Murano, turismo e denaro. Il racconto di un venditore di vetri.

“Pronto, Hotel XYZ. Bella famiglia di Israele parte ora con il motoscafo 121”.
“Ciao, coppia di americani in luna di miele. Arriva con il 164”.
“Hola! 54 spagnoli tra 20 minuti !”.

vetro murano

Sono passati oltre vent’anni ma il sistema me lo ricordo ancora. Per tre anni ho fatto il contabile. A Murano, in una delle tante sale di esposizione dotate di fornace per le dimostrazioni del maestro vetraio: un cavallino, un bicchiere, qualche minuto di spiegazione sulle tecniche artistiche e poi dentro, in questi grandi saloni pavimentati di moquette, condizionati come frigidaire e pieni zeppi di lampadari, specchi, tavole imbandite di oggetti luccicanti e scaffali di vetro ricolmi di pezzi di vetro. Sculture e sculturine, scacchiere, set di bicchieri, set di tazze e tazzine, da the e da caffè, vasi e vasetti, collane e braccialetti, murrine e pagliacci multicolor, delfini e pesci, Madonne e Gesù Cristi. Una processione quotidiana. Di famiglie spedite dai portieri d’albergo, di gruppi in sbarco dai lancioni gran turismo, di coppie raccattate in piazza San Marco, di comitive di spagnoli, di comitive di orientali comprati come pacchetti delle agenzie turistiche che avevano a loro volta nel pacchetto la visita a Murano. Di guide turistiche, motoscafisti e capitani di lancione, tutti con il palmo della mano aperta per ricevere il loro obolo di ingresso. Tra le mani mi sono passate valanghe di yen, dollari, franchi, marchi e pesetas, scontrini e cedolini di carte di credito che a quel tempo si compilavano ancora a mano passandoli per una sorta di macchinetta timbratrice. E poi tanti ordini di spedizione, bollettini postali e bollettini di corrieri espressi. E poi tante cifre, fatture, percentuali, sconti, incassi, stipendi e provvigioni. Bianco e nero.
Sono passati vent’anni ed oltre.

Quel sistema è cambiato?

“Proprio per niente, anzi”.

A rispondermi uno dei venditori che lavorano nelle sale di esposizione muranesi. La sua esperienza, a parte qualche pausa, dura da una quindicina d’anni. Quella dei venditori a Murano è una categoria che poco ha a che vedere con i classici commessi. Almeno per le paghe medie che riescono a portare a casa.

“Io sto sopra i 3.000 mensili, qualche fuori busta compreso, e lavoro 10 mesi. Parlo cinque lingue. Ma c’è chi guadagna a livelli da manager o dirigente, anche sopra i 100 mila euro all’anno. Il mercato dei venditori a Murano è un po’ come quello dei giocatori di calcio. Ad ogni stagione si contratta, si strappa qualcosa in più o si cambia squadra. Ovviamente quella che offre di più”.

Il ‘gol’ più bello?

“Una scacchiera, venduta per 72 mila euro ad un cliente di Newcastle. Se non sbaglio era il 2003”.

Come si fa a vendere una scacchiera di vetro a 72 mila euro?

“Parliamo in questi casi di persone con ampie possibilità di spesa. Però è evidente che il nostro lavoro fa leva anche sulla larga ignoranza che c’è sul vetro. Quella vendita la portai a casa dopo un paziente gioco di spiegazioni e trattative, cosa che piace molto ad una certa clientela. Alla gente ricca piace rimanere ipnotizzata. Non nascondo di aver detto una bugia decisiva: dissi che la scacchiera era stata ideata da un designer di fama mondiale. E la vendita si chiuse”.

Di fatto non esistono prezzi fissi…

“No. Ogni cliente, sullo stesso prodotto, ha un suo prezzo. La capacità del venditore deve essere quella di saper indovinare le capacità di spesa di ognuno e di trarre il massimo incasso possibile. Chiaramente non si può partire da una cifra e accordare uno sconto eccessivo che risulterebbe ingiustificato e dunque sospetto”.

C’è un mercanteggiare basato sulla furbizia dunque…

“Diciamo che a me non piace imbrogliare i turisti. Però a quelli ricchi gli sta anche bene se a loro sta bene così… Non dimentichiamoci che stiamo parlando davvero del regno del superfluo”.

In questo regno del superfluo quali sono gli incassi?

“Io lavoro in una delle vetrerie più grosse. Mediamente queste incassano almeno 50 mila euro al giorno. In generale, quotidianamente, nessuno fattura meno di 10-15 mila euro”.

L’ignoranza del cliente, il mercanteggiare, i prezzi fatti su misura: non c’è odore di truffa?

“Nelle realtà più piccole il rischio truffa è sicuramente più alto, soprattutto per i prezzi di vendita sproporzionati. Succede che quei clienti che da Murano tornano a Venezia se ne accorgano: vanno a San Marco e magari vedono nelle vetrine, a metà prezzo, la stessa cosa che hanno comprato un’ora prima. A quel punto chiedono di stornare la vendita”.

Di questo giro di denaro beneficiano anche gli apportatori di clienti, quelli che spediscono i turisti nelle vetrerie: dai portieri d’albergo ai motoscafisti e ai ‘batidori’ (intromettitori) di piazza. In quale misura partecipano alla spartizione della torta?

“I portieri dei grandi alberghi si attestano sul 30% di provvigione su ogni vendita. Gli altri, come i motoscafisti, i ristoratori o le guide, possono accordarsi anche sul 15-20%. Ma in questa torta si sono affacciati sempre di più i gestori di bed & breakfast e chi affitta gli appartamenti. Il forte aumento della ricettività ha di conseguenza aumentato gli apporti di clientela e di interessi”.

Un giro di interessi e di provvigioni alla luce del sole?

“In parte sì, in buona parte no. Le buste girano”.

Un sistema che, se regge da decenni, è evidentemente fuori controllo…

“Di controlli della Guarda di Finanza ce ne sono. Ma un’altra storia è il capire se interessa davvero andare fino in fondo alle cose. Il sistema è tollerato perché ha sempre dato lavoro a molte persone e tiene in piedi l’artigianato muranese, al netto delle truffe che possono esserci attorno all’autenticità dei prodotti. Su una cosa non ci si deve prendere in giro: c’è chi si riempie la bocca con la parola imprenditoria. Ma a Murano, nella quasi totalità dei casi, non esiste imprenditoria. L’imprenditoria è altro. Semmai c’è lo sfruttamento della città e di chi la visita. Si pensa solo ad arraffare il più possibile”.

  4 comments for “Murano, turismo e denaro. Il racconto di un venditore di vetri.

  1. siora beta
    11 agosto 2017 alle 19:18

    A questo “signore” non piace imbrogliare ma lo fà e continua a farlo. Complimenti, bella confessione! Che penitenza merita? Lo descrive come rubasse la marmellata dalla credenza di mamma. Tiriamo fuori dal cassetto un tema che ormai interessa poco, appartiene ad un mondo quasi scomparso. Un mondo che conosco bene. Almeno abbiate il pudore di tacere.

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    • 11 agosto 2017 alle 21:51

      E perché tacere? Si tratta di un mondo vivo e vegeto. Altro che scomparso. In questo racconto non c’è ipocrisia e neppure falso moralismo. Tacere è la cosa più inutile che si possa fare.

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      • Patrizia P
        12 agosto 2017 alle 7:54

        Lei parla di ipocrisia e moralismo, io parlo di legalità, si è sempre saputo tutto e non si mai rimediato a niente. È in mondo di schifo ancora attivo certo ma non c è più il “giro” di un tempo. Per fortuna

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  2. Xxxxxxx
    12 agosto 2017 alle 6:01

    Per fare un “lavoro” del genere non devi proprio averne di “morale” nel DNA altrinenti nonci riesci.

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