PD. Michele Mognato: un addio difficile da rimuovere “nel partito in cui tutto viene rimosso”.

“Nel PD degli ultimi anni ha dominato un’opera di continue rimozioni. Sono state rimosse le sconfitte nelle periferie del Paese. Sono state coperte fin da subito, sotto una coltre di silenzio, le prime fuoriuscite di esponenti, come ad esempio quella di Beppe Civati. La rottamazione delle persone si è trasformata in una rimozione banalizzante delle storie e delle idee che dieci anni fa erano confluite nel PD. Nulla viene più elaborato, discusso, e tutto viene affidato alle performance di un leader. Tutto viene relegato all’improvvisazione, calibrata sull’ottenimento del consenso. Dopo 40 anni di un percorso politico fatto di evoluzioni e cambiamenti che si tenevano assieme, quella linea di continuità si è ora interrotta. Ed è in questa rottura che sta la mia scelta di lasciare il Partito Democratico”.

Tra tutti gli addii, quello di Michele Mognato è destinato a rimanere come una spina nel fianco nel PD veneziano. Un’uscita dura da rimuovere o da liquidare con un paio di battute di velenosa leggerezza alla Renzi.
 Perché la sua è l’uscita di una storia che pesa e che sommata ad altre (tra dirigenti e semplici iscritti fino a Felice Casson, Davide Zoggia e Delia Murer, anch’essi parlamentari) stacca un bel pezzo di affresco ad un partito che a livello locale farà una certa fatica ad essere ancora riconosciuto come di centro-sinistra.

Sarebbe pura rimozione non ammettere infatti che in questo territorio, molto più che in altri, la scissione si è fatta sentire forte. Qui un bel pezzo di sinistra, militante e votante, è ormai altrove. E nulla esclude che altri pezzi possano staccarsi nei prossimi mesi. La storia che si è staccata con Mognato ha un battesimo che corrisponde ad una fotografia.

mognato a modena festa unità

I fratelli Mognato nel 1977 (foto Facebook)

Modena, settembre 1977. Tre fratelli mestrini, Ennio, Michele e Franco, sono fianco a fianco in ordine di grandezza, immortalati con la bandiera dalla punta a falce e martello. Giovani, giovanissimi. Era la Festa nazionale de l’Unità, quella in cui Enrico Berlinguer dovette fare i conti, non senza fatiche e attriti, con i movimenti giovanili e le frange più che ribelli del ’77.

“Sì, sono passati esattamente 40 anni. Ne avevo 16 – ricorda l’esponente, a poche ore dal passaggio con il gruppo parlamentare di Mdp Articolo Uno – e mi ero appena iscritto alla FGCI. Erano anni in cui iscriversi era un atto estremamente coraggioso, mentre era più facile abbracciare l’estremismo di sinistra rappresentato da soggetti come Autonomia Operaia”.

Le bandiere con la falce e martello, i pugni chiusi: a 40 anni di distanza una ‘macchietta’ perfetta, come direbbe Matteo Renzi…

“Sono banalizzazioni che vanno a denigrare non solo chi ha lasciato il PD ma le storie di milioni di persone che hanno vissuto e combattuto per quella visione di società. E’ il segno di un partito che non ha più cultura storica e politica, nel quale ha preso piede l’idea che destra e sinistra siano la stessa cosa. C’è chi in questi giorni giudica la mia uscita come la scelta di una persona che guarda al passato: io penso invece che solo con lo studio e la memoria si possa costruire il futuro”.

Ma è davvero così difficile essere di sinistra e stare nel PD?

“Premetto una cosa, riallacciandomi alle mie origini: io appartengo ad una sinistra riformista. Eppure io, come altri, siamo entrati in profondo dissenso nel momento in cui le politiche del PD ci hanno fatto perdere una connessione sentimentale con una parte del nostro popolo. Le forzature fatte con il referendum costituzionale, la legge elettorale, le scelte fatte sul lavoro e sulla scuola, hanno prodotto un corto circuito. E poi, i populismi: li abbiamo combattuti o alimentati? Quando Renzi decise di propagandare la riforma costituzionale puntando il grosso sulla riduzione dei politici, coinvolgendo così in maniera sommaria anche sindaci e amministratori dei territori, o quando in Veneto il PD decide di scopiazzare la Lega, alla fine la gente vota l’originale”.

Tutta colpa di Renzi, insomma?

“Le responsabilità sono diverse. Certamente Renzi ha fatto di tutto per dividere il partito. Ha concepito quel Partito della Nazione che prevede lo spostamento verso il mondo moderato e la contemporanea messa ai margini della sinistra. Detto ciò, a fronte di questa evoluzione, speravo si potesse fare una discussione vera, politica, per capire se il progetto era all’altezza. E invece questo non è accaduto”.

