PD Rovigo, quell’esodo anomalo da Renzi ad Emiliano. Azzalin: “Un partito senza anticorpi”.

Da Renzi ad Emiliano. Così, all’improvviso, “senza spiegazioni”.
Non qualche caso isolato: a Rovigo e dintorni c’è stato un vero e proprio esodo di tesserati, per un ribaltone che “è sintomatico di una debolezza strutturale del PD, un partito che non ha più anticorpi rispetto a scalate anomale”.

A parlare, all’indomani del voto congressuale nei circoli democratici, non è un livoroso fuoriuscito ma uno che il PD in Veneto lo rappresenta con tutti i due i piedi dentro e con il volto dell’opposizione dura a Zaia e alla Lega. Graziano Azzalin, consigliere regionale, non ci sta però a far passare come folcloristico episodio da politica di provincia una vicenda che nel panorama nazionale dem balza immediatamente all’occhio. Almeno dovrebbe.

Perché il salto è stato talmente grande da far balzare la candidatura di Michele Emiliano fino al 34,1% in provincia di Rovigo e addirittura al 69% nel capoluogo. In totale, come ricorda il Corriere del Veneto, una transumanza di voti pari a 430 tesserati sui 563 che in Veneto hanno dato l’assenso al governatore pugliese.
Roba da far impallidire lo stesso Emiliano, che a Bari ha conquistato il 38% e a livello nazionale l’8%. Escludendo la folgorazione di masse polesane sulla via del Salento, è al limite del blasfemo sostenere che il caso Rovigo non sia anomalo.

“Posso capire che Rovigo conti poco ma sono anni che il partito, a livello regionale e nazionale, non si prende cura di quanto accade qui. Una trascuratezza ed una mancanza di coraggio, da parte dei dirigenti e degli organismi di garanzia, che c’erano prima di Renzi e che con Renzi non sono certamente sparite”.

Graziano Azzalin

Anni di guerre intestine, di commissariamenti di partito e in Comune, di polemiche e di sconfitte elettorali lancinanti, che hanno cancellato un passato glorioso per il centrosinistra. A Rovigo, nel 2011, c’è stato il primo tonfo: dopo la non ricandidatura dell’uscente Fausto Melchiori (Azzalin era il suo vice) il PD resta a bocca asciutta e Bruno Piva, eletto sindaco alla testa di una coalizione PdL-Lega-Civiche, resta ugualmente con la salivazione azzerata: per il tanto inatteso successo.
 Forse non a caso, dopo soli tre anni la sua amministrazione è caduta: lui ha dovuto fare i bagagli. Ma gli altri, quelli del PD, non ne hanno approfittato, cadendo per la seconda volta nel 2015, questa volta a beneficio dell’iper leghista Massimo Bergamin, sindaco ormai celebre per le sue crociate anti-immigrati.

Per riepilogare invece la storia travagliata del PD in questa terra è sufficiente catalogare il tutto alla voce ‘baruffe rovigotte’? O c’è di più?

“C’è un gruppo a trazione familiare guidato da Domenico Romeo e dalla figlia Nadia. Il primo – spiega Graziano Azzalin – è stato senatore per il PSI tra il ‘92 e il ’94, poi con l’avvento di Berlusconi aderì al centrodestra. Alle elezioni suppletive per il Senato, nel gennaio 2005, si presentò come candidato della Casa delle Libertà nel collegio di Rovigo e perse contro Massimo Donadi in corsa per L’Ulivo. In seguito lui e il suo gruppo se ne andarono anche da Forza Italia, tentando di rientrare nel PSI che però chiuse loro le porte. Il passaggio successivo fu con ‘I Socialisti’ di Bobo Craxi che aderirono alla coalizione di centrosinistra. Infine, poco prima delle elezioni politiche del 2008 sono entrati nel PD ed è iniziata la loro scalata con i loro fedelissimi. La figlia oggi è capogruppo in Comune di Rovigo, dopo essere stata candidata a sindaco nel 2015, perdendo in tutti i seggi…”.

Una storia di passaggi e di esodi dunque, proprio come quello da Renzi ad Emiliano…

“Sì, quanto è accaduto con questo congresso dimostra che siamo di fronte a degli autentici portatori e detentori di tessere, in grado di spostare improvvisamente, senza spiegazione, questi ‘pacchi’ da un posto all’altro. Qui la politica intesa come discussione e confronto, non c’entra nulla. Ci sono solo prove di forza muscolare, con logiche che di ideale hanno ben poco”.

