Venezia, il caso Locatelli: partita chiusa. Una nuova mano sulla città.

Venezia. Così bella e fragile, così ingannata e sfruttata.
Non solo da chi, profittando di un turismo dalle dimensioni gigantesche, ha innestato gangli mafiosi e abusivi, capaci di sviluppare un’economia sommersa da far tremare i polsi. Persino tra chi aveva tra le mani il compito di proteggerla fisicamente dall’aggressione delle acque, il tradimento figlio della corruttela è penetrato senza argini: tra pochi giorni, il 4 giugno, Venezia traguarderà i 3 anni dal giorno della ‘Retata storica’, quella legata agli appalti per il Mose.

A Venezia la legalità e la trasparenza, la correttezza e la responsabilità sono ormai merce rara. Oppure tenuta sommersa, incapace di emergere e di prendere ossigeno. A tal punto che nemmeno un’opera d’arte contemporanea riesce più ad ispirare speranza. Persino quelle mani gigantesche che escono dalle acque per sorreggere un palazzo sul Canal Grande, create da Lorenzo Quinn in occasione de La Biennale, vengono viste da buona parte dei veneziani come ‘mani sulla città’ e non come mani protettive.

In questa Venezia, che avrebbe bisogno come l’aria di sentirsi bella non solo per l’aspetto ma soprattutto per l’anima di chi la tocca, è accaduto in questi giorni qualcosa che aggiunge l’ennesima mano sulla città.
Benedetta da pareri tecnici e avvalorata da deroghe normative, la nuova mano corrisponde a quella di Marta Locatelli, consigliera comunale di maggioranza.

La Giunta del sindaco Luigi Brugnaro, con l’avallo politico degli eletti ‘fucsia’ ha infatti confezionato e fatto approvare la delibera che completa un’opera amministrativa avviata già un anno e mezzo fa, consentendo il definitivo cambio d’uso degli appartamenti di proprietà di Marta Locatelli, da residenziale ad alberghiero. Il tutto, a pochi passi da quella piazza San Marco dove si concentra la marea grossa dei turisti e che nessun Mose proteggerà dall’acqua alta.

Difficile intravedere in questa operazione immobiliar-commerciale la luce di un ‘pubblico interesse’ al quale la delibera si ispira. Impossibile, pur tra tutti i crismi di legittimità di cui si imbeve il provvedimento, non scorgere la sagoma di un conflitto di interesse contornato di inopportunità e tradimento politico nei confronti della città.

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Da un lato la speranza delle mani che proteggono la città avrebbe desiderato una Marta Locatelli come esponente politico capace di rinunciare a quella richiesta a scopo imprenditoriale e familiare (il marito è titolare della società che gestisce le strutture ricettive). In alternativa, la speranza di una politica trasparente avrebbe voluto vedere un gesto ‘nobile’ della stessa Locatelli: le dimissioni da consigliera e la separazione del suo ruolo pubblico da quello legittimo di proprietaria e imprenditrice.

Dall’altro lato, la vicenda rappresenta un tradimento politico da mettere totalmente in carico a Luigi Brugnaro: tra le mani aveva l’occasione di usare il leggendario pugno duro di uomo solo al comando per imporre uno stop alle procedure amministrative.
Invece, malgrado i proclami di aria nuova, non più satura di commistioni e lobbismo rampante. E malgrado le promesse elettorali di protezione paterna della città, a favore della residenzialità e del suo ripopolamento, Brugnaro ha deciso politicamente di andare avanti, sfidando persino le perplessità malcelate di non pochi componenti della sua stessa maggioranza.

Perplessità che inevitabilmente si ingigantiscono se si pensa al potere imprenditoriale ed economico di Brugnaro: davvero lo stesso sindaco che non ha voluto stoppare la vicenda Locatelli, saprà frenare le proprie ambizioni e i propri interessi nell’esercitare il ruolo di amministratore pubblico?

Le opposizioni, tanto quelle che presidiano Ca’ Farsetti (PD, M5S, Lista Casson), quanto chi sta fuori dal palazzo comunale, tengono testa. Denunciano, serrano le fila, si organizzano come nel caso del gruppo civico 25 Aprile che per primo rivelò pubblicamente il caso Locatelli. A livello politico, la sfida che si innesta più che mai, dopo questo passo falso e traditore, è quella della chiamata dei cittadini ad un risveglio culturale, in grado di far riemergere dalle acque tante mani autenticamente protettive, che abbiano Venezia come unico orizzonte di cura. Non sarà la bellezza a salvare Venezia. A farlo saranno semmai queste mani, capaci di toccare Venezia senza ingannarla e sfruttarla.

Stefano Ciancio per Vvox.it

http://www.vvox.it/2017/05/26/conflitto-dinteressi-della-locatelli-dove-il-pugno-duro-di-brugnaro/

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