2 giugno. Cavarzere, Comune ‘defascistizzato’. La sfida di Elisa: “Basta morbidezza, alziamo la guardia”.

“Qui siamo in Italia. E in Italia esiste una Costituzione repubblicana che vieta ‘la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista’. Esistono principi e leggi di difesa della democrazia, di argine contro le discriminazioni razziali, etniche, religiose o sessuali. Attorno a questi argini però si assiste ad un costante cedimento. Ormai il livello di guardia è sempre più basso: c’è una indifferenza, una assuefazione, un tacere quotidiano, anche di fronte alle manifestazioni più becere, fasciste e xenofobe. Questo ‘essere morbidi’, in nome di una calma piatta che è finta perché favorisce un rabbioso degrado della democrazia, non può appartenere alle istituzioni. Ed è per questo che ho voluto alzare nuovamente questa guardia, almeno nel pezzo d’Italia in cui vivo”.

Cavarzere, Italia. Parafrasando, da qualche giorno questo è diventato uno dei Comuni più ‘defascistizzati’ d’Italia. Sicuramente “in controtendenza rispetto al volemose bene” che tende ad archiviare tutto, dai saluti romani fino ai ‘benvenuti all’inferno’ rivolto ai ‘negri’, come folklore o fisiologico sfogo sociale.

Pochi giorni fa Elisa Fabian, consigliera comunale di Articolo Uno – Mdp, è infatti riuscita a proporre e a far approvare una delibera che d’ora in avanti negherà la concessione di spazi ed aree pubbliche, (per conferenze, incontri e iniziative varie) a chi non presenterà una carta statutaria e non sottoscriverà una dichiarazione di rispetto sia di precisi articoli costituzionali che delle leggi Scelba e Mancino: muraglie di difesa che, a vario titolo, sono state erette nel corso della storia repubblicana contro le derive fasciste e discriminatorie.

Ma è su questa osservanza ormai morbida delle regole (praticata principalmente da chi chiede invece agli immigrati la totale fedeltà alle regole di casa nostra, omettendo che le regole devono valere per tutti indistintamente) che la consigliera ha voluto mettere un robusto puntello. Una decisione salutata e sostenuta con orgoglio dall’ANPI nazionale attraverso il suo presidente, Carlo Smuraglia, che proprio attorno ad iniziative di questo tipo (anche in Comune di Venezia la Lista Casson ha presentato una mozione ad hoc, tuttavia ancora da calendarizzare) ha costruito una propria campagna di sensibilizzazione, sostenendo che “ora ci sono i fascisti ‘del terzo millennio’, fascisti che non si dichiarano tali o che addirittura minimizzano o peggio scusano determinati atteggiamenti ma in realtà lo sono anche se camuffati da associazioni culturali e sociali. Un fascismo che, sotto il profilo dell’autoritarismo e del populismo razzista e sessista, si profila in mille forme”.

E’ davvero necessaria questa sfida?

Elisa Fabian“Sì. Esistono mille rigurgiti e mille ambiguità, come le “ronde” trasformate in “passeggiate” da gruppi di estrema destra, escamotage per nascondere la vera natura delle loro iniziative, ed è necessario che le istituzioni si dimostrino più attente e responsabili. La delibera di Consiglio che è stata approvata – spiega Elisa Fabian, 40 anni, al suo primo banco di prova pubblico è stata la seconda eletta più votata nel giugno dello scorso anno, con 299 preferenze – è di fatto un’integrazione del regolamento sull’utilizzo degli spazi pubblici, cosa che ogni Amministrazione può fare in piena autonomia. I nostri uffici comunali vaglieranno dunque le richieste con quest’occhio nuovo, di natura ben diversa rispetto ad un approccio esclusivamente burocratico”.

Un approccio che è l’esatto contrario del chiudere un occhio e che cade a cavallo tra il 27 maggio, Giornata dedicata all’antifascismo, e ‪il 2 giugno, Festa della Repubblica. Qual è il significato politico di questa sua iniziativa?

