PD Venezia. Monica Sambo: “Usciamo dal torpore. Il tempo che resta per ripartire è pochissimo”.

“La verità è che dal dopo-Orsoni ad oggi il PD e il centrosinistra a Venezia non si sono più rialzati. A distanza di tre anni siamo ancora sotto choc, come addormentati. Il tempo che resta per costruire e ricostruire è pochissimo: bisogna risvegliarsi dal torpore”.

Monica Sambo

A suonare la carica è la consigliera comunale del PD, Monica Sambo.
 Il suo non è un attacco da ‘pasionaria’, pronta a fare sfracelli contro il suo partito. Non è questo il suo registro. Anzi, per lei “il PD è il partito in cui continuo a credere. Sono stata eletta con questa lista e con un preciso programma. E vado avanti coerentemente con quelle scelte”. Però, dopo due anni di corride a Ca’ Farsetti, ‘catapultata’ con 500 preferenze e poca esperienza contro il toreador Brugnaro e la sua torcida fucsia, il suo ciclo di palestra, di spalle che si fanno più larghe e di abitudine ai polsi che tremano, lo ha ampiamente fatto. E un nuovo ciclo lo ha appena inaugurato nei giorni scorsi, con l’ingresso nel Consiglio Metropolitano, in sostituzione di Alessandro Quaresimin, ex sindaco di Salzano.

Quanto basta per suonare appunto la carica e, soprattutto, per chiedere di aumentare le forze. “Perché – spiega Sambo, classe 1985 – malgrado ci sia l’aiuto degli iscritti, della segretaria e dei circoli, si sente che manca la comunità del partito. Parlo almeno per me: spesso c’è l’impressione di andare avanti come gli arieti, ma con nessuno alle spalle”.

Quattro consiglieri PD e, alle loro spalle, il vuoto o quasi: come se lo spiega?

“In parte ciò è dovuto al fatto che una parte di dirigenza è venuta meno, tramontata o uscita dal partito. A fronte di ciò non c’è stato un lavoro di ricostruzione di una nuova classe dirigente. Nessuna area del PD vi ha provveduto. Sì, certo, ci sono tanti bravi amministratori, tante brave persone e tanti bravi segretari di circolo. Ma manca in questo momento chi riesce a governare il partito, sia a livello comunale che provinciale. C’è un attivismo che si anima solo nei periodi elettorali. C’è un accenno di lavoro di ascolto con la città, ma manca tutta quella parte costruttiva, propositiva che deve essere comunicata ed emergere all’esterno”.

Manca dunque una sponda politica al vostro lavoro istituzionale?

“Non c’è sponda perché manca una vera comunità e senza quella non è possibile fare sintesi politica. Oggi la politica è molto a trazione individuale. Noi stessi consiglieri comunali del PD siamo persone dagli orientamenti completamente diversi l’uno dall’altro. Ci sono dunque delle inevitabili esigenze di coordinamento alle quali il partito dovrebbe saper rispondere e anche noi potremmo sicuramente fare di più. Quando mancano la comunicazione ed il coordinamento manca proprio il senso di partito”.

E il PD nazionale? Quali segnali di attenzione ci sono stati dal dopo-Orsoni ad oggi?

“Direi che Renzi non ha minimamente dato una mano a Venezia. Anzi, dopo aver detto in campagna elettorale che a Venezia il PD aveva fallito, si è ripresentato qui solo per stringere quel Patto per Venezia con Brugnaro che aveva dei precisi scopi propagandistici, in vista del referendum costituzionale. Il PD nazionale non si è mai confrontato con quello locale e questa è una mancanza che si sente. Oggi, come tre anni fa, quando cadde Orsoni e i nostri amministratori furono costretti ad andare in Friuli per parlare con Debora Serracchiani, si percepisce l’abbandono”.

L’assenza si percepisce anche guardando al tema destinato a tenere banco nei prossimi mesi: il referendum sulla separazione amministrativa tra Venezia e Mestre…

“Penso sia un problema il fatto che non ci sia ancora un dibattito scevro da preconcetti nel partito. Personalmente ho anche io alcuni dubbi sulla legittimità del referendum ma ho sempre sostenuto l’idea che sia una cosa buona se ai cittadini viene data la possibilità di esprimersi. Ed è per questo che ho votato contro il parere negativo del Comune. Non penso che tutte le valutazioni anti-separatiste debbano basarsi sul nodo della legittimità.

Lei è pro o contro la separazione?

“La divisione a due non mi convince: credo abbia più senso l’accorpamento tra alcune Municipalità e, contemporaneamente, il riconoscimento a Venezia di strumenti e poteri di maggiore autonomia ed autogoverno. Detto questo, è chiaro che lo scenario attuale, con le Municipalità svuotate e la Città Metropolitana che non decolla, a causa di una legge non del tutto chiara e per colpa della Regione e dello stesso Brugnaro che nei fatti, a dispetto delle parole, non ha attivato un percorso partecipato con i territori, non si può negare che le pretese dei separatisti siano giuste. Anche sulla Città Metropolitana ci vorrebbe un maggior lavoro di raccordo tra chi sta nell’istituzione e il partito”.

E anche sulle grandi navi il PD continua a navigare a vista…

“Prendo intanto atto che sulla nomina del presidente dell’Autorità Portuale il PD locale non ha toccato palla. Io sono tra chi sostiene che non si debba scavare in laguna e che questo territorio ha già ampiamente pagato in termini di dazio ambientale, vedi Porto Marghera. Per il resto bisogna capire una volta per tutte che oggi stiamo decidendo cose che tra 10-20 anni non risolveranno il problema. Il gigantismo navale prosegue infatti spedito e chiederà a Venezia un conto sempre maggiore per la propria presenza. Le soluzioni che credo debbano essere tentate sono il porto off-shore o la valorizzazione di una crocieristica con stazze minori”.

