Gruppo 25 Aprile. Marco Gasparinetti: “A Venezia sta crescendo una nuova classe dirigente”.

“A Venezia stiamo dimostrando che esiste una classe dirigente in grado di prendere in mano le redini della città. In tre anni abbiamo costruito un serbatoio straordinario di competenze, di cittadini che hanno voglia di impegnarsi e che rappresentano un ventaglio sociale molto ampio: professionisti, studenti, artigiani, disoccupati. Abbiamo 1.400 aderenti ed altre 600 richieste di persone in attesa di entrare a far parte di una realtà sempre più strutturata, organizzata in 10 gruppi tematici e capace di organizzare, solo negli ultimi 11 mesi, 11 eventi pubblici tra manifestazioni ed incontri. Di fatto, questo lavoro ci ha consentito di avere già un programma completo per la città. Io non so cosa accadrà nei prossimi tre anni. Ma di una cosa sono convinto: il Gruppo 25 Aprile è una grande palestra e in qualche modo saremo imprescindibili. Visto il cammino già percorso, sarebbe naturale se nel prossimo Consiglio comunale entrassero anche persone provenienti da questa realtà”.

Nel panorama politico veneziano esiste una novità a metà del guado. Non è un partito o un movimento ma neppure un semplice comitato. Ha i suoi luoghi virtuali di raccordo sul web ma non ha una forma liquida. Anzi, il suo radicamento organizzato cresce, produce attività e partecipazione ma senza incanalarle nelle maglie strette di organigrammi o di rigidi diktat verticistici. Il suo battesimo ha una data: 25 aprile 2014, esattamente tre anni fa. Esattamente, guardando al futuro, a tre anni di distanza dalle prossime elezioni amministrative.

Per capire la natura, l’identità e la prospettiva di questa creatura, sbocciata nella stagione a cavallo tra il doloroso scandalo Mose e l’epocale cambio della guardia tra un centrosinistra al capolinea e la propulsione dell’uomo solo al comando Luigi Brugnaro, è inevitabile affidarsi alle parole di Marco Gasparinetti.

Marco Gasparinetti

Marco Gasparinetti (Ph. Alberto Alberti)

Lui è il portavoce del Gruppo 25 Aprile, traghettatore di una scintilla che in altre città d’Italia, da Padova (con il docente Arturo Lorenzoni e la sua Coalizione Civica: 1.700 tesserati contro le poche centinaia del PD) fino a Catanzaro (con Nicola Fiorita, giurista alla testa di Cambiavento, un movimento capace di raccogliere giovani, studenti, ecologisti e attivisti delle più diverse organizzazioni) si è tradotta in proposta di governo cittadino, pronta ora alla prova del fuoco delle elezioni amministrative, nel prossimo giugno.

Classe 1963, avvocato, da 25 anni funzionario legale per la Commissione Europea, e non a caso parla sei lingue, Gasparinetti ha il polso disciplinato delle sue radici friulane e di una famiglia di ufficiali di carriera. Ma ha anche il lato romantico di un cittadino, padre di una bambina di 4 anni, che da 16 anni ha messo radici a Venezia: “sono innamorato di Venezia, sono un veneziano per scelta”. Dichiarazione d’amore degna di un bocolo, la rosa rossa che i veneziani regalano alla donna amata nel giorno di San Marco, appunto il 25 aprile.

Perché ‘Gruppo 25 Aprile’?

“Desidero innanzitutto dedicare questa riflessione a Francesca, scomparsa proprio in questi giorni: una donna bella e fiera, generosa e solare. Una donna che ha visto nascere questo gruppo e lo ha aiutato a crescere, senza mai apparire, con la discrezione dovuta alle sue responsabilità professionali. Stando ‘dietro le quinte’ è stata fondamentale nel farci muovere i primi passi. Come per Francesca, per tutti noi ‘Gruppo 25 Aprile’ vuol dire Liberazione e San Marco. E’ un nome che rappresenta una scelta di campo e anche una scommessa: tenere unita l’anima composita e pluralista di questa realtà. Si tratta di una sommatoria armoniosa: per me il 25 aprile è riconoscimento integrale dei valori della Liberazione e al tempo stesso significa credere in una qualche forma di autonomia che riconosca la specificità di Venezia. La scommessa è quella di un gruppo in cui si possano riconoscere persone che hanno come bussola la Liberazione e che rifiutano il centralismo”.

Dunque, per un versante, un’identità culturale decisamente di centrosinistra. E per l’altro versante, quello autonomista, di quale tratto è possibile parlare?