“Questa è una zona che ha radici molto solide di antifascismo perché ha subito in modo forte le angherie di quel regime. Basti pensare a un nostro illustre concittadino, il ‘medico buono’ Flavio Busonera, morto a Padova trucidato dai fascisti (clicca qui per una ricostruzione della vicenda): ogni anno il 25 aprile gli si rende omaggio depositando una corona al monumento, nella frazione di Cavarzere denominata appunto ‘Villaggio Busonera’. La mia proposta è anche un modo di onorare queste radici democratiche e partigiane. Oggi però, anche qui, c’è chi vuole far leva sulla rabbia, cercando di penetrare nelle questioni legate alla casa, alla mancanza di lavoro e alla gestione dei profughi per seminare nuovamente i germi dell’intolleranza. E approfittando di generazioni che hanno perso una memoria storica territoriale, cui siamo invece chiamati a dar testimonianza su quanto è accaduto. Cavarzere si trova inoltre in un’area di periferia rispetto ai grandi centri del Veneto e le persone devono sacrificarsi: il grosso degli abitanti è costretto a fare ogni giorno 50 chilometri per andare a lavorare in città come Padova, Mestre o Venezia. Non si tratta di essere buonisti. I problemi, le fucine dei mal di pancia esistono eccome: basta guardare alla vicina Conetta, con il centro di prima accoglienza dei migranti e tutta l’esplosività sociale generata da una gestione incapace e miope nell’affrontare l’emergenza. E non si possono ignorare i riflessi che queste situazioni producono su chi vive a contatto con queste realtà, a partire dal senso di insicurezza, soprattutto dei più anziani. Ma tutto questo non può fare da alibi ai rigurgiti, lasciando spazio a chi gioca ad ingigantire, storpiare e a drammatizzare le dimensioni di una realtà già problematica. Di fronte ai grandi problemi non possono esserci soluzioni semplicistiche ma nemmeno i silenzi di fronte a chi le sbandiera”.

Lei poche settimane fa è uscita dal PD, diventando uno dei riferimenti di Articolo Uno nel veneziano. Quanto hanno pesato in questa scelta i cosiddetti ‘valori culturali’?

Elisa Fabian Articolo Uno

“Il PD ha vissuto una metamorfosi identitaria su determinate tematiche, da sempre care alle destre: penso alle ultime dichiarazioni della Serracchiani e di qualche esponente politico del PD regionale e provinciale. Il tutto per cercare di accaparrarsi un consenso che da destra non arriverà mai. Col risultato che si è determinata una frattura culturale con una parte di italiani che invece chiedono un presidio forte contro i populismi e non una complice timidezza. Non sono pochi quelli che da questo punto di vista si sentono più rappresentati da Papa Francesco, o da Gino Strada e l’organizzazione di Emergency, che dal PD”.

Tra chi ha avuto parole di critica nei suoi confronti, c’è chi sostiene che quando si è all’interno delle amministrazioni locali bisognerebbe andare al sodo delle questioni e non pensare alle ‘ideologie’…

“Non si può amministrare senza avere una visione lunga sul paese e sulla società che si desiderano costruire, fin da subito, per il futuro. La politica è questo. Per me far parte di un’amministrazione significa occuparsi di tutto, delle esigenze quotidiane e pratiche, ma anche della sfera identitaria di una comunità: un buon politico deve fare l’una e l’altra cosa. Io cerco di dare il mio contributo identitario, la mia visione di società, i pezzi delle mie radici familiari: i miei genitori ad esempio gestivano un negozio di generi alimentari e lo facevano praticando un’idea di sostegno sociale, rinunciando spesso ad incassare per consentire, a chi non ce la faceva, di pagare un po’ per volta. Sono l’ultima di sei fratelli e l’essere comunità l’ho imparato subito. Per me amministrare sul territorio significa anche portare 45 ragazzi delle scuole di Cavarzere al Parlamento europeo, a Bruxelles, o attivare gratuitamente il registro dove depositare le disposizioni per quanto concerne il fine vita o il registro delle coppie di fatto. Questo, senza trascurare l’amministrazione ordinaria delle necessità quotidiane dei cittadini di Cavarzere, nel ruolo e nei limiti che ho come consigliera comunale. Bisogna parlare alla testa e al cuore delle persone, non alla pancia. E’ difficile ma non impossibile”.

A Cavarzere amministra una coalizione di centrosinistra e civica guidata dal sindaco Henri Tommasi: cosa pensa della cronica debolezza-subalternità del centrosinistra in Veneto?

“Finché ci sarà la paura di esprimere le idee in modo forte e coerente, continueremo a perdere. Prevale il calcolo di interesse, l’accordicchio, cose che privano la politica della libertà e della consistenza necessaria e che portano invece a cedere pezzi di propria identità. Bisogna invece distinguerci nettamente, riaffermare un’identità popolare e non far passare l’idea che, destra o sinistra, siamo tutti uguali. Va inoltre ripristinato un reciproco rispetto tra i cittadini e le istituzioni: solo costruendo una coscienza comune si potrà dare una giusta spinta di crescita a territori come Cavarzere, periferia del Veneto. Spero che da qui, da questo segnale, possa partire una sorta di rivoluzione dell’identità, per diffondere in questa regione una cultura politica e una visione di società diversa da quella dominante della Lega e delle destre: forze populiste che parlano solo alla pancia delle persone”.

  1 comment for “2 giugno. Cavarzere, Comune ‘defascistizzato’. La sfida di Elisa: “Basta morbidezza, alziamo la guardia”.

  1. 8 giugno 2017 alle 9:57

    L’ha ribloggato su transiberiani.

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