Qual è il suo giudizio sui primi due anni di Giunta Brugnaro?

“Brugnaro è un uomo molto fortunato. E’ arrivato dopo che il Commissario ha provveduto a sistemare non poco i conti e con un patto di stabilità che non è più soffocante come nel recente passato. Però, malgrado queste fortune, non sta brillando per risultati. A Mestre taglia nastri di interventi voluti e portati avanti dalle precedenti amministrazioni, ma per il resto non c’è traccia di opere pubbliche o di azioni sociali: lo spaccio è aumentato e sul territorio comunale sono aumentati i casi di tossicodipendenza, soprattutto legata all’eroina. Peccato che il cane kuma recuperi marijuana. A Venezia intanto sta facendo grandi spot. Sul fronte del turismo al massimo funziona il contaturisti, ma sugli alberghi e sulla questione delle deroghe al blocco dei cambi di destinazione d’uso la situazione è allarmante”.

E per quanto riguarda la macchina comunale?

“Siamo allo sbando e allo stallo completo. Per far funzionare bene la macchina bisogna incentivare, dare degli obiettivi ai lavoratori. La riorganizzazione – dice Sambo, che si sta specializzando in diritto del lavoro – ha avuto come conseguenza il fatto che ci siano uffici completamente fermi, come ad esempio quelli che si occupano di edilizia. C’è poi una cieca volontà di accanimento sui lavoratori, cosa che sta vanificando l’enorme potenziale di interi settori specializzati che operano all’interno del Comune, con livelli di altissima formazione e preparazione”.

Brugnaro e i conflitti di interesse: è una battaglia politica da fare come opposizione?

“E’ una battaglia che bisogna continuare a fare, sebbene manchi una legge nazionale in materia. In altri Paesi Luigi Brugnaro non avrebbe potuto candidarsi o sarebbe decaduto. Ad oggi il problema è etico e non ancora legale. Se pensiamo che sulla vicenda del terreno dei Pili, Brugnaro sindaco e proprietario gioca il doppio ruolo nelle cause con il Comune, è chiaro che siamo di fronte ad una situazione inconcepibile. In generale da una figura come la sua possono nascere in ogni momento situazioni di contaminazioni tra scelte pubbliche e risultati privati. Purtroppo anche queste vicende stanno diventando normalità. C’è molta apatia nell’opinione pubblica: nemmeno lo scandalo Mose ha risvegliato una coscienza diffusa e gli anticorpi restano insufficienti. A riprova di questo basti vedere come sia passata nella sostanziale indifferenza la vicenda dei parenti dei consiglieri comunali fucsia che sono stati nominati nelle società partecipate. La legge lo consente, ma ci sono principi di trasparenza della pubblica amministrazione che vanno oltre la mera legalità. Almeno dovrebbero. Probabilmente altrove ci sarebbe stata una reazione più forte. Probabilmente lo scandalo Mose ha prodotto un effetto contrario e l’idea che siccome ‘tutti rubano e Brugnaro invece ha i soldi, allora va bene tutto ciò che fa Brugnaro’. Ma non è così, non può essere così”.

Come si costruisce l’alternativa a Brugnaro?

“C’è la necessità di uscire dal torpore, di ritornare con una presenza in città, nei singoli territori, con proposte operative. Nel tempo è stato perso molto contatto con tante realtà, soprattutto in terraferma. Non abbiamo saputo comunicare le tante cose fatte, soprattutto nel sistema del welfare dove per anni le amministrazioni di centrosinistra hanno saputo colmare i deficit nazionali e regionali nell’ambito sociosanitario. Bisogna ripartire da quanto di buono è già stato fatto: se penso che Brugnaro e i suoi propagandano pure la festicciola all’asilo, noi davvero dobbiamo finirla con questo nostro letargo. E bisogna ricostruire una rete di persone e di proposte che non possono rimanere isolate e legate alle singole volontà”.

Lei, più che della ‘pasionaria’, ha le caratteristiche del ‘pontiere’. Dialoga con tutti senza irreparabili conflittualità: dai no grandi navi fino ai renziani, malgrado si sia schierata con Andrea Orlando all’ultimo congresso del PD. Secondo lei quale dovrebbe essere il rapporto tra PD e il civismo veneziano?

“La politica da sola non basta più. Il rapporto con il civismo serve, eccome. La società è cambiata e i partiti non sono stati in grado di rimanere al passo. Mi rendo conto che a Venezia molti gruppi civici non abbiano particolare simpatia per il PD ma spero che, con la volontà di ambo le parti, si arrivi in un prossimo futuro a questa sorta di melting pot”.

Dopo la pausa estiva quale fase si apre?

“Mi auguro, e so che questa è l’intenzione della segreteria, che da settembre il PD inizi davvero quel lavoro di ricostruzione e costruzione, indispensabile per creare un’alternativa a Brugnaro. Per quanto mi riguarda, anche alla luce del nuovo ruolo in Città Metropolitana, ho deciso che girerò con una certa intensità tutto il territorio veneziano. Ho un grande amore per Venezia, la mia città, ma ritengo sia indispensabile che le battaglie e le proposte vadano fatte cercando di coinvolgere anche i cittadini di un’area vasta, di terraferma, dove c’è una vivacità associativa che merita di essere intercettata e coltivata, e della provincia. Solo così potremo ritornare ad essere politicamente credibili e competitivi”.

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