Renzi va veloce contro l’onda trumpista. Lo fermi chi può.

trumpistiDal referendum costituzionale al referendum su Donald Trump.
Più ravvicinate nel tempo saranno e più le prossime elezioni politiche in Italia rischiano di trasformarsi in questo: una consultazione nella quale il modello Trump sarà inevitabilmente al centro del dibattito, rendendolo bipolare. Da un lato il blocco di chi è essenzialmente ‘protezionista’ su una serie di temi cruciali: politiche migratorie, sicurezza, lavoro ed economia. E dall’altro chi? Essenzialmente il PD, spaccato al proprio interno e sull’orlo di una scissione. Essenzialmente Matteo Renzi che tenta nuovamente un uno contro tutti, nella convinzione che quel 40% per lui letale del 4 dicembre scorso possa tramutarsi in un 40% elettorale vincente, capace di consegnargli quel premio di maggioranza indispensabile per governare nuovamente il Paese.

Lo schema insomma, nella testa del segretario PD, non cambia di una virgola. La sua scommessa è destinata ad imperniarsi ancora una volta sulla convinzione che, di fronte allo spauracchio dell’accozzaglia di populismi, sia lui l’appiglio progressista di salvezza, governabilità e credibilità cui gli italiani (almeno il 40%) si aggrapperanno. Il 4 dicembre gli è andata malissimo, ma lui comunque vuole andare avanti a testa bassa: addirittura coltiva l’ambizione di andare al voto il 30 aprile. Al massimo nel mese di giugno.

Per convinzione, voglia di rivincita immediata o disperazione, Renzi non è minimamente sfiorato dal dubbio che se oggi le forze di destra e nazionaliste, quelle che vogliono ‘chiudere con l’euro, gli immigrati’ e ‘allearci con Putin nell’interesse nazionale’ chiedono il voto subito è perché sanno che l’onda lunga o dello tsunami che Trump potrebbe provocare elettoralmente in Europa va sfruttata ora. Adesso, non tra un anno. Adesso che l’eco dei provvedimenti alla Trump, come quello che limita gli accessi all’immigrazione da sette Paesi islamici, può trovare un fertile terreno di consenso.

Nel weekend appena trascorso, dominato dalla doppia iniziativa che ha visto Renzi a Rimini e D’Alema a Roma suonarsele più o meno direttamente di santa ragione, è passata in secondo piano la manifestazione di piazza ‘Italia Sovrana’, organizzata nella Capitale da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, le anime radicali del centrodestra. “Buon lavoro al presidente Trump e a Putin: averne a palazzo Chigi di Trump e Putin. Quello che dice Trump lo faremo noi quando andiamo al governo, a casa nostra solo se invitati”: le parole del leader leghista bastano e avanzano per prevedere il tenore della campagna elettorale.

Non solo. Oggi, a distanza di 48 ore, Renato Brunetta che è capogruppo alla Camera per Forza Italia, dopo aver preso qualche bordata di fischi alla manifestazione sovranista, ufficializza una posizione che non può passare inosservata: “Con la manifestazione ‘Italia sovrana’ di sabato a Roma è ricominciato il dialogo. Io sono molto contento che ci sia questa convergenza su una strategia di unità. Centrodestra unito di governo significa andare insieme alle prossime elezioni amministrative, significa andare insieme alle prossime elezioni politiche, vedremo in base alla legge elettorale se con una coalizione o con una lista, vedremo se fare le primarie per legge, oppure no. Però le premesse ci sono tutte, sono molto ottimista, e sono molto ottimista anche per l’esito finale: il centrodestra unito di governo vince. Tante anime, tante sensibilità, un’unica sintesi: prima l’Italia e gli italiani”.

Parole che, al netto delle briciole di Alfano, dovrebbero far venire qualche dubbio sulla bontà dell’insistenza renziana nel cercare il voto dell’elettorato centrista grazie al quale pensava di consacrarsi leader assoluto. E, in ogni caso, sarebbe questo il centrodestra con il quale stringere alleanze di governo in parlamento, nel dopo elezioni?

Invece no. Renzi chiude sempre di più dalla parte opposta, spinge sempre più all’angolo la sinistra. Vuole andare veloce, sfidare tutti, adesso.
Per far questo dovrà far capitolare per la seconda volta un Premier del proprio partito, dovrà chiudere le porte ad un congresso straordinario che tracci linee politiche condivise, dovrà evitare elezioni primarie per blindare i propri capilista e ottenere una pattuglia parlamentare di yes man.
Dovrà annichilire sempre di più la parte sinistra del PD, anche a costo di scissioni. Ma, ancor di più, indipendentemente da ciò che faranno i D’Alema, Bersani e Speranza, a costo di ritrovarsi con una parte di elettorato PD non disposto (ancor meno disposto rispetto allo scorso 4 dicembre) a cedere di fronte al ricatto ‘o votate me oppure l’accozzaglia’. E in questo caso, salvo diserzioni alle urne, l’accozzaglia ha un nome preciso: Movimento 5 Stelle.

Di tutto questo Renzi, per convinzione, smisurata ambizione o paura di sparire di scena, pare non voglia tenere conto. E si stenta davvero a capire da dove possa arrivare quel 40% che, a suo dire, è a portata di mano.
 Nel mare di convinzioni, reali o disperate, nel quale naviga Renzi, ci sono alcuni dubbi che legittimamente qualcuno a lui vicino, solleva.
Ad esempio Matteo Richetti, in un’intervista sintetica rilasciata a La Stampa, lancia un paio di spunti scomodissimi: “Non cediamo alla demagogia di Grillo e Salvini anche su questo: dobbiamo dirlo che andando a votare c’è un grave rischio paralisi. Andare a votare con un sistema che rischia di mettere in difficoltà il presidente della Repubblica sulla persona a cui dare l’incarico è da irresponsabili. Condivido il fatto che probabilmente il Paese è pronto per le elezioni, ma prima ci sono cose da fare. E una legge elettorale che ci eviti di finire nel delirio spagnolo”. E ancora: “E’ finito il tempo dell’oracolo, serve condivisione e dobbiamo coinvolgere tutto il partito, anche chi non la pensa come te…”.

Con lo spauracchio della scissione, con la forza del dubbio o con la persuasione della prudenza per evitare il caos, chi può fermi Matteo Renzi.

  1 comment for “Renzi va veloce contro l’onda trumpista. Lo fermi chi può.

  1. 1 febbraio 2017 alle 8:19

    L’ha ribloggato su transiberiani.

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