“Proviamo fastidio per il fatto che del leone di San Marco si sia appropriata la Lega, simbolo di una Repubblica modello di democrazia per i suoi tempi, costellati di fortezze nelle quali chiudersi. Detto ciò, noi ci occupiamo solo di politica locale e non di questioni nazionali. Siamo una piattaforma civica a servizio di una città, slegati da logiche nazionali. Venezia si trova di fronte ad un bivio che potrebbe condurci verso l’omologazione al resto della terraferma veneta che è leghista, verso la fine dell’unicità veneziana, che è stata contraddistinta anche da modelli amministrativi positivi, come ad esempio nelle politiche sociali”.

gasparinetti via garibaldi

Pochi giorni fa Giampaolo Visetti, inviato de La Repubblica, annotava: “A Venezia, Treviso e Vicenza non si vota, ma l’unica opposizione all’autoritarismo della destra e al populismo di Grillo sono già i comitati di cittadini di centrosinistra decisi ad arginare, con la solidarietà, la tentazione globale dell’uomo solo al comando”. Contemporaneamente il politologo Paolo Feltrin aggiunge: il Veneto sintetizza la crisi istituzionale del Paese. Sono saltate le banche, le aziende, le parrocchie e i partiti. I riferimenti tradizionali del potere sono scomparsi. È chiaro che i cittadini si uniscono per ricostruire una società in cui sentono di contare”. Sono analisi ritagliate su misura anche per il Gruppo 25 Aprile?

“Sì, certo. Noi non siamo un raccoglitore di rabbia bensì di persone che hanno voglia di costruire e che si pongono in alternativa all’attuale sindaco. Nella convinzione che se dovessimo rivotare oggi, con le opposizioni politiche presenti oggi in città, le possibilità di eleggere un sindaco non di destra sarebbero al 20%. Tenendo da parte alcuni singoli esponenti, tra cui si contano persone di qualità e dal grande impegno, da lungo tempo a Venezia mancano soggetti politici strutturati che siano in grado di fare opposizione. Tra il sottobosco di appalti, la selva di partecipate con svariate migliaia di dipendenti, le concessioni di posti barca e plateatici, le assegnazioni di case popolari, sono svariate le occasioni di consociativismo. E’ questo che storicamente impedisce l’emergere di una vera opposizione, indipendentemente da chi amministra”.

La crisi di questi soggetti ha prodotto un attivismo cittadino in grado di trainare e coinvolgere anche gli stessi esponenti politici di opposizione?

venezia mio futuro

“Alle nostre iniziative e campagne partecipano e contribuiscono attivamente anche gli stessi consiglieri comunali di opposizione, ma anche sindacalisti, associazioni, movimenti dedicati a singole questioni cittadine. Penso a quanto è accaduto recentemente, con l’avvicendarsi di tante voci diverse allo speaker’s corner allestito ai giardini Papadopoli, per opporci all’ipotesi di una parziale gestione privatistica. Ma il traino si è ripetuto anche in occasione del flash mob ‘Venezia mio futuro’, quando abbiamo addobbato finestre, abitazioni e palazzi in tutta la città, con teli colorati e striscioni fatti in casa, grazie alla creatività e al lavoro di 120 persone in sole tre settimane. Senza dimenticare i dibattiti pubblici, capaci di attirare l’interesse di tanti veneziani e ai quali i politici non si sottraggono. Tre anni fa siamo partiti in 75 e la nostra prima vittoria in cui si è riconosciuta la città intera, è stata quella, sul fronte delle grandi navi, che ha consentito di bloccare lo scavo del canale Contorta, in nome della salvaguardia lagunare. Una scelta che è stata il frutto di una votazione interna attraverso il nostro gruppo chiuso su Facebook, dove i voti dei singoli sono palesi, visibili a tutti gli altri. Sicuri da ogni rischio di manipolazione. Dopo quell’inizio hanno fatto seguito altre votazioni, utilizzando anche la mailing list per chi non è presente sui social e dando conto degli esiti sul diario di bordo all’interno del nostro blog (gruppo25aprile.org)”.

Modello grillino…

“Dal M5S abbiamo mutuato un sistema di democrazia diretta e la figura del portavoce. Le voci si esprimono attraverso un meccanismo dove uno vale uno, ma non ci sono burattinai alla Casaleggio. Quella è solo illusione di poter contare”.

