Reyer, il comizio di Brugnaro. Il trionfo della democrazia plebiscitaria senza squadra avversaria.

Piazza Ferretto ReyerVenerdì 23 giugno 2017. E’ tarda serata.
A Mestre, in una Piazza Ferretto gremita e delirante di gioia, va in scena il comizio di Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia-proprietario Reyer-proprietario dei terreni dove far sorgere il nuovo palazzetto-patròn di Umana e del suo arcipelago, in occasione dei festeggiamenti per la Umana Reyer Venezia, squadra campione d’Italia di basket e bisognosa di palasport.

Questa la trascrizione del comizio:

POPOLO: “Il palazzetto, vogliamo il palazzetto, il palazzettoooooo vogliamo il palazzettoooo….”.

PARÒN SINDACO: “Voglio ringraziare la gente che ha avuto pazienza e che ci ha creduto fino in fondo. Bisogna sempre crederci fino in fondo per raggiungere le cose. Questa è una città che ha sofferto tanto, ha sofferto troppo e deve smetterla di soffrire e cominciare a divertirsi. Oggi siamo campioni d’Italia!”.

POPOLO: “Noi ci crediamo, ragazzi noi ci crediamo…. Noi ci crediamoooo, ragazzi noi ci crediamoooo…”.

PARÒN SINDACO: “Abbiamo vinto lo scudetto per questa città. Abbiamo vinto per i bambini, per le persone più deboli, per quelli che oggi non hanno un futuro di lavoro. Dobbiamo far ripartire l’entusiasmo di Mestre e di Venezia. Dobbiamo crederci tutti insieme. Dobbiamo farlo per i bambini. Questa città per troppi anni non crede più a niente”.

POPOLO: “Non molleremo mai… laaa la la la la… non molleremo mai laaaaalalalalalalalaaaaaaa…”.

PARÒN SINDACO: “Per arrivare ai risultati bisogna fare un percorso spesso molto faticoso e con tante delusioni: è normale, è la vita così. Bisogna sapersi rialzare. Lo sport insegna a potersi rialzare. Ci si arriva in tanti a vincere…. Questo deve essere un esempio di questa città e se ci crediamo tutti insieme ce la possiamo fare…”.

POPOLO: “Insieme!….. ohhhhh ghea podemo far, ghea podemo far…. ghea podemo far, ghea podemo far…. INSIEME!!! OHHHHHH…. GHEA PODEMO FAR…..”.

PARÒN SINDACO: “Il Palasport lo faremo, lo faremo. Eccome se lo facciamo. Io non voglio rispondere alle persone di malafede che in 30 anni hanno bloccato questa città perché sennò mi incazzo proprio. Dobbiamo rispondere con i fatti, col sorriso e con i fatti.….dobbiamo ricostruire la città, dobbiamo ricostruire i posti di lavoro, dobbiamo farlo per loro, dobbiamo farlo per i bambini. Partiamo da questo scudetto… E’ per voi questo scudetto….”.

POPOLO: Ovazione, applausi, trombette.

Alla faccia degli interessati teorici secondo i quali ‘La Reyer e la politica non c’entrano niente’, il comizio di Brugnaro è la parabola del buon amministratore, narrata da un predicatore al top del suo percorso. Reyer, Comune, Umana, proprietà, Città metropolitana, palasport, bambini, disoccupati, popoli oppressi, gente che ha voglia di divertirsi dopo 30 anni di tristezze imposte dal regime comunista e dopo 74 anni di gioie soffocate per mancanza di scudetti, si sono finalmente riuniti in un sol uomo.

Un uomo così coinvolgente ed ecumenico nel dispensare al popolo i meriti di un successo, da ottenere in cambio la patente di Deus ex machina, al quale affidare ogni destino, sogno, speranza nel futuro: dai nuovi posti di lavoro al nuovo palasport, dal benessere dei propri figli fino alla civilizzazione portata da Red Ronnie, a beneficio di generazioni indigene cresciute “senza vedere la musica”.

Da Venezia a Mestre l’instaurazione di una democrazia plebiscitaria introdotta dal sistema-Brugnaro è ormai cosa fatta. E l’iconografia di Piazza Ferretto non è qualcosa di gioioso.

Il rumore del successo, così come viene usato da Brugnaro, è destinato a far sempre più da silenziatore ad ogni critica nei confronti del suo amministrare, bollata come pura invidia e parassitismo. Ogni protesta o posizione dissenziente (dalla grondaia mai riparata di una scuola materna fino ai dipendenti comunali e alle grandi navi) viene già e sarà sempre più manganellata, con insulti e derisioni, dagli stessi amministratori-fans-dipendenti di Brugnaro.

Ma, paradossalmente, il problema cruciale non è Brugnaro.
Il suo è un sistema che in questi due anni da sindaco si è espanso esattamente come ha voluto lui, partendo esattamente da quella metafora sportiva del ‘crederci e far squadra’ con la quale ha vinto le elezioni del 2015. Una metafora a sua volta sbeffeggiata, derisa in modo miope da parte di chi aveva già perso sul campo il contatto e la presa sull’anima, soprattutto popolare, di un territorio.

In questi due anni l’opposizione politica a Brugnaro, quella dei consiglieri comunali, ha imparato a tenere testa all’onda d’urto arrogante e spavalda di chi comanda. Era ed è un punto fermo da conquistare dopo il pesante sbandamento iniziale. Così come, all’esterno del palazzo, sono vivaci e plurali le forze che continuano a muovere iniziative e opinione pubblica.

Ma l’opposizione non basta. Ciò che manca in maniera palpabile è un’alternativa a Brugnaro. Il successo Reyer anticipa di molto il giro di boa del metà mandato amministrativo. Per Brugnaro è un biglietto da visita d’orogranata, è rilancio programmatico, è potenziale viatico per una riconferma.

Per il resto del mondo, politico e civico veneziano, è il campanello dell’ultimo giro. Quello che avvisa della necessità, non più rinviabile, di cominciare a mettere assieme il più possibile, nel dialogo e nella spoliazione di ogni ambizione da prima donna, le diverse forze cittadine che non si riconoscono nel sistema-Brugnaro e che hanno una visione affina di città, servizi, diritti e democrazia.

Il tempo corre in fretta e tre anni a queste velocità sono un soffio.
Il ‘crederci e far squadra’ non può essere un’esclusiva di Brugnaro.

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