L’addio di Michele Mognato è stato ‘live’, comunicato di persona agli iscritti del circolo di Mestre Centro, riuniti per le votazioni congressuali: un’uscita di scena volutamente di impatto?

“Più che altro mi aspettavo che il congresso ponesse al centro un tema: come si riduce la frattura tra il PD e le fasce sociali più ai margini, quelle che soffrono maggiormente la crisi? E invece anche questo nodo è stato rimosso: il tutto si sta riducendo a campagna elettorale. In questi giorni, nella maggioranza dei circoli, si assiste a riunioni con presentazione delle tre mozioni, poi due-tre interventi e subito dopo le votazioni. Quale contributo si può dare, in termini di idee, in un simile votificio? Sinceramente non me la sono più sentita di fare da spettatore”.

Cosa rimane dei rapporti personali? Rimossi anche questi?

“Ci sono tantissime persone con le quali ci si è anche scontrati e con le quali abbiamo mantenuto anche in queste ore messaggi e legami di stima. E’ un risvolto piacevole ma anche drammatico perché mi chiedo dove sarà il luogo dove potrò confrontarmi. C’è poi chi sostiene che sono stato sopportato in questo partito ed in qualche momento mi sono effettivamente sentito come tale. Quando senti di essere sopportato ti chiedi anche cosa ci stai a fare in una comunità di persone…”.

C’è anche chi sostiene che alle dimissioni dal PD debbano seguire anche quelle da parlamentare: richiesta legittima?

“E’ un aspetto sul quale ho fatto una riflessione. Tra l’altro, alcuni mi accusano di aver orientato le mie scelte sulla base di una valutazione opportunistica, guardando fino all’ultimo alla sponda che mi avrebbe dato di più in termini di interesse personale. E’ una delle poche cose che mi fanno davvero imbestialire. Tutti sanno che quando sono passato dai Ds al PD ho rinunciato a fare il segretario provinciale, convinto che non potevamo nascere sull’onda delle divisioni. Come parlamentare io sono nato con la coalizione Italia Bene Comune nel 2013. Un soggetto che nulla aveva a che fare con il PD di Renzi, con l’abolizione dell’articolo 18 e con le riforme costituzionali approvate a maggioranza. Io non sono stato un nominato: il 30 dicembre 2012 ho fatto le primarie prendendo le preferenze, non solo di iscritti al PD ma anche di elettori del PD che in buona parte se ne sono andati. Provo a rappresentarli ancora facendo la scelta coraggiosa di un partito tutto da costruire”.

Festa Unità Mognato Trabucco Bersani

2012, Festa Democratica a Mestre: Michele Mognato, Gianluca Trabucco e Pierluigi Bersani.

Alleanze, coalizioni, centrosinistra: anche in questo caso visioni e parole che sono oggetto di rimozione nella stagione renziana. Lei è stato invece protagonista a Venezia di un’altra stagione, quella del laboratorio nel quale l’alleanza di governo cittadino andava dai cattolici alla sinistra radicale…

“A Venezia negli anni abbiamo costruito un modello che sapeva affermare la pluralità del centrosinistra. Pur nella dialettica forte, pur con i suoi limiti, c’era la forza di mettere insieme le idee e di valorizzarle concentrandoci sulle questioni concrete. Continuo a ritenere che in una città plurale come la nostra non possa mancare un centrosinistra plurale”.

Poi però, nel 2005, arrivò la rottura con il duello Cacciari-Casson. Si potevano vedere già da allora i germi di quella difficoltà nello stare assieme che caratterizza il PD?

“Quella frattura fu traumatica ma è anche vero che venne ricomposta. E la dimostrazione la si ebbe proprio nel corso di quel 2005, quando ad ottobre ci furono le primarie del centrosinistra con l’affermazione di Romano Prodi. Basti pensare che nel nostro territorio parteciparono ben 62 mila persone: c’era un entusiasmo capace di sanare le divisioni e anche a livello di rappresentanza amministrativa c’era la voglia di contaminarsi. Ricordo che il progetto, da me voluto e portato avanti per la costruzione di un unico gruppo consiliare a Ca’ Farsetti, giunse a completamento dopo un anno e mezzo. Non fu una cosa immediata ma maturò grazie al forte desiderio comune di dar vita a qualcosa di nuovo”.

