Venezia, dipendenti comunali. Giordano (Cgil): “Da Brugnaro intimidazioni per smantellare i servizi”.

“Il doppio obiettivo della Giunta Brugnaro è quello di determinare alienazione tra i dipendenti e di ottenere una graduale riduzione dei servizi, con l’idea che la pubblica amministrazione sia solo un soggetto regolatore. Nel Comune di Venezia siamo di fronte ad una fase di trasformazione profonda, ad un progressivo smantellamento di quel modello sociale che caratterizzava la città. E’ questa l’operazione contro la quale un sindacato ha il compito di agire: non a tutela di interessi corporativi, non solo a difesa di tutti i lavoratori, compresi quelli precari e degli appalti, ma anche a difesa del diritto dei cittadini a ricevere servizi pubblici. Tenendo dunque tutto assieme, rappresentando dunque una precisa visione di società”.

In molto meno di un anno è diventato uno degli ossi più duri per Luigi Brugnaro. Non a caso il primo cittadino lo ha già marchiato come ‘prossimo candidato sindaco di Venezia’: etichetta di politicizzazione che viene usata ormai di consuetudine, dal sindaco e dai suoi, per liquidare in modo sbrigativo ogni voce critica.

Daniele Giordano

Lui è Daniele Giordano, dal settembre scorso segretario generale dei lavoratori della Funzione Pubblica Cgil di Venezia e dal 2011 segretario veneto del comparto.
Giovane, 36 anni, ma con alle spalle un’esperienza già di peso nella segreteria nazionale della FP-Cgil, in qualità di responsabile degli Enti Locali, Giordano è tra i protagonisti principali di uno scontro che da mesi si sta consumando, a tutto campo, attorno ai dipendenti comunali.

Brugnaro ci va giù duro, forte della sua visione aziendalista e di un bacino di consenso particolarmente sensibile alla retorica che disegna tutti i lavoratori comunali come appartenenti ad una gigantesca sacca di clientelismo e parassitismo.
Il valtellinese Giordano, senza avere l’aspetto del barricadero, regge l’onda d’urto,  risponde colpo su colpo, e lo fa cercando di allontanare da sé ogni tratto che ha reso sempre meno credibile la figura del sindacalista, difensore esclusivo delle corporazioni e dei privilegiati.

Un duello che se si giocasse davvero sul terreno della sfida tra candidati sindaci, come immagina provocatoriamente Brugnaro, sarebbe decisamente al calor bianco.

Di certo, sul terreno dell’idea di città, nel senso di diritti e servizi, la sfida è già largamente aperta. E a livello comunale la tensione interna resta costantemente alta. Perché?

“A Luigi Brugnaro non si possono imputare tutte le colpe su tutte le questioni. Ma la sua natura, di uomo che non tollera il dissenso, sta creando un clima intimidatorio, con minacce costanti all’interno delle strutture comunali. Basti pensare che pochi giorni prima del referendum del 19 maggio scorso sul contratto integrativo (proposto dal sindaco e accettato dalla Cisl) ha convocato tutti i dirigenti e le posizioni organizzative, in un giro di incontri che è durato dalla mattina alla sera. Tutto questo per chiedere di disincentivare la partecipazione dei dipendenti alla consultazione. Non solo: ha cercato di boicottare quel referendum impedendo di utilizzare gli spazi comunali, alla Carbonifera e a Ca’ Farsetti, per insediare i seggi. La Carbonifera però è stata data all’Ordine degli Architetti per tenere le loro elezioni interne…”.

Un referendum dall’esito che tuttavia è stato schiacciante: a votare sono andati in 2.232, pari al 77,39% degli aventi diritto, ed il 98,5% di questi ha detto no alla proposta di Brugnaro. Segno che il grosso dei dipendenti non ha ceduto a quel clima minaccioso che lei denuncia…

