Brugnaro e la sua vendetta. Sospeso dal lavoro lo studente che lo aveva criticato.

Video intervista di Giacomo Cosua (Positive Magazine)

Alla fine la ritorsione è rientrata. Ma di questo si è trattato: di una ritorsione in piena regola. Difficile pensare ad altro, vista la sospensione dal lavoro a chiamata che Niccolò Onesto si è ritrovato a subire per qualche ora, a pochissimi giorni di distanza da quella sfida verbale che lo ha visto protagonista contro il sindaco Luigi Brugnaro, nel corso di un incontro pubblico dedicato al mondo della scuola. Una sfida nella quale Brugnaro aveva acceso le micce e le minacce con quel suo ‘vieni fuori’, rivolto al ragazzo ‘reo’ di aver manifestato giorni prima la sua preferenza al NO referendario, con un cartello che recitava ‘Renzi e Brugnaro, la generazione ribelle vi seppellirà’.

brugnaro-arrabbiatoDa quell’invito pieno di rancore bullista, Brugnaro se ne era poi fuggito fisicamente a gambe levate. Ma evidentemente la sua voglia di vendetta o di chi pensa sia doveroso rendergli cieco servigio, ha continuato a covare. Una vedetta meschina: punire la dissidenza usando l’arma dell’espulsione da una attività lavorativa.

Precaria certo: Niccolò fa la maschera al Teatro La Fenice. Ma proprio perché di precariato si parla, una palude nella quale intere generazioni vivono quotidianamente nel nostro Paese, la piega che ha preso comunque (al di là del dietrofront) questa vicenda, assume contorni gravissimi.

Questa ritorsione rientrata, evidentemente sull’onda delle polemiche che già cominciavano a montare feroci una volta che la notizia è diventata di pubblico dominio, rispecchia comunque in toto un clima e la condotta di un uomo che esercita il proprio ruolo con un approccio inequivocabilmente autoritario. Facendolo pesare sempre e comunque.

Un sindaco che usa costantemente la violenza e l’intimidazione come metodi prioritari per affrontare chi non è d’accordo con lui. Lo si è visto ampiamente in Consiglio comunale, lo si vede in ogni occasione in cui Brugnaro deve risolvere le controversie più impegnative.

Soprattutto, Brugnaro coltiva una concezione malata dell’amministrare, una visione che riduce i cittadini veneziani, sicuramente quelli dissidenti rispetto alle sue idee e azioni, alla stregua di dipendenti che devono tacere e devono subire ogni bizza e decisione del padre-padrone.

Sullo sfondo di questa vicenda si aggiunge il sempre più marcato indebolimento dell’opposizione politica che, dopo il Patto per Venezia tra Renzi e Brugnaro, vede moncate le gambe del PD e del centrosinistra. Fatto salvo il M5S e qualche anima isolata che comunque non riescono a fare sufficiente massa critica, diventa sempre più allarmante lo spazio di libera prepotenza istituzionale concessa al padre-padrone.

Resta, fuori dai palazzi, il contrappeso della civica opposizione dei cittadini che non vogliono subire questo coprifuoco intimidatorio sulla libertà di manifestare ed esprimere le proprie idee.

Ma la sensazione è che questa ritorsione, seppur momentanea e magari eseguita da qualcuno di eccessivamente zelante, appalesi per la città un deficit di democrazia che nessun premier, nessun Unesco e nessun profeta della salvezza della città, vuole vedere.

Salvarsi, difendersi da questa debolezza democratica è una priorità.

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