social, dal deputato Davide Zoggia: “Non per polemizzare, ma nel patto che han firmato Renzi/Brugnaro c’è una netta sconfessione della linea del PD sulla questione grandi navi, o sbaglio?”

Per la consigliera comunale PD, Monica Sambo sono intanto ore difficili, tra decine di telefonate al fulmicotone. E già riflette sullo scenario che d’ora in avanti si profila in relazione al suo ruolo di opposizione: “La mia contrarietà sul progetto Tresse Nuovo è assoluta. Mi chiedo come sarà possibile esprimere in queste condizioni una forza di opposizione. Mi chiedo soprattutto con quale progetto politico competitivo, tra tre anni, saremo in grado di presentarci alla città”.

Quanto basta per capire che da oggi, dopo la firma del Patto per Venezia, la geografia politica in città è ufficialmente stravolta.
La nascita di un nuovo partito di governo della città è cosa fatta.

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