Nella vostra ancora pur breve storia, avete già comunque sfiorato la corsa elettorale. Alle amministrative del 2015 era praticamente certo l’ingresso di quattro rappresentanti del Gruppo 25 Aprile all’interno della Lista Casson…

“Anche in quel caso la decisione di ritirarci dopo l’ingresso a capolista di Nicola Pellicani (candidato sindaco sconfitto dallo stesso Felice Casson alle primarie del centrosinistra) fu il frutto di un voto interno. Ci sentimmo traditi, scavalcati da una logica di calcolo da pallottoliere di voti. Con quella scelta di Casson la lista si snaturò: da civica si trasformò in una sorta di PD2. Il nostro ritiro corrispose alla denuncia pubblica di questo tradimento”.

E adesso? Ci riproverete, magari in modo più organico, alle prossime amministrative?

“Ritengo sia impossibile fare previsioni da qui a tre anni. Non escludo peraltro che si possa rivotare anche prima del 2020. Brugnaro infatti sta investendo molto nelle liste fucsia all’interno dei territori comunali del veneziano, che coincidono con il collegio elettorale della Camera dei Deputati. Le elezioni anticipate troverebbero un PD impreparato e potrebbe verificarsi una situazione di emergenza rispetto alla quale non potremmo tirarci indietro. D’altra parte non manca chi, in questo senso, già da tempo ci tira per la giacca”.

Se invece si andasse a scadenza naturale della consiliatura?

“Bisogna capire come cambierà anche lo scenario politico complessivo dopo questa fase di scomposizione e ricomposizione. Va tenuto presente che nel Gruppo non ci sono divieti, tranne che per il sottoscritto, ad avere tessere di partito o ad essere aderenti a soggetti politici. Nessuno ha la presunzione di essere autosufficiente: se dovessimo decidere di presentarci alle elezioni potrebbe essere soltanto in un’ottica di coalizione”.

Coalizione anche tra le tante realtà civiche presenti in città?

“Ritengo che questa ipotesi sia prematura. Anticipare troppo i tempi aumenta i rischi di inconcludenza e frantumazione. C’è poi un nodo tutto da affrontare…”.

Quale?

“Quello del referendum per la separazione amministrativa di Venezia e Mestre e dunque dello scenario dei prossimi anni. Noi siamo convinti che Venezia sia una città unica che ha bisogno di cure particolari. Venezia è di chi ci vive. E siamo favorevoli alla separazione, punto messo nero su bianco sulla nostra carta costitutiva. Lo siamo perché abbiamo assistito negli ultimi 30 anni all’impossibilità, da parte dei vari sindaci che si sono succeduti, di riuscire a pilotare in modo spedito la macchina amministrativa. E’ la macchina che non funziona perché deve affrontare realtà, priorità e problemi diversissimi tra Venezia e la terraferma”.

Gasparinetti a Mestre

Civismo oltre il ponte… (Ph. Giovanni Cecchinato)


E se Venezia e Mestre rimarranno Comune unico, cosa dovrete fare per affrontare al meglio una eventuale sfida elettorale?

“E’ chiaro che il baricentro del consenso stia a Mestre. Se dovessimo presentarci alle elezioni dovremmo fare un lavoro analogo anche in terraferma”.

Qual è secondo lei il profilo ideale di candidato sindaco, in grado di avvicendare Luigi Brugnaro allo scranno più alto di Ca’ Farsetti?

“Di sicuro non una cariatide di partito. Confesso di avere un sindaco dei miei sogni. Anzi, una sindaca. Quella di Barcellona: Ada Colau. La ritengo un fenomeno incredibile, che ha rappresentato un elemento di rottura rispetto ai partiti e che ha saputo intercettare consenso in una situazione di emergenza. Lei è una figura definibile come di sinistra civica, del tutto simile all’humus che stiamo cercando di creare noi a Venezia. Un terreno all’interno di una città che vive le stesse emergenze di Barcellona, in primo luogo la casa e l’assedio turistico. Il tutto in un rapporto di dialogo ma non di compromissione con il sistema dei partiti. Ada Colau ha conquistato il ruolo di prima cittadina muovendo i suoi passi con campagne forti, ad esempio quella contro gli sfratti. E’ stata tra i protagonisti del Movimiento 15-M (che sta per 15 maggio 2011, data nella quale si tennero le elezioni amministrative in Spagna) con l’idea di ripartire dalle città, tramite processi di partecipazione popolare, per rompere lo storico bipartitismo Pp-Psoe. Ed è riuscita a vincere ponendosi alla guida di una coalizione civica comprendente il partito autonomista catalano, Podemos e Izquierda Unida. Può essere che anche a Venezia, con un PD decomposto, possa verificarsi la stessa situazione”.