“Sì, ma di quel voto Brugnaro continua a non tener conto (proprio in questi giorni le organizzazioni sindacali, tranne la Cisl, hanno presentato sulla vicenda un ricorso al giudice del lavoro, per comportamento anti-sindacale). A fronte di una diminuzione media delle retribuzioni di 250 euro, con dipendenti che in molti casi passano da 1.350 a 1.100 euro, la risposta è stata quella dei premi di produttività a pioggia, dati in modo discrezionale, con la retorica della meritocrazia ma che nulla hanno di meritocratico. Questo attraverso un’iniziativa come quella delle ‘Idee vincenti’, che si è risolta nella presentazione, da parte dei dipendenti, di una serie di progetti descritti con una manciata di parole e a dir poco generici (“Idee che a leggerle fanno anche sorridere. Ha ottenuto 555 euro chi ha proposto di utilizzare interruttori crepuscolari per la regolazione dell’illuminazione degli uffici. Interruttori che su internet si comprano a circa 10 euro l’uno. E 780 euro di premio, ciascuno, sono andati ai due ideatori degli stivali per l’acqua alta con il logo del Comune da vendere ai turisti” – da La Nuova Venezia del 31 maggio). Un’iniziativa che ha distribuito 426 mila euro, che ha provocato una valanga di ricorsi e sulla quale abbiamo presentato un esposto alla Corte dei conti che sta indagando sul danno erariale”.

In quali episodi ha preso corpo in questi mesi il ‘clima minaccioso’?

“Parto da una considerazione. Nella visione di Brugnaro il dipendente comunale è il suo dipendente: deve fare quello che dice lui, a prescindere dall’interesse pubblico. Il presupposto che lo anima è che la macchina comunale sia popolata di dipendenti che non agiscono in modo imparziale. L’idea che il dipendente pubblico garantisca i servizi, al di là del colore politico delle amministrazioni, non abita nemmeno nell’anticamera del suo cervello. Questo produce marginalizzazioni dei dipendenti e conseguenze restrittive che incidono sui diritti e sui servizi. Produce rigidità, come l’introduzione dell’obbligo di prendere ferie, e non il permesso, per fare una visita medica. Stessa cosa, addirittura, anche per chi deve sottoporsi a terapie salva-vita”.

Lei intende dire che aleggia uno spirito punitivo, a sfondo politico, nei confronti dei dipendenti che non chinano il capo?

“Per quanto riguarda ad esempio l’ambito del sociale, questa amministrazione è convinta che si tratti di un covo di estremisti pericolosi, da smantellare. Ma, tra i casi più eclatanti, si è palesato un accanimento nei confronti delle educatrici del Comune, che per prime si sono ribellate alle sue scelte e che ora vengono tartassate perché considerate come oppositrici politiche. Non solo l’amministrazione poteva assumere personale già nel 2015 e ha invece deciso di lasciare a casa 36 educatrici. Ora, ogni mattina, viene fatta la verifica di quanti bambini sono presenti nelle varie scuole. E alla bisogna, anziché utilizzare le supplenze, la dirigenza sposta le addette da una parte all’altra del territorio comunale, creando stress e disagio sia tra il personale che tra i bambini. In questo scenario, l’estensione del servizio alle 17 ha inoltre portato ad una minore compresenza delle maestre, ad una minore attività didattica e dunque ad una minore qualità del servizio. Una tendenza che trasforma le educatrici in badanti dei bambini. Voglio però anche ricordare la vicenda della scorsa estate, quando si tennero quei colloqui-selezione con il personale educatore, in vista di possibili assunzioni: una delle domande era se fossero disponibili a non iscriversi al sindacato…”.

Il sindacato visto come ostacolo da rimuovere?

“A memoria non mi risulta che un sindaco abbia mai scritto una lettera, di fatto intimidatoria, a 3.000 lavoratori durante il periodo delle valutazioni. Una lettera di denigrazione delle organizzazioni sindacali, nella quale si parla di ‘interpretazione arcaica della rappresentanza dei lavoratori da parte di qualche singolo sindacalista, che, veicolando messaggi falsi e tendenziosi, cerca sempre, solo e comunque la contrapposizione’ e di ‘indisponibilità concreta dei vari sindacalisti di condividere e accompagnare – anche attraverso una normale trattativa e discussione – la legittima scelta politica di questa nuova Amministrazione di puntare sul merito e sui risultati’.
Senza tralasciare di sottolineare quelli che secondo lui sono i ‘veti continui di alcuni sindacalisti politicizzati, addirittura schierati apertamente alle ultime elezioni contro questa stessa Amministrazione’.

La partita sui precari è quella che ha tenuto maggiormente banco in questi mesi.