Mica è un reato. Di signori delle tessere è piena la storia dei partiti di questo Paese…

“Ma il PD doveva appunto cambiare questa storia, essere aperto alla partecipazione e non alle scalate fatte a colpi di centinaia di tessere. Persone che vengono iscritte, accettate con un vaglio formale e utilizzate solo per far numero quando si tratta di realizzare operazioni di interesse molto ristretto. Questo produce due effetti che qui a Rovigo sono devastanti”.

Quali?

“Il primo è che gli organismi del partito sono alla paralisi. Una volta che le persone vengono elette, ovviamente non partecipano più essendo puri strumenti utilizzati alla bisogna. Le faccio un esempio: il precedente segretario provinciale Julik Zanellato ha dovuto lasciare da poche settimane perché da anni ricopriva quel ruolo senza avere una maggioranza reale di persone. Era alla testa di un partito svuotato. La seconda conseguenza, ancora più grave, è che questi sistemi producono scelte che portano a sconfitte elettorali e al dissolvimento del PD. Non a caso, come ricordavo prima, alle primarie del 2015 Nadia Romeo vinse ma poi arrivò la batosta: al primo turno con un misero 24% e al ballottaggio con il 40%”.

Però di candidati vincenti alle primarie che poi hanno fatto flop alle elezioni ne è piena la storia del PD…

“Sì, ma nel caso di Rovigo non è una questione di errore di valutazione politica. La valutazione politica sulle cose proprio non esiste e si va avanti con un sistema che rende impossibile ripristinare una sintonia con i cittadini, che percepiscono quanto accade nel PD come qualcosa di lontanissimo dalla loro realtà. Tra l’altro questo ci ha portato a sconfitte cocenti anche nei Comuni della provincia”.

Nel disinteresse quasi totale dei vertici del PD, questo scontro dilaniante dura ormai da anni a Rovigo. Tra i tanti capitoli ‘epici’ si ricorda una conferenza stampa dell’ex senatore Romeo, nel settembre 2013. Le cronache riportarono che erano 10 anni che Romeo non apriva bocca per parlare pubblicamente di politica e lo fece per attaccare sia lei che il deputato Diego Crivellari. Con una sentenza, nei vostri riguardi, di questo tipo: “sono colpevoli di travisare i fatti, infangare la dignità delle persone e criminalizzare l’avversario, con un metodo stalinista che combatto da quando ho 18 anni e che combatterò fino all’ultimo respiro. Pur provenendo dalla Calabria, senza padrini né potentati, mi faccio schifo a dovermi occupare di queste piccinerie, ma la politica ha un’etica: dire i Romeo in senso spregiativo appartiene allo stalinismo”. In questi giorni Nadia Romeo ha poi liquidato le sue accuse come reazioni isteriche dopo la batosta congressuale, visto che lei, Azzalin, sostiene la mozione Orlando. Come si esce da questa disfida di Barletta, che calza pure a pennello visto il nuovo capitolo dai forti sapori di Puglia?

“Chi non ha niente a che fare col PD non dovrebbe farvi parte. Chi ha utilizzato esclusivamente il PD come strumento per carriere personali non dovrebbe farvi parte e venire stoppato prima di prendervi possesso. Occorre ripartire da zero, con regole diverse. Io sono stato trasformato in un demone perché denuncio da anni questa situazione: pare ormai che l’opposizione principale esercitata da ‘I Romeo’ sia quella contro i rappresentanti istituzionali del PD rodigino, in Regione e in Parlamento.
Con l’obiettivo di una demolizione che chiaramente segna una degenerazione inaccettabile, che porta al dissolvimento ma che viene tuttavia tollerata da Roma”.

Sta lanciando l’ultimo SOS Rovigo?

“Le battaglie le faccio fino in fondo e credo che solo aprendo il partito alla società e non ai padroni delle tessere si possano cambiare le cose. Sinceramente: può una persona normale aderire a un partito che si riduce a questa dimensione? O non ha invece più senso parlare di partito autoreferenziale e respingente? Le persone non vengono viste come portatrici di idee bensì di voti, all’uno o all’altro. In queste condizioni non si accetteranno mai le anime critiche e indipendenti ma solo chi è funzionale a qualcosa. Rovigo è lo specchio gigantesco di una realtà ormai diffusa: o il PD cambia radicalmente o non vedo molte prospettive per il futuro”.

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