Chi è invece Luigi Brugnaro?

“E’ il peggior sindaco che Venezia abbia mai avuto anche se non è l’unico che ci ha deluso. La complessità di questo Comune richiede un sindaco a tempo pieno, senza altri interessi o occupazioni. Cosa che neppure Giorgio Orsoni seppe separare dal suo ruolo di sindaco, visto che continuava a fare l’avvocato. In fin dei conti nessuno è Superman. Con Brugnaro invece siamo di fronte ad un uomo che gioca freneticamente su mille fronti: il Comune, le sue imprese, la Save, la Città Metropolitana…”.

Qual è il rapporto tra Brugnaro e la democrazia?

“Credo che per lui la democrazia sia una fastidiosa parvenza che va rispettata. Erdogan definì la democrazia come ‘un treno che mi serve per arrivare a destinazione’. Fatte le debite proporzioni, mi impressiona di Brugnaro la mentalità padronale applicata all’amministrazione pubblica. Basti pensare soltanto al suo staff di gabinetto, composto da uomini prelevati dalla Reyer”.

E di Brugnaro e dei confitti di interesse, cosa pensa?

“Dopo essere stati mitridatizzati da Berlusconi, questo è un tema che mediamente agli italiani interessa poco. Nel caso di Brugnaro parlerei di confusione permanente di interesse. Ho un aneddoto in merito: quando ci presentammo alla Corte d’Appello, a seguito del nostro esposto sulle spese elettorali di Brugnaro, ci trovammo di fronte Derek Donadini che aveva il compito di rispondere alle nostre accuse. Ebbene: lui era lì in veste di vice capo di gabinetto del sindaco, ma si presentò consegnando un biglietto da visita di Umana Spa. Insomma, la rappresentazione massima della confusione tra ruoli di rappresentanza della collettività e quella di un paron. Ma la stessa cosa vale nel rapporto tra Brugnaro e i dipendenti comunali, considerati come dipendenti della sua azienda. Lui stesso definì la struttura comunale e le partecipate come ‘Gruppo Venezia’, la cui casa madre è la Città Metropolitana, suo futuro bacino elettorale. Questo la dice lunga su una gestione pubblica imprenditoriale, di sicuro non a trazione democratica. Non a caso, tanto per aggiungere un altro elemento, Brugnaro finora non ha mai affrontato da sindaco un contraddittorio politico pubblico”.

Perché il Gruppo 25 Aprile chiede le dimissioni di Brugnaro?

“Perché così potrebbe occuparsi esclusivamente dei suoi affari, lasciando che della città si occupi un sindaco a tempo pieno. Venezia, come recita lo slogan della nostra ultima campagna, merita di meglio”.

E c’è da scommettere che nei pensieri di Gasparinetti il ‘meglio per Venezia’ comprenda anche quel pezzo di ‘classe dirigente che già esiste’, cresciuta in una realtà che si trova a metà del guado. A tre anni di distanza da una possibile, nuova pagina amministrativa per Venezia.

  2 comments for “Gruppo 25 Aprile. Marco Gasparinetti: “A Venezia sta crescendo una nuova classe dirigente”.

  1. 24 aprile 2017 alle 21:15

    L’ha ribloggato su Gruppo 25 aprilee ha commentato:
    Il gruppo che è già stato croce e delizia di tre amministrazioni comunali festeggia domani il suo terzo compleanno senza avere mai accordato un’intervista scritta. Il giornalista che l’ha proposta meritava un’eccezione: non ha padroni o padrini, gestisce il suo blog da uomo libero, esigente con se stesso e con gli altri, scrive articoli a volte “scomodi”, mai scontati o banali. Quella che ha pubblicato sul suo blog è la sintesi di una conversazione telefonica, la condividiamo anche qui per chi si chiede “che strano animale sia” la piattaforma civica a cui abbiamo dato il nome “25 aprile”, e il perché di quella scelta. Buona lettura e Buon 25 Aprile!

    Liked by 1 persona

    • 24 aprile 2017 alle 21:25

      La vostra è una realtà cittadina che merita di essere compresa al di là della cronaca legata alle vostre iniziative e che propone un modello politico tenuto sott’occhio a livello nazionale. Bene dunque l’esser riusciti a proporre una riflessione e una lettura su quanto sta accadendo attorno a questa realtà. Buon lavoro a tutti.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: