Da Venezia a Mestre. Sul 4L, l’autobus delle sardine-schiave.

4lA metà del percorso i finestroni dell’autobus 4L si affacciano su una distesa di uomini-sardina che si accalcano alla fermata Fincantieri. Quando le porte si aprono i respiri di chi è già a bordo si fanno grossi e sbuffanti. Qualcuno bestemmia a voce bassa, qualcuno chiude gli occhi rassegnato. Quando il pomeriggio si avvicina alla sera il cantiere Fincantieri di Porto Marghera scarica le sue sardine: il 4L diventa come un peschereccio di Mazara del Vallo, pieno zeppo di varia umanità stipata. Tutti pesci piccoli: tutti se ne tornano a casa lasciandosi Venezia alle spalle e una giornata di lavoro quando c’è.

Siamo tutti sulla stessa barca? Forse sì. Forse, per le sardine che si accalcano alla fermata Fincantieri, la barca è una nave da allestire in condizioni di umanità all’ultimo stadio.

Da non pochi anni a questa parte si susseguono inchieste giornalistiche e denunce, allarmi sindacali e indagini su quanto accade attorno e dentro gli stabilimenti di questa industria di Stato. Anche a Porto Marghera. Anche per chi sbuffa per pochi minuti di viaggio stipato diventa quasi colpevole il dire di non sapere.

L’umanità che sale a bordo del 4L è quella che ha raccontato su Repubblica e con un libro (‘Grazie’, pubblicato da Chiarelettere) il giornalista e scrittore Riccardo Staglianò. E’ quella della giungla dei subappalti e del tutto compreso. Quella di un incipit da romanzo:
“Il baretto davanti all’entrata della fabbrica, quella specie di company town che è l’impianto veneziano dell’industria leader della navalmeccanica, sembra una macchina del tempo della lotta di classe. I delegati sindacali portano fuori per brevissimi intervalli i tanti “terzisti” che hanno da denunciare qualcosa. C’è un cinquantenne slavo che è caduto da un ponteggio di tre piani (sui ponteggi in teoria dovrebbero starci solo i dipendenti diretti), si è maciullato un braccio e ora non riesce più a pettinarsi da solo ma nessuno vuole risarcirlo. C’è un ventenne di Fez che ha sganciato, come tanti suoi connazionali, 4000 euro a un intermediario in Marocco che prometteva, oltre al contratto, anche l’alloggio. “Ho aspettato 2-3 mesi prima di cominciare a lavorare, poi mi chiamavano quando volevano loro. E per quanto riguarda la stanza, me la pago io, 200 euro al mese moltiplicato sei”. Non solo: l’iniziale assunzione a tempo indeterminato è stata derubricata ad apprendistato. Diverso nome, stessi titolari, diritti dimezzati. Qui il dibattito sull’articolo 18 non l’hanno mai davvero capito. Se c’è da licenziare che problema c’è? Si chiude una società e se ne riapre un’altra….”.

L’umanità che sale a bordo del 4L ha il volto del “cottimo spericolato dei saldatori croati che lavorano nei doppifondi dello scafo senza tubi di scarico, per risparmiare tempo, a rischio di diventare bonzi involontari da un momento all’altro. Commenta un delegato: “Sono bravissimi, precisi, velocissimi ma a 25 anni ne dimostrano 50”.

E’ questa la carta d’identità dei volti di quelle sardine del 4L, dalla barba incolta e gli occhi stravolti. Nell’inchiesta realizzata da Giovanna Boursier per Report, la domanda di partenza è “Che ne è del grande popolo di navigatori? Nel tempo si sono tirati un po’ i remi in barca e puntato soprattutto sui grandi alberghi galleggianti, che vuol dire un enorme indotto, perché mica puoi assumere tutti quelli che ti servono per appendere i lampadari, appendere i quadri fare l’impianto di condizionamento o mettere giù la moquette. I problemi saltano fuori quando appunto la moquette la sollevi e ci guardi sotto….”.

E i problemi, qualche anno dopo, fino ai nostri giorni sono quelli che pochi mesi fa la trasmissione Piazzapulita ci ha sparato negli occhi, mostrando la realtà che si agita attorno alla Fincantieri di Monfalcone: caporalato, paghe da fame, assenza di diritti, poveri contro poveri. Schiavi.

Sono queste le sardine-schiave che salgono ogni giorno a bordo del 4L. Giunto a Mestre, verso la fine del suo percorso, il 4L le scarica tutte lungo Corso del Popolo: arteria che ispira una vena di umanità.

Ogni fermata è una boccata d’ossigeno. Si riprende a respirare.
Ma il respiro grosso di chi sbuffa, di chi bestemmia con un filo di voce, di chi dice che ‘siamo tutti sulla stessa barca’ e si lamenta delle sardine resta come un insulto alla realtà. Un grido di indifferenza sull’ingiustizia.

  2 comments for “Da Venezia a Mestre. Sul 4L, l’autobus delle sardine-schiave.

  1. 5 febbraio 2017 alle 12:42

    Bravo Ciancio! (con Boursier e Staglianò). La colpa originaria della sinistra anche pre-renziana è stata quella di abbandonare queste persone al loro destino disumano. E’ il minimo che non ci votino più! Ed è da qui che bisogna ripartire chiedendo scusa e tirandosi su le maniche.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: