Smog. Il respiro cortissimo della politica.

‘Chiudi la bocca, Piero’. Ogni mattina è così.
Lui mi fa pena e ormai, nel mio tentativo di risparmiargli veleno, mi faccio pena da solo.
 Mi sento impotente. Da circa un mese, per accompagnare mio figlio alla scuola materna, ho deciso di cambiare percorso. La strada a piedi, guidando il passeggino, la faccio più lunga. Faccio quella più ‘pulita’.
Almeno, pateticamente, l’ho spiegata così a mio figlio. 
Invece di fare la scorciatoia-gimcana tra le auto che ci inalano smog ad un metro dalla bocca, ho scelto di percorrere il marciapiede dello stradone principale, separato dalla carreggiata grazie ad una ‘ecologica’ pista ciclopedonale. Illusioni. Tanto il veleno arriva da ovunque.

smog‘Respira solo col naso, Piero’.
Mestre è una delle più grandi camere a gas d’Italia, collocata nel cuore della più grande camera a gas d’Europa: la pianura padana. Secondo i dati ufficiali dell’Agenzia Europea sull’Ambiente (EEA), contenuti nel rapporto ‘Air Quality in Europe 2016’ i cittadini europei sono esposti a livelli di polveri PM10 e PM2,5 e ozono superiori ai limiti di legge. Ogni anno si contano quasi 500.000 mila morti premature nei 28 stati membri dell’Unione Europea. Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto ne conteggia 91.050: morti che in buona parte si concentrano nelle regioni padane.
 Mestre, assieme a Venezia, ha conquistato nel 2016 il terzo posto nazionale, a pari merito con Milano, per numero di superamenti (73) della soglia limite di polveri sottili, ovvero 50 microgrammi al metro cubo. Torino è primatista con 86 giorni di sforamento (fonte: Legambiente). E pensare che la legge fissa in 35 giorni il numero massimo di superamenti annui, pena sanzioni europee che per l’Italia sono già miliardarie. A dirla secca, siamo a violazioni da ergastolo.

‘Piero, non respirare proprio’.
La colpa è di ognuno di noi. Chi prendendo l’automobile, chi viaggiando in aereo, chi per scaldarsi, chi producendo: tutti siamo carnefici e vittime dell’inquinamento dell’aria.
Se c’è però una cosa che rende ridicolo lo starnazzare quotidiano della politica e ne rileva la natura di cortissimo respiro è proprio lo smog.
Da anni e anni il decalogo delle buone intenzioni è grossomodo sempre lo stesso: innovare le tecnologie del parco stufe per ridurre le emissioni, porre un freno alla diffusione di impianti a biomasse e di inceneritori, programmare un piano di forestazione lungo le principali strade ed autostrade, incentivare l’uso dei mezzi pubblici, ecc. ecc. ecc.

La camera a gas però è sempre quella. Intanto, voci come Legambiente insistono:

“Sono urgenti e necessari interventi strutturali, di lunga programmazione, i cui tempi di messa in opera superano quelli del mandato elettorale di un sindaco. Serve un piano nazionale che aiuti i primi cittadini a prendere e sostenere le decisioni giuste: misure strutturali e permanenti, anche radicali e a volte impopolari, per la cui realizzazione occorrono, per altro, investimenti largamente al di sopra della portata dei Comuni, stretti dal patto di stabilità. Troppo spesso i sindaci sono lasciati soli di fronte all’emergenza e improvvisano cure inadeguate e scarsamente efficaci”.

Tradotto, servono interventi e investimenti costanti, cospicui, decennali. Impopolari.
Ma quale politica, in questo tempo frenetico e rapidissimo della politica e della narrazione favolistica, in cui il massimo consenso va colto nel minimo tempo possibile, potrà salvarci?

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