Lei è stato anche tra i protagonisti di un gruppo dirigente che per anni ha dettato la linea, nei DS prima e nel PD della prima fase. Uno degli uomini-chiave di Via Cecchini, per anni indirizzo di un luogo-fulcro del potere della sinistra veneziana. L’onda renziana è arrivata qui con le sembianze di uno tsunami che puntava ad abbattere proprio quel potere…

“Non c’è dubbio che anche noi, in una certa fase, siamo stati visti come quelli che andavano abbattuti. Siamo stati un gruppo che voleva dirigere il partito e che provava a tenere una linea politica, basata su elaborazioni e riflessioni politiche. Di certo abbiamo commesso anche noi errori ma è anche vero che oggi c’è chi riconosce che, pur nel confronto acceso, io ed altri siamo stati dirigenti politici con i quali si discuteva di politica e attraverso i quali la presenza del partito c’era, anche laddove emergevano i problemi e gli scontri, nei singoli circoli. Senza dimenticare che gli stessi che guidavano Via Cecchini ed erano considerati apparato, si facevano però in quattro per organizzare le feste del partito e mantenere un contatto popolare sul territorio, coinvolgendo iscritti ma soprattutto volontari e simpatizzanti che stavano fuori dal partito”.

Tra gli errori va conteggiata anche la vicenda Mose con il suo strascico che inevitabilmente ha messo quel gruppo dirigente di fronte alla questione morale?

“Chi ha commesso gli errori lo ha riconosciuto a livello giudiziario. Per quanto mi riguarda, di quei due mesi compresi tra l’avviso di garanzia e la caduta di ogni accusa, mi resta il ricordo di tanti che mi sono stati vicini, anche se non mancò chi cercò di approfittarne per abbattermi politicamente. In termini assoluti lo scandalo Mose ha rappresentato una sconfitta per la città e purtroppo il centrosinistra l’ha pagata più degli altri. Poi Matteo Renzi, nel 2015, ci ha messo del suo nel dare un colpo di grazia: quando al teatro Toniolo, in piena campagna elettorale, disse che ‘il PD ha fallito’, decise di dirlo perché pensava di cancellare un pezzo di storia della sinistra veneziana. Ma fu un’uscita di fronte alla quale divenne subito impossibile pretendere di ottenere il consenso della città”.

Passaggi che hanno consegnato la città nelle mani di Luigi Brugnaro…

“Le scelte elettorali che abbiamo compiuto, l’errore di concentrarci sulle persone e non sui progetti da proporre hanno determinato questo esito. Brugnaro è un uomo solo al comando, sicuramente un gran lavoratore con un gran fiuto. Ma è una figura che, se non saremo in grado di far chiudere la sua esperienza, porterà le nostre città a diventare sempre più chiuse, sempre meno plurali. Brugnaro è un uomo che non sopporta la pluralità e chi la pensa diversamente da lui: da qui l’inevitabile incapacità di costruire progetti di ampio respiro”.

Il PD veneziano ha oggi una classe dirigente in grado di costruire questa alternativa a Brugnaro?

“La classe dirigente del PD, da sola, non è sufficiente, perché tende ad essere una somma di individui e di tanti comitati elettorali. C’è una personalizzazione esasperata, un correntismo personale e l’indifferenza per la discussione. Per riconquistare l’amministrazione cittadina è invece indispensabile praticare il pluralismo e condividere progetti che abbiano il sapere, il lavoro e il sociale al centro dell’attenzione”.

Ci saranno altre fuoriuscite?

“In questi giorni a Venezia ci sarà chi andrà a congresso per dire che ha concluso la propria esperienza. Altri vogliono fare l’ultima battaglia per il congresso, legittimamente. Personalmente non ho forzato nessuno. Il mio obiettivo è rivolto alle persone che sono già uscite e alle quali nessuno si è curato, per spirito appunto di rimozione, di garantire un nuovo spazio politico. Non si tratta di raccogliere solo le persone che se ne vanno dal PD ma di recuperare quelle che da tempo hanno consumato la loro rottura. Ovviamente continuando a portare avanti il mio impegno per la città da parlamentare su tante battaglie aperte, da Porto Marghera fino al futuro del porto”.

Articolo Uno: ovvero?

Michele Mognato profilo“Ovvero ripartire da un movimento che assume la Costituzione come motore della propria azione. E’ un nuovo percorso, molto stimolante ed entusiasmante perché ha come bussole per la ricostruzione del Paese quei principi contenuti nei primi articoli della Costituzione: il lavoro, la sovranità del popolo, i diritti inviolabili dell’uomo e di cittadinanza, la pari dignità sociale e davanti alla legge. E’ un progetto politico per una sinistra riformista, di governo, che vuole far contare le persone perché in grado di farle partecipare e non solo di farle votare. Solo così è possibile tornare ad una politica che non rimuove tutto: soprattutto le idee e il confronto”.

  1 comment for “PD. Michele Mognato: un addio difficile da rimuovere “nel partito in cui tutto viene rimosso”.

  1. ennio
    31 marzo 2017 alle 6:59

    Ragionevole.
    Rimane il problema di coniugare l’agire contingente ( atti) ad un riferimento culturale / ideologico.
    Per quanto al PD quanti ne sono rimasti del veçchio “ceppo” di sinistra?
    E questi perche’ non riescono a strappare con un gruppo dirigente di destra?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: