Brugnaro e la condanna del giudice del lavoro. Lo stallo di chi non vuole mediare.

La condanna del Comune di Venezia per comportamento antisindacale e l’annullamento del contratto decentrato che l’Amministrazione aveva varato nei mesi scorsi, con il solo benestare della Cisl, va oltre la rivincita delle altre sigle sindacali che immediatamente fecero ricorso e di quei 2.232 dipendenti comunali (il 77% del totale) che, con un referendum interno, dissero NO alla proposta di Brugnaro.

Se la soddisfazione di chi ora si vede riaprire la partita è più che comprensibile, questa decisione della magistratura conferma e rafforza tuttavia le preoccupazioni sul tasso di democrazia, profondamente deficitaria in termini di ascolto e mediazione, che si è instaurata nel palazzo comunale.

La prima preoccupazione sta nel chiedersi se a questo punto la magistratura sia davvero l’ultima diga rimasta rispetto all’irruenza di Luigi Brugnaro. Se non c’era la giudice del lavoro Chiara Coppetta Calzavara o chi per essa, chi altro avrebbe avuto la forza di imporre uno stop? A cascata, il secondo punto interrogativo si lega ad una semplice domanda: quanti altri atti da strappo di questa amministrazione, magari sottaciuti o accettati supinamente, vanno e andranno oltre la legittimità, andando così a ledere i diritti?

Quando a regolare il funzionamento di un’amministrazione su vicende di un certo rilievo, intervengono ripetutamente i giudici (il Comune è già stato condannato per comportamento anti-sindacale per aver sostituito ad inizio anno i dipendenti del Casinò in sciopero con i dirigenti. Il tribunale di Venezia ha inoltre bloccato il tentativo di chiusura, da parte del Comune, del gruppo europeo di interesse economico Marco Polo System g.e.i.e. che ha sede al Forte Marghera. Nel contempo è in crescita il numero dei contenziosi e dunque l’esposizione al pagamento di spese legali.) significa che di certo qualcosa non gira nel modo giusto.

L’approccio politico di Brugnaro, basato essenzialmente sull’ossessionante messaggio del fare piazza pulita di ‘privilegiati’, ‘ sfaccendati’ e beneficiati dalle clientele del passato, rischia non solo di fare di ogni erba un fascio, ma di incartare lo stesso paladino in un ‘uno contro tutti’ che produce stallo. Le sconfitte che il sindaco comincia ad inanellare sono una sorta di invito allo slittamento di ogni risoluzione delle questioni cittadine dal livello politico a quello giudiziario.

stallo

Fatta salva la moglie Stefania, che in molti danno come figura sempre più determinante in qualità di stretta consigliera, attorno a Brugnaro c’è il vuoto. E forse, più che l’opposizione debole o non sufficiente, a determinare questo vuoto è la sua stessa corte, composta di persone largamente accontentate e che difficilmente, per mancanza di spessore o di coraggio, riusciranno a raddrizzare la condotta a testa bassa del primo cittadino.

In questo scenario, il rischio di uno stallo generale, non solo relativo al funzionamento della macchina comunale ma allargato alla complessità delle decisioni da assumere, ha una sua concretezza. Se la democrazia è in larga misura dialogo ed ascolto, Luigi Brugnaro farebbe bene ad ascoltare i campanelli d’allarme, a partire dall’ultimo, suonato dalla giudice del lavoro.

Spesso, in politica e nell’amministrare, l’andare avanti a spron battuto può risultare ben più lento e paralizzante rispetto alla fatica di investire nella pazienza della mediazione.
Converrebbe a lui. Converrebbe soprattutto alla città.

  3 comments for “Brugnaro e la condanna del giudice del lavoro. Lo stallo di chi non vuole mediare.

  1. Patrizia PENSA
    5 agosto 2017 alle 20:22

    Non riesco s capire perché nessuno VOGLIA fermare Luigi Brugnaro, l’uomo che ha rovinato la vita alla sottoscritta ed ad altre più di 100 famiglie di precari storici. Definisce i lavoratori privilegiati e racconandati. L’unico privilegiato e raccomandato è lui. VOGLIO, POSSO E COMANDO, ha ragione ancora prima di parlare. BASTA! TRATTA TUTTI COME SUDDITI, TOGLIETELO DI TORNO. VOLERE È POTERE.

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  2. collega di tutti
    9 agosto 2017 alle 10:20

    La democrazia secondo Brugnaro, il pascià………….dal Gazzettino di oggi………..

    http://www.ilgazzettino.it/pay/venezia_pay/atto_di_forza_del_comune_sul_contratto_bocciato-2609313.html

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  3. Patrizia Pensa
    13 agosto 2017 alle 15:36

    http://www.veneziatoday.it/politica/brugnaro-libri-consigliati-avversari-politici.html

    in risposta ai libri consigliati dal Sindaco Brugnaro, alla meritocrazia??????????????? ed ai fannulloni