“La scelta di lasciarli a casa (80 lavoratori, più altri 39 che sono in scadenza) sta provocando disservizi, a partire dall’ambito socio-assistenziale ed educativo, ma anche in realtà come quella dell’anagrafe di Marghera dove, con due addetti in meno, si riduce nettamente l’efficienza. Eppure le condizioni per stabilizzare c’erano e ci sono ancora tutte. La riforma Madia consente la stabilizzazione, aperta anche a chi non collabora più, purché in servizio alla data di entrata in vigore della legge delega (del 28 agosto 2015). I requisiti sono i 36 mesi e il concorso, cosa che la riforma consente di fare prevedendo posti proprio riservati ai precari. Non solo: il provvedimento consente di spendere più risorse per la stabilizzazione. Ma Brugnaro, malgrado il Comune abbia tutti gli strumenti per realizzare questa operazione nel triennio 2018-2020, ha detto no”.

I fronti caldi sono molti. Vuole fare una breve panoramica?

“La Polizia Municipale sta diventando una sorta di corpo militare del sindaco che lo ha plasmato in forza di sicurezza urbana, vedi i cani anti-droga. Tutto questo in nome della propaganda. Ma in questo modo viene ad indebolirsi il compito principale che è quello del controllo amministrativo del territorio, dal rilievo delle irregolarità sul fronte dell’accoglienza turistica fino alla gestione del traffico. Inoltre le selezioni per le assunzioni annuali e stagionali si sono rivelate un mezzo flop: non è che la gente non abbia voglia di lavorare. Va detto semmai che se si assume personale in formazione lavoro, praticamente 12 mesi sotto osservazione, e se si tiene la selezione degli stagionali a giugno inoltrato, chiaramente mancano le condizioni e l’attrattiva. Per quanto riguarda le Municipalità è in atto un processo di accentramento delle competenze. Questo ha avuto come risultato che molti lavoratori delle Municipalità siano in attesa di nuova collocazione. Non da ultimo il Casinò: una vertenza, legata alla riorganizzazione, che è al muro contro muro e che è stata affrontata con comportamento anti-sindacale da parte del Comune, condannato per aver sostituito ad inizio anno i dipendenti in sciopero con i dirigenti. Nel frattempo Brugnaro, che sosteneva che Actv e Veritas erano dei colabrodo, non sta mettendo le mani sulle municipalizzate. E non è un caso – dice Giordano con una punta di sarcasmo – che in queste realtà la situazione non sia al momento conflittuale. Un ultimo dato, visto che si parla di risparmi, è quello sui costi legali: il numero dei contenziosi è esploso e sicuramente questo non è un fattore di economicità per le casse comunali”.

Come si può uscire da questa situazione di conflitto che appare al limite dell’insanabile?

“Penso sia essenziale aprire in città un dibattito civico, che metta a confronto idee e visioni di città. Invece al momento non c’è una discussione che avversi e nemmeno sostenga le idee di Brugnaro. Manca insomma un dibattito reale. E questa è un’assenza non di poco conto”.

  2 comments for “Venezia, dipendenti comunali. Giordano (Cgil): “Da Brugnaro intimidazioni per smantellare i servizi”.

  1. Lavoratori Civici Musei Veneziani
    29 giugno 2017 alle 16:25

    Vorremmo parlarvi di un altro potenziale disastro sociale innescato dal sindaco,cioè quello dei Civici Musei veneziani.L’appalto per i servizi di guardiania biglietteria ecc è molto ghiotto e Fondazione Musei (più realista del Re,cioè Brugnarista)e Comune(cioè Brugnaro)ha da subito innalzato un muro contro di noi,sfigatissimi lavoratori esternalizzati ,facendoci un po’ passare per fannulloni un po’ per esagitati ma in sostanza negandoci la clausola sociale che ci garantirebbe il mantenimento del posto di lavoro.Siamo circa quattrocento e ci siamo attivati seriamente e sindacalmente e disperatamente(qualcosa esce sui giornali,anche oggi un trafiletto:ma non troppo,per carità) .Molti di noi sono passati a USB ,una realtà sindacale combattiva e in ascesa,ma comunque è difficile la lotta contro il padrone delle ferriere,specie se te l’ha giurata.Purtroppo non abbiamo altra scelta che lottare:siamo centinaia di persone,cioè centinaia di famiglie…siamo quasi tutti di mezza età e senza altre prospettive lavorative .Fortuna che Brugnaro nei suoi poster elettorali parlava di lavoro…sarebbe comico se non fosse tragico !

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    • 29 giugno 2017 alle 17:32

      Sono al corrente della vicenda. Parliamone. Contattatemi in privato via messenger per raccontare la vostra situazione.
      Il mio profilo FB è aperto.

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