Migranti e sicurezza. Il blitz di Milano: se il pugno duro del PD diventa spot per Salvini.

Sindaco Sala e amministrazione del tutto ignari (a tal punto che hanno dovuto sospendere il Consiglio comunale in corso per capire cosa diavolo stesse succedendo), nel primo pomeriggio di ieri è andato in scena alla stazione centrale di Milano un mega-blitz, degno di uno sbarco in Normandia: 300 uomini tra poliziotti ed esercito, agenti a cavallo, la Scientifica, le unità cinofile. Gli ingressi chiusi o presidiati. Un elicottero a sorvolare la zona. A decine, tra migranti, senza dimora, sbandati e sospetti spacciatori, sono stati prelevati e accompagnati per accertamenti in Questura a bordo dei pullman della polizia.

In mezzo a questo bailamme, come sapesse già bene cosa stava bollendo in pentola, c’era lui: Matteo Salvini. Tra cavalli, manganelli e caschi, c’era lui con i suoi selfie, gettonatissimi tra i leghisti ma anche richiesti da immigrati nord e centroafricani. Lui con le sue dirette Facebook. Lui e i battibecchi con una guida turistica di origine tunisina ed un educatore nei servizi di accoglienza che lo contestava. Spernacchiato dalle pattuglie padane, l’uomo è stato liquidato da Salvini via streaming: “Ci mancava l’educatore…”. Poi il gesto finale di commiato all’educatore, con il pollice strofinante il medio-indice: “business, soldi, quattrini…”.

salvini blitz

Al netto dei risultati ottenuti con questa imponente operazione disposta dal Questore, Marcello Cardona (3 arresti per spaccio di droga a minorenni, un sequestro di 10 grammi di marijuana e 26 persone trattenute: per alcune sarà valutato il rimpatrio immediato da parte del giudice di pace. Altri invece saranno mandati al Centro di permanenza di Torino, dove rimarranno per 90 giorni, in attesa di valutazione) il risultato politico del polpettone andato in scena alla stazione centrale dovrebbe far venire i capelli dritti anche a chi, dalle parti del PD, magari capelli non ne ha. Uno su tutti il ministro dell’Interno, Marco Minniti.

Perché quanto è accaduto ieri si inquadra perfettamente nella inevitabile escalation di propaganda che fino alle prossime elezioni politiche avrà come piatto forte proprio il polpettone che mescola migranti e delinquenti, emarginati e decoro, paura e razzismo. Condito da una salsa robusta come il pugno duro sul quale da sempre giocano Salvini e le destre.

stazione centraleNegli ultimi mesi, con i decreti Minniti su sicurezza e migranti, ma anche con la imminente legge sulla legittima difesa*, il PD ha decisamente imboccato una strada inedita. ‘La gente ha paura’, applicato indistintamente su tutto un fronte di fenomeni, da quello migratorio a quello del degrado delle periferie, è diventato lo slogan più in voga tra i dem e ha legittimato un cambio di passo. La visione che si è imposta non è irrealistica: i problemi ci sono tutti (la stessa stazione centrale ne è specchio emblematico) e il segnale che viene dato è quello di agire e di governarli senza quegli atteggiamenti di sufficienza che nel passato avevano toccato punte di eccesso e di miopia. La visione fortemente euro-critica di Matteo Renzi sulla gestione dei migranti fa parte (e traina) di questa svolta politica da pugno duro.

Ma tutto questo sta rendendo al PD sempre più problematico il riuscire a tenere la barra ‘umanitaria’. La reazione ferma dei democratici di fronte al vergognoso attacco generalizzato del M5S alle Ong, che si occupano di recuperare e salvare i migranti in mare e che sull’onda di una non-inchiesta giudiziaria vengono invece etichettate da Luigi Di Maio come complici dei criminali, testimonia l’esistenza in vita di un barlume.

Eppure, il rischio di una mutazione di rotta è ben visibile a livello territoriale. Ieri, nel dopo-blitz, all’interno della stessa Giunta comunale milanese si è registrata una spaccatura evidente tra l’assessore più a sinistra Pierfrancesco Majorino (“Mi convince di più la cultura degli interventi mirati, continuativi e condotti nel silenzio”) e Carmela Rozza, assessora alla sicurezza che ha auspicato che non si tratti di un episodio isolato ma di un’azione da prolungare nel tempo.

Nella mutazione della natura del PD, emersa con le primarie del 30 aprile, emerge con sempre maggiore forza la componente che privilegia l’esercito al mediatore di strada, l’intervento di Polizia alle misure di intervento sociale e culturale. E che spinge più sulla paura, lasciandosi alle spalle ogni idea di costruzione di società e di convivenza rispettosa e solidale.

Ma in questo modo il rischio è di cadere in una posizione e in azioni senza filtri, sempre meno distinguibili dalle destre ma con le quali le destre sanno perfettamente come destreggiarsi. In questo quadro, il blitz alla stazione centrale di Milano potrebbe essere solo l’antipasto di un polpettone ideale, servito sul tavolo del consenso di Salvini, delle destre e dei populisti a 5 Stelle.

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*(aggiornamento del 6 maggio 2017) La vicenda parlamentare legata all’approvazione alla Camera del provvedimento ha scatenato il fuoco di fila delle polemiche, tanto da destra, con l’invocazione a misure ancora più garantiste per chi uccide per difesa, che da sinistra, in rotta di collisione sempre più marcata con l’impostazione culturale da pugno duro imposta dal renzismo. Lo stesso Matteo Renzi ha preso le distanze dalla legge, ma lo ha fatto dopo aver subito la valanga delle proteste provenienti anche dallo stesso elettorato a lui più vicino. Non da ultime, critiche pesanti sono venute anche dall’Associazione Nazionale dei Magistrati e dagli avvocati penalisti, che puntano l’indice sul rischio di una normativa che modificando il codice penale stuzzica i cittadini a ricorrere all’uso delle armi, con tutte le conseguenze, paradossalmente, proprio in termini di sicurezza. Una delle questioni più dibattute sta poi nella equivoca sottolineatura sulla ‘notte’, quale fascia oraria nella quale le maglie della legittima difesa si farebbero più larghe. Uno scivolone di fronte al quale il deputato dem David Ermini, uomo fidato di Renzi e relatore di maggioranza della legge, è così costretto ad una correzione di rotta: “La percezione di quello che è uscito è completamente stravolta e invece, come giustamente mi ha detto Renzi la percezione dei cittadini deve essere di completa sicurezza e quindi dobbiamo essere disponibili a correggere la locuzione. Non servirebbe togliere la parola notte, ma se è l’elemento per cui si deve fare una campagna elettorale contro, allora la togliamo”.

Oltre alla conferma che tutto questo pasticcio è stato combinato in un’ottica esclusivamente propagandistica e che le leggi si fanno assecondando la pancia del Paese, al PD renziano non passa per la testa che esista una parte di Paese che proprio non ne voleva sapere di rincorrere la destra, i giustizieri e i pistoleri.
Sul tema, cliccando di seguito, un approfondimento di riflessione pubblicato nei mesi scorsi e intitolato ‘Dare la caccia al consenso, non ai criminali: le armi come arma politica’. 

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