Da Poletti a Brugnaro. Sotto l’albero di Natale, insulti, arroganze e irresponsabilità politiche.

presunzioneIn questi giorni pre-natalizi l’augurio che mi viene recapitato con maggiore frequenza, tra sorrisi e pacche sulle spalle, è: “Mi raccomando, fai il bravo. Comportati bene”. Io abbozzo, tra sorrisi e strette di mano sulle spalle. Poi mollo la presa e mi guardo attorno. Perché, in questi giorni pre-natalizi, l’elenco di politici cui bisognerebbe recapitare direttamente Babbo Natale per una pacca sulle spalle ed un invito a ‘fare il bravo’ è notevole.

Tra incapacità acclarate, manifestazioni di irresponsabilità, arroganze e insulti, il presepe istituzionale del 2016  copre da solo tutta via San Gregorio Armeno, a Napoli.

Ce n’è per tutti i gusti. C’è il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, che invia indistintamente ai nostri 100 mila giovani all’estero una strenna natalizia piena di stima: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Poi però, se qualcuno ricorda che tra quei giovani c’è pure Fabrizia Di Lorenzo, assassinata (nelle stesse ore del delirio polettiano) a Berlino tra le bancarelle di Natale, si passa per speculatori e fomentatori d’odio. Suvvia, fate i bravi.

E c’è poi la sindaca grillina di Roma, Virginia Raggi, che a sei mesi di distanza dalla sua elezione continua ad auto-ghigliottinarsi. Tra l’arresto per corruzione del fidatissimo Raffaele Marra, le dimissioni dell’assessora Paola Muraro indagata per illeciti ambientali, il bilancio bocciato dall’organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio, il rischio di ritrovarsi lei stessa indagata per conflitto di interesse in merito all’assunzione del fratello di Marra alla Direzione Turismo, la Raggi è ormai buona come didascalia per le vignette che riproducono i penitenziari. Però poi, se qualcuno parla di incapacità, anche senza invocare il taglio della sua testa, è un mascalzone. Eddai…. Comportatevi bene. Su.

In mezzo a tante pecorelle adoranti e acclamanti, altri personaggi si sono distinti per le loro perle: il democratico vice presidente della Camera, Roberto Giachetti, parlando di leggi elettorali ha definito il compagno di partito Roberto Speranza uomo dalla ‘faccia come il culo’, impreziosendo così la ‘fase zen’ inaugurata da Matteo Renzi nel corso dell’assemblea nazionale PD, dopo la batosta referendaria.
E pure la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che poche ore prima era scoppiata in lacrime davanti ai consiglieri regionali per gli insulti personali presi, non ci ha pensato un secondo a rilassarsi con una bella risatina alla faccia di Speranza.
Dai, che palle: son ragazzi.

Ragazzata, con foto instagram dall’India, anche per la capogruppo PD in Consiglio regionale del Veneto, Alessandra Moretti. Un’istantanea che, nei giorni dell’approvazione del bilancio e dopo un carniere di 25 assenze su una novantina di sedute d’aula, l’ha immortalata sul posto. Perdendolo. Tutto questo mentre decine di esponenti dem veneti e migliaia di leoni da tastiera, che hanno votato NO e che sono ‘invidiosi e mediocri’, restano inchiodati alla loro poltrona. Quanta ingiustizia.

Detto di uno dei campioni della prepotenza istituzionale, il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, che su Sky ha perentoriamente ordinato alla giornalista di turno di chiamarlo per nome, ovvero ‘Presidente o Professore’, resta il caso clinico chiamato Luigi Brugnaro.

Pare che anche Babbo Natale si sia rifiutato di passare con la slitta davanti alla sua dimora di Mogliano Veneto. Troppi rischi per l’incolumità. E poi, è perfettamente inutile invitarlo a fare il bravo. Il sindaco di Venezia è ormai caduto in una fase di insulto cronico che ha ben poco di simpatico o leggero.

Gli epiteti rivolti ieri ai consiglieri comunali di opposizione, in primis quelli spediti al capogruppo Andrea Ferrazzi (“Disastro de omo, porta sfiga”. “Va fora, cori, va via!!”. “Dentro chel serveo c’è il nulla, il nulla!!!”) oltre a rischiare di finire in un aula giudiziaria, catapultano il Comune lagunare in una dimensione derelitta che è l’esatto mix di quello che viene esposto a vario titolo nella vetrina nazionale: irresponsabilità, arroganza, incapacità, totale mancanza di rispetto dei cittadini e delle istituzioni.

L’impressione è che, di fatto, il funzionamento regolare degli organismi democratici cittadini, e pure la serenità di chi vi lavora, siano pesantemente compromessi da un clima di intimidazione perenne creata dal primo cittadino. Venezia e il suo Comune paiono in questo momento sotto una sorta di scacco, per mano di una figura che, detta eufemisticamente, fa molta fatica a mantenere l’equilibrio.

Se ci fosse la possibilità di un commissariamento per squilibrio non di bilancio ma di personalità, si potrebbe tranquillamente chiudere qui la pagina fucsia di Luigi Brugnaro.

Però non si può dire. Dai, cari cittadini ed elettori di terra, di mare e di ogni latitudine italica. Almeno a Natale, fate i bravi.

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