    Chiamalo amore…!!!!
    Sindaco Brugnaro,
    Questa frase è rivolta a Lei.
    Ha dichiarato di essersi candidato sindaco di Venezia per amore di questa città. Che tipo di amore è?
    Di Venezia si deve amare tutto e l’amore è felicità. L’amore è dare! Nel dare si coglie la felicità di chi riceve.
    Lei in nome di questo amore che cosa ha consentito a questa città ed ai suoi cittadini? I SUOI CITTADINI LI SFOTTE E LI OFFENDE, A CHI CHIEDE CASA RISPONDE: “VOGLIONO LE CASE GRATIS E CHE SI RIVOLGANO AD UNO DEI COMITATI SORTI SE VOGLIONO PROTESTARE”. QUESTO E’DISPREZZO PURO. SI STIMANO 5.000 ALLOGGI PUBBLICI CHIUSI. Le faccio una domanda a caso. Come funziona l`amministrazione comunale in funzione del Suo amore?
    Mi do la risposta: – in funzione del Suo amore si rifiuta di dialogare con le sigle sindacali (PARTI TRATTANTI ISTITUITE IN OGNI ENTE PUBBLICO) e, non rispetta le decisioni dei giudici, in nome del Suo amore la sottoscritta e più di cento precari storici sono senza lavoro, in nome del Suo amore Lei ci ha danneggiato con offese di fannulloni e raccomandati da amici degli amici. Adesso faccia nomi e cognomi di chi sono. Controlli il mio fascicolo e risponda pubblicamente se la sottoscritta è RACCOMANDATA E, DI CHI SONO AMICA, CONTROLLI LE MODALIA’ DELLE MIE ASSUNZIONI E LE PROVE D’IDONEITA’ SOSTENUTE, CONTROLLI IL MIO OPERATO, SI INFORMI DAI MIEI SUPERIORI SE IO SONO STATA UNA FANNULLONA O UNA CHE LAVORAVA CON COSCIENZA, AMANTE DEL SUO LAVORO COME LO SONO TUTTI I MIEI COLLEGHI PRECARI STORICI.
    IN NOME DEL SUO AMORE CON DELIBERA DI GIUNTA N. 12 DEL 30.01.2017 E DELIBERA N. 124 DEL 29.06.2017 LEI SI E’ INVENTATO DUE NUOVI PROFILI PROFESSIONALI CATEGORIA B3 PER INDIRE DEI CONCORSI SOLAMENTE PERCHE’ CE L’HA GIURATA E RIPETUTA, ANCHE IN UN’INTERVISTA A TELEVENEZIA HA DICHIARATO CHE I PRECARI SE GLI SCEGLIE. NON VUOLE NOI! MENTRE LA LEGGE DELLO STATO, CHIAMATA MADIA CHE LEI NON CONSIDERA, CI DA’ IL DIRITTO CHE CI SIAMO CONQUISTATI DURAMENTE, ESSERE ASSUNTI IN ORGANICO, DOPO AVER DATO PER ANNI PIU’ DI QUANTO DOVEVAMO.
    In nome del Suo amore è in pericolo il posto di lavoro dei 453 lavoratori museali, in nome del Suo amore le maestre dei nidi sono in super lavoro a scapito della sicurezza dei nostri bimbi e non intende assumerne, Venezia non è nemmeno strutturata per favorire la maternità delle donne che lavorano, in nome del Suo amore i servizi essenziali ai cittadini sono stati chiusi.
    L’amore si difende ma, non è da noi che lo deve difendere, noi che abbiamo investito la nostra semplice vita su questo lavoro.
    Suvvia, abbiano i nostri meriti, siamo persone semplici con esigenze concrete ed essenziali, abbiamo regole morali che ci consentono l’equilibrio emozionale e la dignità del nostro operato lavorativo. Amare una città vuol dire creare bene sociale nella comunità, Lei lo sta facendo? Creando disoccupazione, Lei distribuisce disperazione, emarginazione ed esclusione sociale, che si chiama “miseria”, ne va della stessa economia non solo locale, dell’Italia tutta.
    Il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha firmato il decreto di riconoscimento come area di crisi industriale complessa per l’intero territorio del comune di Venezia.
    DOVE LO CERCHIAMO UN LAVORO? COME CE LO INVENTIAMO UN LAVORO?
    Strano questo Suo amore, ha dei codici che non comprendo.
    Non Le permetto di offendermi come cittadina e lavoratrice, e la Sua figura istituzionale dovrebbe imporre l’esempio, il rispetto, la morale e la rettitudine verso tutti, non offese e disprezzo gratuito.
    La parola “fannulloni” come è definita dalla giurisprudenza?
    Lei non è il Sior Todaro paron de sta città che rispondeva solo se chiamato PARON, SI RICORDI CHE LEI RAPPRESENTA LO STATO E CON L’ARROGANZA CON CUI RISPONDE DANNEGGIA LE ISTITUZIONI, CREA MALESSERE E MANCANZA DI CREDIBILITA’.
    LE RICORDO CHE IL SINDACO RAPPRESENTA LA CITTA’, E’ STATO ELETTO CON I VOTI DEL POPOLO AD AMMINISTRARE COME “UN BUON PADRE DI FAMIGLIA”, NON E’ STATO ELETTO COME REGNANTE DAI POTERI ASSOLUTI.
    L’amore è testimone di vita in ogni sua forma non testimone di disprezzo e di morte. L’amore è collante non mannaia.
    L’amore impedisce che questa città si spopoli, per amor del cielo, non è tutta colpa Sua ma, tra Venezia e Mestre RIPETO, si stimano 5.000 alloggi pubblici vuoti, le ricordo le famiglie o le persone in stato di necessità che vengono ospitate in strutture perchè senza casa, costano all’amministrazione.
    Venezia sarebbe certamente come Dubai se si applicassero le sanzioni a 360 gradi.
    Come si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare, non per i nostri figli (Sue promesse futuristiche) per chi c’è adesso.
    Sono qui Signor SINDACO A SUA DISPOSIZIONE, PRONTA PER UN CONFRONTO E UN DIALOGO LEALE NON MI NASCONDO DAVANTI A NIENTE.
    Patrizia Pensa

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